Covid-19: l’analisi dei dati in Italia e in provincia, tra quelli certi e quelli probabili

Covid-19: l’analisi dei dati in Italia e in provincia, tra quelli certi e quelli probabili

Come ogni giorno, puntuale torna l’analisi dei dati del nostro Ermete Labbadia, che, anche grazie alla sua tesi in statistica, prova a fare chiarezza e a dare contenuto ai tanti numeri che ci vengono illustrati ogni giorno. L’analisi odierna, sui dati resi noti nella giornata precedente, è orientata ai casi certi e quelli probabili, provando – per quanto complicato – ad ipotizzare anche quale sia il numero degli asintomatici.

Ermete Labbadia

In questi giorni la quasi totalità degli esperti, i mass media e l’opinione pubblica, sia per quanto riguarda il territorio nazionale che per quello della provincia di Latina, parlano di una situazione contagio Covid19 stagnante o forse al massimo in lieve miglioramento.

La nostra opinione è da parecchio tempo diversa. Già seguendo l’andamento degli incrementi percentuali abbiamo visto un netto miglioramento iniziato pochi giorni dopo l’adozione delle misure restrittive (dal 10-12 marzo).

Poi, in una fase successiva questo miglioramento lo abbiamo visto anche non solo nei dati relativi ma anche in quelli assoluti, anche se questa analisi non sembrava confortata apparentemente da quelli  più o meno simili ascoltati o letti  nei bollettini quotidiani ufficiali.

Il grafico in alto mostra l’andamento dei nuovi ricoveri quotidiani nella provincia di Latina. Un dato che abbiamo noi ricostruito in base ai bollettini diramati giorno dopo giorno dall’Azienda Sanitaria Locale di Latina  e ripresi da giornali e siti internet del territorio.

Abbiamo suddiviso l’arco temporale dal 26 febbraio al 10 aprile in 9 mini periodi di 5 giorni.

Come si può evincere, seguendo quasi il classico andamento gaussiano (a campana), i dati dei nuovi ricoveri sono andati man crescendo, hanno raggiunto i valori più elevati nel periodo dal 17 al 26 marzo con un picco in particolare che si è verificato  con 14 ricoverati in un giorno il 22 marzo.  Subito dopo è iniziata una discesa che ha portato il numero degli ospedalizzati a 7 in totale nel periodo dal 6 al 10 aprile ( con due zero tra l’altro nelle ultime due giornate).

Il secondo grafico (quello a centro) ci spiega il motivo per cui il numero totale dei nuovi positivi invece è rimasto pressoché costante.

Man mano si è ridotta la percentuale degli ospedalizzati ed è aumentata quella delle persone trattate a domicilio.      

In una prima fase venivano testate solo persone con sintomi gravi , poi col passare del tempo e con la possibilità di fare più tamponi dovuta ad una migliorata fase organizzativa del sistema si è proceduto a testare anche persone con sintomi più lievi fino ad arrivare all’ultimo periodo in cui è iniziata una giustissima caccia all’asintomatico.

Adesso passiamo al terzo grafico. In rosso (CASI ACCERTATI) troviamo il dato ufficiale dei nuovi positivi comunicato giornalmente dalle Autorità. La parte in blu (CASI PROBABILI) l’abbiamo costruita in base ai dati e a nostre supposizioni.

Abbiamo notato che nei due miniperiodi centrali il numero di ospedalizzati e trattati a domicilio è stato

23 O 26 D nel periodo dal 12 al 16 marzo

32 O 35 D nel periodo dal 17 al 21 marzo

36 O 38D nel periodo dal 22 al 26 marzo

Quindi abbiamo supposto che il numero dei sintomatici e dei pauci sintomatici fosse identico e insieme costituissero il 25% del totale dei positivi.

La percentuale rimanente del 75% data ai positivi asintomatici oltre ad un’intuizione dovuta ai dati registrati nell’ultimo periodo nella provincia di Latina è supportata dallo studio sistematico sui tamponi del team Crisanti a Vo’ Euganeo, in Veneto, a distanza di 15 giorni: “per ogni contagiato con sintomi ce n’erano 3 asintomatici, dunque soggetti a rischio di contagio per gli altri» come ha dichiarato in diverse interviste  il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano.

Ci sono alcuni studi che spingono ancora più in alto questa percentuale: secondo le analisi condotte dagli scienziati dell’Imperial College di Londra, coordinati da epidemiologi della Columbia University di New York “per ogni soggetto a cui è diagnosticata l’infezione da Sars-Cov-2, ce ne sono da 5 a 10 non tracciati, magari asintomatici o con sintomi molto lievi”

Quindi ricapitolando nel terzo grafico (quello in basso) nei casi probabili abbiamo supposto che per ogni  

8 casi positivi

6 (75%) fossero asintomatici,

sintomatico ospedalizzato (12,5%)

e un altro con pochi sintomi trattato a domicilio (12,5%).

Quindi in pratica banalmente il nostro grafico dei casi probabili è stato costruito moltiplicando per 8 il numero dei ricoverati registrato nei diversi periodi.

Il grafico rosso dall’andamento costante dei casi accertati era molto lontano da quello blu dei casi probabili nel periodo iniziale e centrale  mentre si è avvicinato notevolmente in questi ultimi giorni .

casi probabili fino ad ora sarebbero quindi 157 x8 = 1256  (412 quelli invece registrati). Il tasso di letalità apparente in questo momento in provincia di Latina è 17/412 =  4,13%

Con 1256 casi sarebbe 17/1256 = 1,35% , molto vicino a quello di 1,14 che dovrebbe essere quello con una composizione demografica come quella italiana.   

Naturalmente il caso analizzato da noi della provincia di Latina con le opportune correzioni può essere applicato in quasi la totalità delle altre province italiane (tranne quelle della Lombardia e di alcune zone dell’Emilia Romagna e del Piemonte in cui per l’incredibile impatto del Coronavirus  i dati sono tutt’altro che certi).

Anche il fatto che in provincia di Latina (nel centro Italia) il picco dei nuovi contagi registrati  si sia registrato intorno al 22 marzo è in linea con quello avvenuto a livello nazionale qualche giorno prima e chiaramente influenzato dal dato lombardo (nel nord Italia).  

You must be logged in to post a comment Login

h24Social
[ff id="2"]