Covid-19, siamo quasi come a inizio febbraio: l’analisi dei dati

Covid-19, siamo quasi come a inizio febbraio: l’analisi dei dati

Ermete Labbadia, laureato in Economia e Commercio con una tesi in Statistica, ci sta aiutando ormai da diverse settimane a fare luce tra i vari dati dell’emergenza Covid-19 che continuano a giungerci tutti i giorni dai media locali e nazionali. Un’analisi dei dati che quest’oggi ci dice che adesso i numeri sono simili a quelli di inizio febbraio. Ma vediamo il perché.

Il numero medio di chiamate per motivi infettivi o respiratori al 118 della Lombardia – spiega Labbadia – è stato nella settimana dal giorno 1 al 7 maggio di 335,29, di poco superiore al periodo 1/ 7 febbraio, quando le chiamate furono in media 322,29. 

In 3 aree su 4 a maggio il numero è leggermente superiore a maggio rispetto a febbraio. Nell’area Como/Lecco/Varese  è 59 (prima settimana di maggio) contro  56,71 (prima settimana di febbraio); nell’area Lodi/Cremona/Mantova/Pavia   è 68,43 (prima settimana di maggio) contro 61 (prima settimana di febbraio), nell’area Milano/Monza/Brianza è 142,29 (prima settimana di maggio) più di  128,86 (prima settimana di febbraio).

Invece c’è una diminuzione del numero medio di chiamate  nell’Area Bergamo/Brescia/Sondrio: da 75,71 (prima settimana di febbraio) a 65,57 (prima settimana di maggio).

Questo significa che già nella prima settimana di febbraio,soprattutto nel Bergamasco, il Covid era così presente da incidere in maniera marcata già nel numero di chiamate al 118 per problemi respiratori o infettivi.

Sicuramente nel Bergamasco bisognava istituire delle zone rosse, se consideriamo che il 7 e l’8 marzo arrivavano di media 350/360 chiamate al giorno solo da quell’area, più in pratica di quelle che arrivano ora da tutta la Lombardia!

Il 16 marzo si è raggiunto il picco: ben 1537 chiamate al 118 per motivi respiratori o infettivi in un solo giorno in tutta la Lombardia!

Quindi, come più volte abbiamo sottolineato, anche in Lombardia, rispetto al periodo critico non siamo ora ad un terzo o un quarto dei contagiati, come traspare dai dati ufficiali,  ma almeno ad un ventesimo, considerando che quasi 300 chiamate saranno comunque molto probabilmente  per motivi non legati al Covid.

La differenza con gli inizi di febbraio è che la gran parte della popolazione avrà nei prossimi giorni e settimane la consapevolezza dell’esistenza del Coronavirus e quindi distanziamenti e protezioni molto probabilmente contribuiranno a far abbassare  ancora di più questo numero.

Nei grafici in alto notiamo che la composizione percentuale delle chiamate,  diminuita nell’area comprendente Bergamo e Brescia, è rimasta identica nell’area di Como, mentre è leggermente superiore nella prima settimana di maggio  nell’area Lodi/Cremona e in quella di Milano.

Il grafico in basso a destra ci indica invece il coefficiente di variazione moltiplicato per 100 del numero delle chiamate nella prima settimana di febbraio e nella prima settimana di maggio.

 Il coefficiente di variazione è un indicatore statistico di dispersione relativa. Si parla di dispersione relativa per indicare la variabilità di un fenomeno in termini percentuali. È usata per confrontare la variabilità dei fenomeni, senza prendere in considerazione l’unità di misura.

Notiamo che nella prima settimana di febbraio il valore del coefficiente di variazione moltiplicato x 100  dell’area del  Bergamo (14,57) è di molto superiore  a quelli delle altre aree.

Seguono l’area con Lodi/Cremona con 11,08 (questo numero sarebbe cresciuto ulteriormente subito prima del 20 febbraio avvicinandosi a quello dell’area del Bergamasco) . Numeri più bassi nel coefficiente di variazione ad inizio febbraio per l’area di Milano e soprattutto per quella di Como.

In pratica il numero delle chiamate  non si concentrava vicino al valore della  loro media ma era più altalenante ad inizio febbraio nell’area del Bergamasco.

Nel periodo di inizio maggio il coefficiente di variazione  è molto simile per tutte e quattro le aree.

Il numero medio giornaliero di chiamate è stato, inoltre, di 344,33 dal 2 al 4 maggio e di 329 nel periodo dal 5 al 7 maggio. Il numero di chiamate al 118 per motivi respiratori o infettivi dovrebbe essere il primo campanello di allarme in caso di aumento del contagio: potrebbe far capire prima di ogni altro indicatore il peggioramento della situazione.

Due o tre giorni di seguito di aumento del numero delle chiamate dovrebbe destare preoccupazione. Per ora invece addirittura la tendenza è a scendere. La discesa del contagio al momento sta continuando nonostante l’allentamento di alcune misure restrittive anche in Lombardia”.   

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