Coronavirus, il punto sui dati del contagio: quanto incide il numero dei tamponi?

Coronavirus, il punto sui dati del contagio: quanto incide il numero dei tamponi?
Ermete Labbadia

Come ogni giorno arriva l’analisi dei dati del nostro Ermete Labbadia che oggi ci parla dell’incidenza dei tamponi nellanalisi dei dati del contagio da coronavirus, e del trend che si sta lentamente abbassando.

Quanti sono stati i nuovi positivi  ieri secondo il comunicato ufficiale diramato in Conferenza Stampa dalla Protezione Civile? 3836.

”Più o meno in linea con gli ultimi dati: forse una lentissima decrescita” si è detto.

D’altronde anche il 17 marzo,  pochi giorni prima di raggiungere i 6153 (max del 21 marzo) se ne erano registrati 3526.

Nonostante le restrizioni si sta scendendo troppo lentamente quindi? No. C’è una differenza sostanziale. Il 17 marzo sono stati fatti 10695 tamponi, ieri invece ben 51680

Quindi, in realtà, i nuovi contagiati di ieri potrebbero essere più o meno un quinto di quelli registrati il 17 marzo.

Nel grafico l’area blu indica il numero dei contagiati registrati, quella in rosso il numero dei contagiati se si fossero fatti quel giorno 100.000 tamponi

Per costruire la parte del grafico in rosso abbiamo sottratto anche al numero di tamponi effettuato il numero di guariti  di quel giorno, poiché purtroppo i dati dei tamponi comunicati non ci indicano le persone testate sola la prima volta ma sono comprensivi anche di coloro ai quali  una volta trovati positivi poi si fanno anche i successivi controlli per vedere se sono diventati negativi.

Poiché una persona viene definita guarita dopo due tamponi negativi. abbiamo quindi sottratto alla nostra analisi almeno il secondo tampone di controllo. 

Il grafico ci indica ad esempio che il 25 marzo i nuovi casi positivi registrati sono stati 5210 (area blu), mentre sarebbero stati 19701 (quasi il quadruplo) se si fossero fatti 100.000 tamponi.

Il giorno 31 marzo 4053 contro 14221 (il triplo), mentre ieri, 8 aprile, i casi positivi comunicati sono stati 3836, mentre se si fossero eseguiti 100.000 tamponi sarebbero stati più o meno il doppio (7737).

Quindi in realtà non siamo in una situazione quasi pianeggiante,  come ci indica la linea sopra l’area blu, ma molto più plausibilmente siamo in una situazione molto più simile a quella di ripida discesa indicata dalla linea sopra l’area rossa.

Man mano che l’organizzazione è diventata più efficiente e si sono potuti eseguire più tamponi la percentuale della parte dell’iceberg sommerso, della parte ignota, comprensiva dei pauci sintomatici e degli asintomatici si è venuta ad assottigliare sempre di più. Il grafico indica il notevole impatto avuto dalle misure di restrizione e dai comportamenti corretti eseguiti dalla maggior parte della popolazione.

A supporto di queste nostre considerazioni anche l’andamento dei dati più accertabili (decessi, terapie intensive, ricoveri).

I decessi sono in costante diminuzione: come già avevamo previsto con il post del giorno 31 marzo dal titolo “Non è un pesce d’aprile” in particolare i decessi sarebbero  iniziati a diminuire drasticamente dalla Lombardia ed infatti sono già passati in quella regione dai 550 giornalieri di quel periodo ai 238 di ieri 8 aprile.

E anche i nuovi ricoverati COVID sono in diminuzione: in alcune regioni siamo vicini già all’azzeramento.

Quindi non viaggiamo a nostro parere su una quasi parallela all’asse dell’ascisse (plateau, pianura ecc) ma in una discesa che ci porterà man mano a registrare un po’ in tutta Italia (le ultime saranno Emilia Romagna, Piemonte e poi Lombardia) sempre più pochi casi di positivi sintomatici. Già domani probabilmente pubblicheremo un’altra curva possibile del contagio (ancora più alta e ancora più ripida) che non cambia però lo scenario molto più leggibile in senso positivo da parte di tutti a cui potremmo assistere tra qualche settimana.   

Chiudiamo quindi “copia incollando” un passaggio del nostro post di ieri:

“Non siamo quindi in un plateau, in un possibile inizio della discesa, come molte fonti anche autorevoli raccontano  ma siamo quasi alla fine della discesa per molte regioni. Ma non dimenticate che dopo la fine della discesa (azzeramenti apparenti) ci sarà una stretta galleria di almeno una quindicina di giorni da percorrere a fari spenti, senza indicazioni. Non è consigliabile avventurarsi a velocità media o sostenuta, perché il virus potrebbe arrivare improvvisamente come un camion.”

Rispettiamo le regole, facciamo attenzione nei posti di lavoro in questa fase e poi nella fase 2,  perché in un futuro non troppo lontano…. andrà tutto bene

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