Covid-19, l’analisi dei dati raccontata – letteralmente – da Ermete Labbadia

Covid-19, l’analisi dei dati raccontata – letteralmente – da Ermete Labbadia

Il nuovo intervento del dottor Ermete Labbadia, laureato in Economia e Commercio, ma con una tesi in statistica, che in questi giorni ci sta aiutando a comprendere meglio l’andamento delle curve dell’emergenza da Covid-19. Nell’occasione, Labbadia racconta numeri e dati in senso letterale, facendo ricorso a una sorta di storia esemplificativa: “Il mistero della campana dipinta nel corridoio”.

Libero è un bambino irrequieto. D’altronde è da un mese e mezzo che è chiuso in casa per colpa del Covid-19.

Ha preso le tempere e tutti i pennelli, dal più grande al più piccolo, e il suo papà cerca di assecondarlo nel gioco, finché la mamma che è in bagno non ordina di andare a fare la spesa.

Il papà esce, dopo un’oretta rientra e con grande sorpresa trova quasi tutta la parete del corridoio imbrattata di un colore rossastro.

Chiede a Libero: “Cosa hai fatto?” . E il piccolo risponde:  “Ho dipinto una campana, papà”.

Il padre preoccupato fa una foto (grafico) e la invia ad uno dei massimi “esperti” che ha ascoltato in TV.

Secondo l’esperto la situazione è molto grave: in realtà Libero non ha disegnato una campana ma una linea dritta che andrà oltre la casa, oltre 10 isolati e di cui non si intravede la fine.

La madre, spaventata dal vociare ed  uscita dal bagno ancora in accappatoio e con in mano il tubetto di crema abbronzante da mettere più tardi sul terrazzo, prende una decisione netta: qui non bisogna accontentarsi solo del parere di un esperto: occorre una task force.

In rappresentanza arrivano in casa tre scienziati, due muniti di mascherina e uno no, perché a suo parere non serve.

Vanno nel corridoio, si dirigono alla destra della parete imbrattata  e cominciano  a disquisire. “Secondo me siamo al picco” dice il primo. “Più che un picco sembra un plateau” aggiunge il secondo. Il terzo è più ottimista: “Forse ma dico forse, siamo in una leggera discesa”.

Ma in realtà quegli esperti e scienziati non stanno guardando il disegno rossastro sulla parete, stanno osservando la piccola area in blu: stanno guardando il battiscopa!         

Nel grafico la linea blu delimita l’area dei casi accertati, quelli ufficiali, la parte rossa è stata costruita supponendo un tasso di letalità all’1,35%, che i decessi al momento siano poco più di 34.000 (undicimila in più di quelli ufficiali) e che l’andamento del contagio segua più o meno quello del numero alla chiamate al numero 118 per motivi infettivi e respiratori in Lombardia e l’andamento dei nuovi ricoverati  da noi elaborato su dati certi per la provincia di Latina qualche giorno fa.

Chiaramente l’andamento mostra un netto miglioramento. Il contagio sta diminuendo in maniera impressionante, ma per capire con esattezza se siamo lontani dalle poche unità alcuni giorni o alcune settimane dovremmo capire bene l’esatta consistenza dei numeri, la reale altezza di quel disegno.

Abbiamo detto che Libero è un bambino ma non conosciamo la sua altezza e che tipo di scala abbia utilizzato per fare il suo “dipinto”.

Un modo quasi certo per conoscere questo dato verrà dagli esami sierologici a campione. Conosceremo con minimi margini di errore il numero reale dei contagiati.

Con il tasso di letalità di 1,35 da noi supposto in questo grafico e calcolando poco più di 34.000 decessi saremmo a poco più di  2.500.000  contagiati.

Con 40.000 decessi a fine epidemia (comprendendone sempre 11.000 non ufficialmente registrati) arriveremmo più o meno a 3 milioni.

Poiché comunque molti decessi che avverranno saranno causa di contagi avvenuti anche qualche giorno o settimana fa, in ogni caso dovremmo spingere un pochino più in alto la curva disegnata.

Abbiamo scelto un tasso di letalità dell’1,35% che ben si addiceva al grafico dei nuovi ricoverati in provincia di Latina e in cui avevamo supposto un 12,5% di sintomatici ricoverati e un 87,5% comprendente pauci sintomatici e asintomatici.

In realtà abbiamo sempre affermato che il tasso di letalità reale fosse per una popolazione con la composizione demografica come quella italiana dell’1,14% circa, come da studi di esperti molto attendibili, non quelli per intenderci di molti che stanno decidendo il nostro futuro in base all’andamento della curva del battiscopa.

Però anche questo tasso dell’1,14 potrebbe essere stato molto influenzato prendendo per buoni molti dati di quelli provenienti da Wuhan.

Con tasso di letalità all’1,14% il disegno sarebbe molto più in alto. Per intenderci con un battiscopa di altezza 10 cm di media avremmo un’altezza media del dipinto di 145 cm con un tasso dell’1,35%, mentre lo avremmo di  170 cm con un tasso dell’1,14%.

L’ottimo studio sistematico sui tamponi del team Crisanti a Vo’ Euganeo, in Veneto, a distanza di 15 giorni ha rilevato una presenza di asintomatici intorno al 50%.

Sarebbe stato interessante conoscere il modo in cui questa percentuale variasse nelle fasi iniziali, centrali e finali dell’epidemia. Noi abbiamo supposto una percentuale di asintomatici sempre costante:  ipotesi che crediamo sia poco vicina alla realtà ma che non cambia il succo del ragionamento fatto con questo post.

Una percentuale di asintomatici variabile tra il 40 e l’80% nelle varie fasi ci farebbe più propendere incredibilmente per un tasso di letalità più vicino al 2% che all’1%.

Ciò significherebbe che l’”altezza del dipinto” sarebbe più bassa e il controllo della fine dell’ondata forse ancora più vicino, anche se poi ovviamente la percentuale di immuni sarebbe minore.

Gli esami sierologici a campione ci daranno questa importante risposta.

Con la speranza che la mamma di Libero possa finalmente abbronzarsi al mare e che il bambino possa esprimere in futuro la sua fantasia, magari realizzando un’opera commissionata all’aperto su un muro… ma senza battiscopa.

 

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