Le curve dicono che siamo vicini all’azzeramento, l’analisi dei dati Covid-19

Le curve dicono che siamo vicini all’azzeramento, l’analisi dei dati Covid-19

Arriva puntuale come ogni giorno l’analisi dei dati, sui aggiornata ai numeri diffusi nella giornata precedente da parte di Ermete Labbadia, laureato in Economia e Commercio ma con una tesi in statistica che in questi giorni ci sta aiutando a comprendere meglio l’andamento delle curve dell’emergenza da Covid-19.

Ermete Labbadia

Vi proponiamo oggi tre grafici che ci indicano la medesima situazione: Il contagio è in forte rallentamento e il momento temporale in cui saremo vicini all’azzeramento e quindi ad una situazione quasi totalmente sotto controllo, non è molto lontano.

Il grafico in alto è basato su dati AREU (Azienda Regionale Emergenza Urgenza) della Lombardia ed è stato elaborato  da “Il Sole 24 ore Lab”.

Come si potrà notare il numero delle chiamate al numero 118 per motivi respiratori o infettivi in Lombardia è ritornato nell’ultimo periodo simile a quello degli inizi di marzo e a parte Milano e provincia non ci sono altre aree con segnali a cui prestare particolare attenzione.

Il grafico in basso a sinistra, invece, è stato ricavato e poi elaborato da noi spulciando i bollettini che quotidianamente emana l’Azienda Sanitaria Locale della provincia di Latina.

Solo tre nuovi ricoverati nell’ultima settimana per Covid  (uno l’11 aprile, uno il 15 e uno il 16) nella provincia pontina. Lo stesso numero registrato tra fine febbraio ed inizio marzo nella prima settimana di emergenza.

Attenzione! Non bisogna confondere questo grafico dei “nuovi ricoverati” con quello degli “attualmente ricoverati” dato dalla maggior parte degli organi di informazione, che tengono conto anche di malati Covid che sono dentro le strutture ospedaliere anche da settimane.

Nel grafico in basso a sinistra, da noi ricavato ed elaborato,  l’area blu indica il numero dei contagiati registrati in Italiaquella in rosso il numero dei contagiati se si fossero fatti quel giorno 100.000 tamponi .  

Per costruire la parte del grafico in rosso abbiamo sottratto anche al numero di tamponi effettuato il numero di guariti  di quel giorno, poiché purtroppo i dati dei tamponi comunicati non ci indicano le persone testate sola la prima volta ma sono comprensivi anche di coloro ai quali  una volta trovati positivi poi si fanno anche i successivi controlli per vedere se sono diventati negativi.

Poiché una persona viene definita guarita dopo due tamponi negativi. abbiamo quindi sottratto alla nostra analisi almeno il secondo tampone di controllo. 

Il grafico ci indica ad esempio che il 25 marzo i nuovi casi positivi registrati sono stati 5210 (area blu), mentre sarebbero stati 19701 (quasi il quadruplo) se si fossero fatti 100.000 tamponi.

Il giorno 31 marzo 4053 contro 14221 (il triplo), mentre ieri, 16 aprile, i casi positivi comunicati sono stati 3786, mentre se si fossero eseguiti 100.000 tamponi sarebbero stati probabilmente  meno del  doppio (6425).

Quindi in realtà non siamo in una situazione quasi pianeggiante,  come ci indica la linea sopra l’area blu, ma in una situazione molto più simile a quella di ripida discesa indicata dalla linea sopra l’area rossa.

Man mano che l’organizzazione è diventata più efficiente e si sono potuti eseguire più tamponi la percentuale della parte dell’iceberg sommerso, della parte ignota, comprensiva dei pauci sintomatici e degli asintomatici si è venuta ad assottigliare sempre di più.

Quindi se accendendo la TV trovate ancora qualche “esperto” che parla per la curva del contagio di probabile picco, plateau o “forse” leggera discesa… cambiate canale.

Ha ragione quindi chi pensa che bisogna riaprire tutto e quasi subito? No. Per iniziare seriamente la fase 2 bisogna attendere che ci sia un azzeramento nei nuovi ricoveri e un numero molto limitato di nuovi positivi che può essere tenuto più sotto controllo. Alla fine di aprile se si continuasse con questa modalità di fare test le uniche regioni ancora con qualche caso riscontrato potrebbero essere, a nostro avviso,  solo la Lombardia, il Piemonte e al massimo l’Emilia Romagna.

Parallelamente alle prime riaperture sarebbe necessario uno screening di massa, meglio se partendo dalle regioni con pochi casi (Umbria, Molise, Basilicata, Sardegna, Calabria) per finire con le aree più colpite (alcune zone del Piemonte e dell’Emilia Romagna, Bergamasco, Bresciano, Milanese).

Chiaramente se questi esami venissero anticipati potrebbero saltar fuori diversi nuovi asintomatici con virus: probabilmente verrebbe fatto quasi immediatamente dopo un tampone e quindi il numero dei positivi ufficiale non potrebbe scendere: ma questo ovviamente non dovrebbe farci allarmare e farci pensare ad una situazione stabile.

Per questo noi abbiamo parlato sempre di previsioni di azzeramento di nuovi ricoverati Covid e non di previsioni di azzeramento dei nuovi positivi. L’importante è che il contagio stia diminuendo drasticamente: avere lo zero nella tabella dei nuovi positivi della propria regione o provincia qualche settimana prima o dopo è influenzato chiaramente dal numero e dall’efficacia dei test. Meglio avere uno zero reale che uno zero apparente.

Purtroppo si è visto che basta qualche caso isolato non controllato per far partire nuovi focolai che possono diventare in breve tempo molto pericolosi.

Il 4 maggio quindi potrebbe essere la data perfetta per l’inizio di una fase 2, che dovrà essere accompagnata da screening di massa e da tracciabilità di eventuali nuovi contagiati.

A tal proposito dare la facoltà di scaricare un’app e non inserire l’obbligo magari con multe  potrebbe avere lo stesso effetto del “restate a casa solo consigliato” dal Regno Unito, dalla Svezia fino a poco tempo fa e anche dall’Italia all’inizio di marzo: una cosa inutile.

Una fase 3 di “normalità reale” potrebbe esserci per il 95% dei settori invece che per il 50% già da giugno se l’app fosse obbligatoria. In caso contrario prevediamo una fase 2 caratterizzata da molti e non brevi rientri a casa per l’impossibilità di controllare a dovere i minimi focolai.

Siamo fiduciosi che ad un certo punto ci si renderà consapevoli dell’obbligatorietà di installare l’app proprio come è successo con il “restate a casa”.

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