Analisi dei dati sul COVID-19: chi combatte meglio il virus tra donne e uomini

Analisi dei dati sul COVID-19: chi combatte meglio il virus tra donne e uomini

Ermete Labbadia, laureato da anni in economia e commercio ma appassionato e con una tesi in statistica, ci accompagna nella lettura dei dati del contagio dell’emergenza Covid-19.

“Il  13 marzo, quando già in Italia morivano migliaia di persone, Sir Patrick Vallance, una delle massime autorità mediche del Regno Unito, guidato da  Boris Johnson, , attualmente al sesto posto nella triste classifica mondiale dei casi totali accertati di Covid 19, dichiarava: “Il 60% dei Britannici dovrà contrarre il Coronavirus per sviluppare l’immunità di gregge”.

Quasi due mesi prima, a gennaio, una donna, Tsai Ing Wen, leader del Taiwan, visto quello che stava accadendo nella non lontana Cina,  emanava 124 norme restrittive per contrastare il Covid 19: attualmente il Taiwan è al 106° posto con 427 casi accertati e solo 6 decessi.

Scandinavia. Mentre il premier svedese, Stefan Lofven,  rimandava ad oltranza il lockdown, nella vicina Norvegia la leader, Erna Solberg, adottava una strategia diametralmente opposta: attualmente in Svezia si contano 2021 decessi e in Norvegia 194.

Il 15 marzo 2020, mentre al di là delle Alpi l’Italia raggiungeva il picco dei contagi , la Francia andava al voto per il primo turno delle elezioni dei Sindaci, perché il governo Macron   aveva deciso di non rinviare l’appuntamento elettorale.

Qualche giorno prima  la Danimarca, guidata da una donna, Mette Frederiksen, aveva già annunciato una serie di misure drastiche, dalla chiusura delle scuole al rinvio delle cure mediche non urgenti fino al 27 marzo.  In questo momento i casi accertati in Francia sono 159.460 e in Danimarca 8.721.

Il 26 marzo il presidente brasiliano Bolsonaro, attacca i Governatori degli Stati più importanti del mondo, che hanno deciso di imporre la quarantena, chiudendo negozi, fabbriche ed uffici soltanto per una “gripezinha”, un’influenza di poco conto.

Già da diverso tempo, invece, la leader islandese, Katrín Jakobsdóttir,  aveva dato la possibilità di far effettuare gratuitamente i tamponi a tutto il suo paese, accertando tra l’altro che circa la metà dei positivi fosse asintomatica.

Il Brasile oggi ha 3.331 deceduti, l’Islanda solo 10.

Jacinda Ardem, 39 anni, donna leader della nuova Zelanda, a metà marzo decideva per il lockdown e le chiusure ai voli internazionali, pur consapevole dei problemi che questa decisione avrebbe comportato per l’economia della sua nazione, basata principalmente sul turismo.

In Finlandia la più giovane  premier del mondo, Sanna Marin, 34 anni, intervistata l’11 marzo  dal programma A-studio della Yle, dichiarava più volte di avere completa fiducia nelle linee guida indicate dai medici, quindi di attendersi una crescita dell’epidemia e di essere certa della capacità del sistema sanitario di reggere anche ad un’impennata improvvisa dei contagi.

39 anni della Ardem + 34 della Marin fanno 73, proprio gli anni di Mister Donald Trump, presidente degli Stati Uniti d’ America, che agli inizi di marzo dichiarava “I contagi scompariranno. Un giorno, come per miracolo, scompariranno. Il virus è stato contenuto. Il paese è al sicuro.

Dopo che molto tardivamente gli USA avevano optato per il lockdown  il 25 marzo dichiarava che l’economia sarebbe tornata sicuramente alla normalità a Pasqua ….

Attualmente la Finlandia conta 172 deceduti per Coronavirus, l’Islanda appena 10, gli USA quasi 50.000.

E se si provasse ad iniettare dosi  di disinfettante?  Per cortesia evitiamo “battute di spirito”.

