Emergenza COVID-19: l’analisi dei dati nel confronto con gli altri Paesi maggiormente colpiti

Emergenza COVID-19: l’analisi dei dati nel confronto con gli altri Paesi maggiormente colpiti

Come ogni giorno l’analisi dei dati di Ermete Labbadia, laureato in Economia e Commercio ma con una tesi in statistica. Oggi il confronto dei dati si concentra sulle altre nazioni nel mondo, rapportate poi all’Italia.

“Nella tabella che proponiamo oggi abbiamo inserito le 7 nazioni nel mondo che hanno al momento più casi totali accertati di Covid19, cioè USA, Spagna, Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Cina e poi abbiamo aggiunto la Svezia e la Corea del Sud che sono al 21° e al 22° posto in questa triste classifica.

In realtà la situazione peggiore è per chi registra più decessi. Il dato dei decessi è più certo rispetto a quello dei casi totali per ovvi motivi, anche se naturalmente è opportuno fare le giuste precisazioni: non rientrano nei decessi ufficiali le persone non sottoposte a test che molto presumibilmente sono morte a causa del Coronavirus: pensiamo ad esempio a quello che è successo nel Bergamasco, nel Bresciano e in altre zone del Nord Italia tra il 15 e il 20 marzo.

Ma sia chiaro: questa non è certamente una situazione che si è verificata esclusivamente  in Italia.

Scorrendo la tabella possiamo notare che in Regno Unito e soprattutto n Germania ci sono molti decessi in meno rispetto all’Italia. Il Regno Unito non conteggia tra i deceduti le persone morte, ad esempio, nelle Case di riposo, mentre la Germania conteggia solo i morti per Coronavirus e non con Coronavirus.

In pratica chi ha più patologie e poi nel giro di pochi giorni, dopo che ha contratto il virus, viene a mancare è conteggiato in Italia, in Spagna, in Francia e non in Germania.

Eppure noi conosciamo persone in Italia che sono vissute anche più di 20 anni con più patologie grazie anche all’efficacia del nostro sistema sanitario.

Il tasso di letalità, che troviamo nella colonna successiva a quella del numero dei deceduti, indica il rapporto tra deceduti e casi totali. Come abbiamo più volte ripetuto questo tasso più alto non indica una più forte aggressività del virus ma segnala invece quanto siano stati più sottostimati i casi totali e quindi i contagiati.

Purtroppo l’Italia ha il tasso di letalità peggiore: si sarebbero dovuti  fare più tamponi per individuare i casi nascosti degli asintomatici anche nella fase iniziale e centrale dell’epidemia per evitare un lockdown più lungo.

Vediamo già all’interno della nostra nazione che nel Veneto, per questo motivo, la situazione sia molto migliore che nel Piemonte oppure che in Umbria sia molto migliore che in Abruzzo. E non a caso abbiamo paragonato regioni geograficamente non lontane e con un numero simile potenziale di casi che teoricamente avrebbero dovuto avere.

Il tasso di letalità dal 29 marzo ad oggi è cresciuto per tutte le nazioni ma in Italia (e questa è una notizia positiva) molto di meno rispetto agli altri paesi occidentali più colpiti.

Il tasso di letalità è cresciuto dal 29 marzo ad oggi nelle diverse nazioni: USA (dall’1,75 al 4,25), Spagna (dall’8,28 al 10,46), Italia (dall’11.03 al 13,11) , Francia (dal 6,08 all’11,99), Germania (dallo 0,78 al 2,51), Regno Unito (dal 6,24 al 12,79).

Che il tasso di letalità cresca in una fase discendente del contagio è comunque normale, poiché l numero dei decessi, come sappiamo, continua ad essere consistente ancora per un certo periodo di tempo dopo la frenata dei contagi, poiché ci sono anche persone che muoiono dopo un lungo periodo di ricovero.

Il fatto che in Italia non sia aumentato di molto dipende dal fatto che ultimamente, per fortuna, è aumentato il numero delle persone testate con i tamponi. 

Abbiamo inserito in tabella anche la Svezia, che ha un tasso di letalità molto alto, soprattutto perché è in una fase iniziale rispetto ad altre nazioni occidentali.

Svezia, USA e Regno Unito sono tre nazioni che hanno sottovalutato inizialmente di più il pericolo e hanno atteso troppo prima di fare il lockdown.

La Corea del Sud invece è la nazione che ha il tasso di letalità migliore perché è arrivata molto preparata all’ondata, in quanto era già stata colpita qualche anno fa dalla SARS.

La Corea del Sud ha inoltre, anche per questo motivo, un approccio tecnologico molto elevato.

Un uso di app sul telefonino che aiuti a ripercorrere il “percorso” di un contagio è quindi molto importante.

A nostro avviso sarebbe molto meglio installare obbligatoriamente e non facoltativamente, come si sta proponendo in Italia, questo tipo di app sul cellulare per uscire di casa.

In ogni caso l’anonimato viene garantito a prescindere, anche se abbiamo anche imparato in questo periodo che ci sono diritti più importanti rispetto a quello alla privacy come quello alla salute, al lavoro e alla libertà individuale. Meglio che qualcuno possa scoprire i nostri collegamenti e spostamenti (a parte che già da diverso tempo siamo controllati per scopi pubblicitari ) o restare tre mesi in casa ogni volta che parte un piccolo focolaio?

Nelle  ultime due colonne abbiamo inserito un nostro indice per avere un termometro dei decessi (T.D.) nel corso del tempo e in situazioni temporali più o meno simili .

Abbiamo fissato un valore pari a 100 per l’Italia. Il 29 marzo gli USA erano al giorno 27 dopo il 100° caso e registravano 2197 decessi totali. Il giorno 27 in Italia era il 20 marzo e i decessi erano 4032.

2197: 4032 x 100 = 54,49  che è il numero che troviamo sotto la colonna del T.D 29 marzo degli USA.

Al 15 aprile  i decessi in USA sono 25.832 al 44° giorno. Ne 44° giorno italiano, cioè il 6 aprile  erano 16.523.   il T.D statunitense è cresciuto (peggiorato) rispetto all’Italia ed è diventato in poco più di due settimane del 156,34%. Possiamo notare dalla tabella che per quanto riguarda i paesi occidentali più colpiti solo in Spagna la situazione sia migliorata rispetto all’Italia in questo ultimo periodo”.

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