Ordine degli avvocati, confermato lo stop alle elezioni

Ordine degli avvocati, confermato lo stop alle elezioni

Confermato lo stop alle elezioni per il rinnovo del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Latina.

Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, chiedendo al Tar di fissare in fretta l’udienza in cui pronunciarsi nel merito del ricorso.

Dopo essere riusciti a far valere le proprie ragioni davanti al Consiglio nazionale forense, con una sentenza in cui è stato stabilito che cinque ormai ex consiglieri dell’Ordine non dovevano neppure essere candidati, avendo superato il limite dei due mandati consecutivi, tre legali hanno presentato un ricorso contro lo scioglimento del consiglio dell’Ordine e il relativo commissariamento, disposto dopo le dimissioni in massa della maggioranza dei consiglieri lo scorso anno, presentate sostenendo che fossero legate ai troppi contrasti con la presidente del Tribunale di Latina sull’affidamento degli incarichi nell’ambito della volontaria giurisdizione.

Per gli avvocati Umberto Giffenni, Aurelio Cannatelli e Denise Degni, pendendo un contenzioso, non si poteva procedere con il commissariamento e sarebbe stato necessario invece rimpiazzare i cinque consiglieri ineleggibili con i primi dei non eletti. I tre hanno quindi fatto ricorso contro il Ministro della giustizia e notificato lo stesso anche al commissario straordinario dell’Ordine degli avvocati di Latina, Giacomo Mignano, al Cnf e agli avvocati Giovanni Lauretti, Pietro De Angelis, Antonella Ciccarese, Angelo Farau e Aldo Panico, di cui lo stesso Consiglio nazionale forense ha dichiarato la decadenza.

Ai giudici è stato chiesto di revocare il provvedimento di scioglimento del consiglio dell’Ordine di Latina, la nomina del commissario straordinario e conseguentemente di sostituire i componenti del consiglio non oggetto di reclamo al Cnf con i primi dei non eletti, definendo un’escamotage le dimissioni in blocco.

Un ricorso respinto in prima battuta dal Tar di Latina, sostenendo che la procedura seguita è stata corretta e negando così la sospensione degli atti impugnati, ma che ha poi portato il Consiglio di Stato, con un decreto presidenziale, a imporre al commissario Mignano di non fissare le elezioni prima della discussione dell’appello in aula.

E ora sempre il Consiglio di Stato ha congelato gli atti impugnati, sollecitando il Tar a pronunciarsi in fretta nel merito.

Per i giudici di Palazzo Spada, a un primo esame, sono fondate le argomentazioni dei ricorrenti, “con particolare riguardo alle censure riguardanti l’iter procedimentale sfociato nella decretazione dello scioglimento del COA di Latina”.

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