“Pronti a strappare le tessere”. Gli infermieri idonei al concorso del Sant’Andrea attaccano la Cisl

“Pronti a strappare le tessere”. Gli infermieri idonei al concorso del Sant’Andrea attaccano la Cisl

Ancora un intervento degli infermieri raccolti nella ‘Conferenza permanente graduatoria Sant’Andrea’, che prendono le distanze dalla linea Cisl in merito alla situazione Asl di Latina e stabilizzazioni. “Chiediamo che il sindacato ci risponda e comunichiamo la volontà di annullare i tesseramenti qualora non ottenessimo esaustive risposte in merito all’accaduto”, dicono i professionisti interessati, che chiedono lo scorrimento della graduatoria ed assunzioni a tempo indeterminato. 

“Assistiamo negli ultimi mesi – scrivono in un lungo comunicato stampa – a continue ingiustizie nei confronti di vincitori e idonei, nonché neoassunti, della graduatoria Sant’Andrea, composta di 7472 infermieri, probabilmente la più importante della storia della professione infermieristica per numeri e percorso concorsuale. Ad impedirne l’assunzione, una commistione di interessi tra sindacati – quasi tutti, nessuno escluso, ahinoi anche quelli di base – partiti (centrosinistra e centrodestra), direttori generali e imprenditori di (false) cooperative.

Con una campagna che definire patetica sarebbe un eufemismo, diversi infermieri precari avvisisti della Asl di Latina nelle ultime settimane stanno cercando di farsi stabilizzare all’interno della Pubblica Amministrazione senza aver superato concorso pubblico, addirittura rivendicando una presunta ‘superiorità in termini di preparazione’ rispetto a chi ha superato il concorso del Sant’Andrea.

Dinanzi ad un livello tanto ridicolo di rivendicazioni, non possiamo far altro che affrontare la questione con qualche pacca sulla spalla e tanti sorrisi. Forse è arrivato il momento di parlare chiaro, senza andare a piagnucolare sui mass-media. Chiariamo subito che non abbiamo nulla contro questi lavoratori. Il precariato non l’hanno inventato i colleghi, ma i governi di centrodestra e centrosinistra, a partire dalla famosa Legge Biagi, che ha generato guerre fra poveri e una massa enorme di precari anche nella PA. Tuttavia, se si vuole superare il precariato – come dicono tutti a chiacchiere – non si può continuare ad alimentare assunzioni discriminatorie nei confronti di chi ha superato un pubblico concorso.

La campagna dei colleghi di Latina è mossa coi fili della burocrazia sindacale della Cisl. Nel frattempo altri sindacati provano ad accreditarsi, sia tra gli idonei che tra gli avvisisti, per stare con un piede in due scarpe. Sfortunatamente per loro non siamo così stupidi da non capire cosa muove determinati comunicati.

Veniamo al dunque. Perché questi sindacati hanno interesse ad alimentare il precariato e il sistema di stabilizzazioni tramite avviso pubblico a 36 mesi? È molto semplice. Un lavoratore precario avvisista iscritto significa soldi; significa numeri da presentare ai tavoli di trattative.

La Regione Lazio è entrata in questa emergenza con a disposizione una graduatoria di n.7472 infermieri risultati vincitori/idonei al concorso pubblico Sant’Andrea. Nonostante il cospicuo numero di professionisti idonei e le note carenze di personale, la Regione, dopo un primo e non esaustivo scorrimento, ha fatto ricorso ad una ingente mole di chiamate a tempo determinato dalla graduatoria stessa.

Nella graduatoria Sant’Andrea ci sono lavoratori che hanno famiglia nella regione Lazio ma vivono a 800 km di distanza dai propri cari. Sono storie di drammi, tristezze e sacrifici che non abbiamo pubblicato, perché nel lavoro c’è dignità e non vogliamo elemosinare un lavoro, una stabilizzazione, perché l’abbiamo sudato e conquistato.

Con la presente lettera ci dissociamo pubblicamente dall’operato del sindacato Cisl per l’operazione mediatica, politica e sindacale che sta mettendo in piedi sulla questione precari di Latina. Ci rincresce constatare che un’organizzazione pensata e istituita a favore dei lavoratori e della stabilità del lavoro stesso si esprima in modo non deciso in merito agli scorrimenti a tempo indeterminato  delle graduatorie vigenti, come, peraltro, previsto dalla legislatura in merito all’accesso al pubblico impiego.

Questa organizzazione non rappresenta più, ai nostri occhi, l’unità dei lavoratori. Pertanto, chiediamo a tutte le altre organizzazioni sindacali – in particolar modo a Cgil e Uil – di adottare una linea diversa e schierarsi a difesa del lavoro a tempo indeterminato, quale requisito indispensabile per una vita dignitosa.

Inoltre invitiamo tutti gli infermieri che possano trovare un accordo con questo punto di vista a rivedere la propria posizione di affinità con il sindacato in questione. Non dobbiamo più regalare i soldi dei nostri stipendi a chi non fa i nostri interessi. Siamo pronti ed aperti ad un confronto, ma non ad un finto confronto, fatto di parole e false promesse senza azioni vere mirate al sostegno e alla tutela del lavoro stabile. Se questa inversione di rotta si dimostrerà concreta e celere saremo pronti a rivedere la nostra odierna posizione altrimenti si procederà verso una rottura significativa e collettiva”.

 

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