Coronavirus, il punto dopo i dati del 9 aprile: l’analisi regione per regione

Coronavirus, il punto dopo i dati del 9 aprile: l’analisi regione per regione

Il dottor Ermete Labbadia, laureato in economia e commercio ma appassionato e con una tesi in statistica, continua ad accompagnarci nella lettura dei dati del contagio dell’emergenza Covid-19

Nella tabella oggi pubblicata abbiamo inserito nella prima colonna (dopo quella delle regioni) il trend in base alle analisi fatte oggi (mattina del 10 aprile) dei dati degli incrementi percentuali a 5 giorni. In tutta Italia la situazione evolve positivamente.

In particolare la Campania è passata rapidamente e repentinamente da una situazione stagnante e con indici non troppo rassicuranti di una settimana fa ad un trend molto buono in questi ultimi giorni: una situazione molto simile era capitata qualche giorno prima ad altre regioni più a sud (la Sicilia, la Basilicata e la Calabria).

La seconda colonna ci indica il tasso di letalità apparente che è il rapporto (divisione) tra deceduti e casi totali registrati. Questo indice dovrebbe essere di 1,14 ma in realtà come possiamo riscontrare in molte regioni è molto più alto.

Questo non significa che il virus della Lombardia sia più aggressivo ad esempio di quello del Friuli Venezia Giulia. Un indice del tasso di letalità apparente più alto ci indica di quanto sia molto più sottostimato il numero reale dei positivi.

Nella terza colonna trovate la nostra previsione, fatta dopo i dati comunicati il 7 aprile,  su un azzeramento o poche unità di nuovi positivi sintomatici o in alternativa di nuovi ricoverati Covid, che costituiscono una fetta di quella più ampia che comprende anche gli asintomatici. 

I dati ufficiali comunicati ieri ci danno notizie molto incoraggianti soprattutto per quelle 4 regioni in cui avevamo previsto qualche giorno fa un azzeramento o poche unità di nuovi ricoverati nei giorni immediatamente successivi.

Infatti i nuovi positivi registrati il giorno 9 aprile sono stati 6 per la Basilicata, 8 per il Molise, 9 per l’Umbria e 15 per la Calabria.

In Calabria sono stati effettuati il 9 aprile 721 tamponi: quindi soltanto il 2.08% dei controllati ieri è risultato affetto da Covid19. Ancora migliore questa percentuale in Umbria con 9 positivi su oltre mille tamponi effettuati.

Quindi le famiglie umbre, molisane, calabresi, lucane potranno invitare zii, cugini e nipoti per il pranzo pasquale e i giovani di queste regioni potranno fare la classica Pasquetta il giorno dopo? ASSOLUTAMENTE NO!

Come abbiamo scritto nei giorno precedenti dovranno trascorrere almeno una quindicina di giorni per cui gli azzeramenti reali seguano quelli rilevati.

Facciamo degli esempi: in Calabria ieri i positivi rilevati sono stati 15, per avere un quadro più veritiero bisogna dividere prima per 1,14 (tasso di letalità covid19) e moltiplicarlo per il tasso di letalità apparente che per la Calabria è 6,98: quindi 15/1,14 x 6,98 = circa 92 (numero di positivi plausibile).

Facendolo per le altre regioni italiane troverete numeri quindi molto più alti di quelli comunicati.

Un’analisi anche su questi dati che pubblicheremo nei prossimi giorni ci farà notare che anche questo aspetto è comunque in netto miglioramento.

Passiamo all’ultima colonna della tabella. I dati in provincia di Latina ci dicono che negli ultimi 10 giorni dei 121 nuovi positivi  registrati solo 18 (meno del 15%) sono stati ricoverati.

Quindi nella gran parte delle  province e regioni italiane con un andamento simile ci potrebbe essere negli ultimi giorni un ricoverato per ogni 6 o 7 positivi. Fino al 23 marzo nella provincia di Latina i postivi erano 193 e i ricoverati 107, quindi  più della metà.

In regioni quindi come Molise, Basilicata, Calabria, Umbria già ieri quindi ci potrebbero essere stati soltanto da 0 a 3 nuovi ricoverati.   

In una situazione molto simile a quella di queste 4 regioni si dovrebbero trovare secondo le nostre previsioni immediatamente dopo il 25 aprile tra le 17 e le 19 regioni italiane.

I dati dei ricoveri , delle terapie intensive, delle chiamate e pressioni ai pronto soccorso ci fanno comprendere chiaramente che subito dopo il 19 marzo è iniziata la discesa.

Quindi questa ondata non terminerà certamente dopodomani ma nemmeno dovremo aspettare mesi per dire la parola fine.   

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