Sicuramente molto più difficile il compito per  leader di nazioni guidate da donne e colpite profondamente nel cuore dell’Europa, come Germania e Belgio.

Ermete Labbadia

Entrambe le nazioni  si trovano nei primi posti della graduatoria mondiale per numeri di contagi ed entrambe hanno però un particolare primato.

La Germania ha un bassissimo tasso di letalità, il  rapporto tra deceduti e casi totali,  3,64%, il Belgio ha il più alto, 15,16%.

Motivazioni di efficienza? No. La Germania conteggia solo i decessi per Coronavirus e non con Coronavirus. Se a morire è una persona con una o più patologie nella maggior parte dei paesi del mondo è conteggiata nel computo a differenza che nel la nazione tedesca.   

E perché nel Belgio il tasso di letalità è alto? La  prima ministra del Belgio, Sophie Wilmes, ha sostenuto che il governo “ha fatto la scelta di essere totalmente trasparente nel comunicare le morti legate alla COVID-19”

Nel Belgio ci sono circa 1.500 case di cura e di riposo, e nelle ultime settimane in molte di queste, come in altre parti del mondo,  è stato registrato un aumento anomalo dei decessi. In Belgio questi morti vengono spesso compresi nei conteggi nazionali anche in assenza di un test per confermare la presenza del coronavirus: la causa del decesso viene determinata con un’analisi del paziente e dei sintomi che mostrava.

Permetteteci di apprezzare di più Sophie Wilmes rispetto alla “donna macho” Angela Merkel e non solo per una questione estetica. Al primato dell’efficienza apparente della comunicazione  preferiamo quello della trasparenza e della sensibilità.

Anche se alla Cancelliera e alla Germania dobbiamo riconoscere una grande capacità di prevenzione con giusti investimenti nel sistema sanitario, in particolare nelle terapie intensive, 28.000 ad inizio pandemia, più di 5 volte di quelle ad esempio con cui partivano Italia e Regno Unito.    

Riflettendoci, anche le nazioni per il DNA delle popolazioni che le compongono possono essere considerate più maschie (risolute, fredde,concrete) o più femmine (emotive, intuitive).

Se all’inizio Italia e Spagna, le nazioni dei baci e degli abbracci, delle decisioni spesso emotive, sono state anche per eventi sfortunati quelle più drammaticamente colpite , nelle fasi successive stanno dimostrando almeno nei numeri della pandemia una ripresa più veloce rispetto a quella di altre nazioni altrettanto colpite.

Sarà magari  anche dovuto a quella capacità di intuito, a quell’arte di arrangiarsi e solidarizzare in situazioni difficili, a quella sensibilità, a quella creatività, che accomunano queste due grandi nazioni?   

Nelle  ultime due colonne della tabella odierna abbiamo inserito un nostro indice per avere un termometro dei decessi (T.D.) per il Covid19 nel corso del tempo e in situazioni temporali più o meno simili .

Abbiamo fissato un valore pari a 100 per l’Italia.

Notiamo che dal 16 al 24 aprile rispetto alle “femminucce” Italia e Spagna sono molto peggiorate le nazioni più “maschie”: dal 78,95 al 91,82 il Regno Unito, dal 19,23 al 25,15 la Germania,  addirittura dal 156,34 al 230,79 gli Stati Uniti d’America e così è anche capitato all’”ibrida” Francia (dall’86,15 al 94,24).

Ora ci avviciniamo alla Fase 2 e fa  pensare il fatto che in Italia la percentuale di donne inserite nelle task force sia minima, quasi inesistente.

Diamo fiducia alle donne!

D’altronde anche “il” subdolo virus è maschio può essere più facilmente sconfitto, come questa storia triste ci ha insegnato,  non  con  atteggiamenti tipicamente maschili, come la guasconeria e la  scarsa attenzione per i particolari,  ma con qualità più femminili, come l’intuito, l’empatia , l’entrare in più sfumature, lo spaziare in più diversi aspetti.

E allora seduciamo e mettiamo KO questo virus!”

You must be logged in to post a comment Login

h24Social
[ff id="2"]