Covid-19, l’analisi dei dati di oggi di Ermete Labbadia

Covid-19, l’analisi dei dati di oggi di Ermete Labbadia

L’analisi dei dati di oggi di Ermete Labbadia, laureato in economia e commercio con una tesi in statistica, che tutti i giorni ci prova a far addentrare nei dati dell’emergenza nazionale e locale di Covid-19, oggi ci porta in quella diatriba politica e mediatica che ha tenuto banco per settimane: ovvero sull’ipotesi di far diventare Bergamo “zona rossa”.

“In mancanza di un numero ufficiale di nuovi ricoveri e di accessi alle terapie intensive uno degli indicatori più validi per intuire la reale curva del contagio può essere il numero di chiamate al  118 per motivi respiratori ed infettivi gestiti dalle sale operative regionali lombarde che ci vengono fornite dal giorno 1 febbraio.

Abbiamo rielaborato – spiega Labbadia – i dati cercando di trarre qualche conclusione.

Nel grafico in alto vediamo che al giorno 1 febbraio le chiamate al numero 118 erano in tutta la Lombardia 330.  Il numero ha avuto lievi oscillazioni  tra le 300 e le 349 nel periodo tra il giorno 1 e il giorno 19 febbraio.

La percentuale per aree geografiche si presenta pressoché invariata  se facciamo il paragone tra 1 e 19 febbraio. L’area Lodi/Cremona/Mantova/Pavia dal 19,7 al 17,3, Milano/Monza/Brianza  dal 43,33 al 41, Como/Lecco dal 18,48 al 20, Bergamo/Brescia/Sondrio dal 18,48 al 21,67.  Apparentemente lievi oscillazioni.

Anche se diversi casi sintomatici di Covid19 sicuramente erano presenti in qualche area  non erano di una numerosità tale da far cambiare radicalmente la composizione percentuale del numero delle chiamate.

 Il 20 febbraio Mattia, un trentasettenne di Codogno (provincia di Lodi)  in rianimazione per una grave polmonite risulta positivo al Covid 19.

Il 22 febbraio le chiamate al 118 sono aumentate, in particolare per l’area in cui è compresa anche Lodi: non è stato certamente un aumento repentino del contagio ma il numero delle chiamate è stato sicuramente influenzato dalle notizie date in apertura da tutti i Tg nazionali.

Una buona parte di sintomatici, pauci sintomatici della zona che prima magari avevano sottovalutato il loro stato e una parte di popolazione asintomatica e impaurita avrà contribuito ad innalzare il numero delle chiamate.

Succede la stessa cosa dal 25 febbraio per l’area in cui c’è Bergamo dopo il caso di Alzano Lombardo.

Però le percentuali  dell’area con Lodi e Cremona e soprattutto quelle con Bergamo e Brescia salgono nei giorni successivi costantemente ed in modo impressionante. Il giorno 3 marzo le chiamate in tutta la Lombardia sono 715, più del doppio di quelle in un periodo di apparente normalità come inizio febbraio. 

Questa volta le chiamate provengono per  il 35,94 nell’area in cui sono comprese Bergamo e Brescia, segue l’area comprensiva di  Lodi e Cremona  con 27,69; l’area con Milano, nonostante la sua numerosità ha una percentuale minore: 26,71. Chiude Como/lecco con  il 9,65.

Questi dati dimostrano che ancor prima di aspettare molti esiti  dei tamponi le autorità si dovevano allertare. Già i dati di fine febbraio delle chiamate telefoniche imponevano e non suggerivano una zona rossa nel Bergamasco e nel Bresciano che mai è stata istituita.

Il 16 marzo sono ben 1537 le chiamate.   Ben  676  (43,98%) provengono dalla zona in cui sono Bergamo e Brescia. Solo il 16,53% dalla zona di Lodi risparmiata grazie alla tempestiva zona rossa.    

Ed oggi? Il 25 aprile la composizione percentuale del numero delle chiamate sembra essere ritornata quella delle prime due decadi di febbraio. Solo la zona di Milano con 45,48% è impercettibilmente più avanti.

Il numero delle chiamate totali in regione Lombardia  è 420, molto simile a quello delle 416 del 22 febbraio. 

Questo ci suggerisce che in Lombardia  il numero dei contagi scenderà ulteriormente nei prossimi giorni, a meno che non si faccia un numero impressionante di tamponi che individui una forte popolazione di asintomatici.

Questo ci conforta perché anche la regione che sembrava più fuori controllo e con i tempi lunghi non presenterà al 4 maggio un quadro spaventoso e totalmente fuori controllo.

Il numero di chiamate plausibili con zero contagi Covid potrebbe essere passato da circa 300 a circa 400 per via dell’impatto mediatico che ha la problematica Coronavirus?  Un’ipotesi non da scartare.

Il grafico in basso ci indica invece il coefficiente di variazione moltiplicato per 100 del numero delle chiamate tra il giorno 1 febbraio e il 20 febbraio.

 Il coefficiente di variazione è un indicatore statistico di dispersione relativa. Si parla di dispersione relativa per indicare la variabilità di un fenomeno in termini percentuali. È usata per confrontare la variabilità dei fenomeni, senza prendere in considerazione l’unità di misura.

Notiamo che sia i valori dell’area di Lodi che quelli dell’area di Bergamosono superiori a quelli delle altre aree. Area Lodi Cremona 15,2, Area Bergamo Brescia 14,4 Area Como Lecco 9,8 e area Milano 8,4.

In pratica il numero delle chiamate  non si concentrava vicino al valore della  loro media ma era più altalenante: questo ci indica che addirittura già subito dopo il 20 febbraio si poteva  intuire che le stesse criticità della zona di Lodi e Crema potevano esserci anche nell’area di Bergamo e Brescia.

Una zona rossa anche nel Bergamasco e nel Bresciano avrebbe salvato migliaia di persone.

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