Voti comprati dal clan per Tripodi e soffiate, quattro indagati

Voti comprati dal clan per Tripodi e soffiate, quattro indagati

Compravendita di voti, con tanto di estorsioni, e soffiate al clan. Con queste ipotesi la Direzione distrettuale antimafia di Roma ha chiuso un’altra tranche dell’inchiesta “Alba Pontina” e inviato quattro avvisi di garanzia.

Sotto accusa Angelo Morelli, detto Calo, 35 anni, esponente dell’omonima famiglia di origine nomade, Ismail El Ghayesh, 23 anni, l’imprenditore Roberto Bergamo, 33 anni, e Antonio Fusco, detto Marcello, 57 anni, tutti di Latina.

Quando nel mese di giugno di due anni fa la squadra mobile arrestò 25 esponenti e gregari della fazione di Campo Boario del clan di origine nomade Di Silvio, dopo che l’Antimafia aveva ipotizzato la costituzione di un’associazione per delinquere di stampo mafioso, tra le ipotesi di reato spuntò fuori anche quella che la malavita avesse fatto affari nel 2016 durante le campagne elettorali per il rinnovo dei consigli comunali di Latina e Terracina.

E spuntò fuori l’ipotesi che fossero stati acquistati ed estorti voti a favore del candidato sindaco del capoluogo pontino Angelo Tripodi, sostenuto da La Destra, Forza Nuova e tre civiche, tra cui Latina Olim Palus di cui Bergamo era capolista.

Su tali vicende l’Antimafia ha aperto un’inchiesta autonoma e, chiuse le indagini preliminari, i pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli hanno ora inviato i quattro avvisi di garanzia.

Per gli inquirenti, Bergamo, candidato al consiglio comunale e capolista di una delle liste a sostegno di Tripodi, attuale capogruppo della Lega alla Regione Lazio, e Morelli, nel giugno 2016 avrebbero promesso 30 euro per ogni voto.

El Ghayesh avrebbe invece cercato di estorcere denaro a un giovane a cui aveva venduto 15 grammi di cocaina e da cui reclamava la consegna di 1.500 euro, minacciandolo. “Se entro il 10 non mi porti i soldi ti spezzo le gambe con la mazza e ti porto a refertare”, avrebbe detto l’indagato al giovane.

Poi gli avrebbe inviato degli sms: “Figlio di p… ti sei fatto la croce…te lo giuro, te devo sevizià, te devo fa rimpiagere il giorno che sei nato“.

Ancora: “Tanto te stanno a cercà pure a San Basilio. Ho messo una taglia, te trovo, te trovo, voi andà in Inghilterra, te taglio a pezzi“.

Infine il giovane, secondo la Dda, sarebbe stato costretto da El Ghayesh a votare per il candidato sindaco Tripodi e ad esprimere la preferenza per Bergamo.

A tal fine il latinense sarebbe stato accompagnato direttamente al seggio e dopo aver votato avrebbe dovuto dare prova di come aveva votato.

Fusco invece è accusato di aver fatto una soffiata al clan, invitando Agostino Riccardo, poi diventato collaboratore di giustizia, a non recarsi a un appuntamento con un ristoratore vittima di estorsione, facendogli capire che la Polizia stava preparando un blitz.

I quattro indagati possono ora, tramite i loro difensori, gli avvocati Giancarlo Vitelli, Alessia Vita e Stefano Iucci, presentare delle memorie, dei documenti e chiedere di essere interrogati.

Poi, trascorsi venti giorni, l’Antimafia potrà chiedere per loro il rinvio a giudizio.

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