Il carabiniere-giornalista Dimiccoli diventa colonnello: dalla caccia al “Lupo” Liboni, all’ultima promozione

Il carabiniere-giornalista Dimiccoli diventa colonnello: dalla caccia al “Lupo” Liboni, all’ultima promozione

Pietro Dimiccoli, pilastro portante del Comando provinciale carabinieri di Latina e finora tenente colonnello, ha indossato oggi il grado di colonnello: il meritato coronamento di una lunga e brillante carriera nell’Arma. Un passaggio che coincide con altri due momenti importanti nella vita dell’ufficiale: ieri ha compiuto 60 anni, e il prossimo 18 aprile andrà in congedo per limiti d’età. Una figura di riconosciuto spessore a cui il colonnello Gabriele Vitaliano, comandante provinciale dei carabinieri di Latina, ha tributato una sentita lettera di commiato, che ripercorre le fasi salienti della carriera del neo-colonnello.

“Viene dalla gavetta, Dimiccoli. Ha cominciato il suo servizio da carabiniere semplice nel 1980, alla stazione di Maranello. distintosi per preparazione, viene subito promosso sottufficiale: lo ritroviamo vice brigadiere, due anni dopo, nelle Stazioni di Roma. Ha una rara capacità: farsi benvolere con garbo e signorilità, una dote importante per un carabiniere che lavora ‘tra la gente per la gente’; nel 1987 passa così al reparto operativo di Roma, massimo organismo investigativo della Capitale. Sono anni difficili e i rapporti con gli organi di stampa risultano frenetici, complessi, talvolta tesi: l’arma li affida a lui. Una scelta vincente: carabiniere e giornalista (è iscritto all’Albo dei pubblicisti) sa capire le esigenze di ambo le parti; sempre presente e disponibile, fornisce le risposte giuste al momento giusto. Ma dimiccoli sa guadagnarsi un nuovo salto di carriera: diventa ufficiale e da tenente, trascorso un periodo a Bologna, torna a Roma, a comandare la Sezione motociclisti. Qui si rende protagonista di un’epica ricerca: per le strade della Capitale si aggira infatti uno spietato e imprevedibile assassino, capace – come i ‘cattivi’ hollywoodiani – di vivere con i senzatetto, spostarsi con auto rubate e sparare a chiunque lo intralci, silenzioso come un’ombra e letale come un lupo. E’ Luciano Liboni, soprannominato appunto ‘il Lupo’. Dimiccoli si dedica al certosino lavoro di distinguere i falsi avvistamenti dai veri, prevedere gli spostamenti del criminale, attenderlo al varco; paziente e determinato quanto l’avversario, invia i suoi motociclisti in giro per la città a cercarlo. La pervicacia paga: il 31 luglio 2004 Liboni viene raggiunto al Circo Massimo. Prende in ostaggio una turista e spara all’impazzata. Ferito, morirà durante il trasporto in ospedale. Ma il luogo di lavoro, per un ufficiale dei carabinieri, è l’Italia intera. Da Roma Dimiccoli va a comandare la Compagnia di Lecco, dove conosce Daniela, l’amore della sua vita, inaspettato come in un romanzo. Torna a Roma, al Comando generale, non a caso all’ufficio che gestisce i rapporti con la stampa. Va poi a Frosinone, per cinque anni comandante della Compagnia. Nel 2013 arriva a Latina, vice comandante del Comando provinciale. Anche qui si distingue immediatamente per le doti di serietà, preparazione e umanità, riscuotendo unanime considerazione fra le autorità civili, militari ed ecclesiastiche, i componenti delle altre forze di polizia, gli esponenti della stampa, le istituzioni scolastiche, gli imprenditori e i comuni cittadini. Così è giunto al traguardo del grado di colonnello, lui partito da semplice carabiniere, chiudendo la sua carriera nel silenzio di una situazione nuova, imprevista e spersonalizzante: l’emergenza epidemiologica, che mette a dura prova proprio quei rapporti umani su cui egli tanto ha investito, nella vita personale come in quella professionale. Ma i carabinieri devono ‘esserci’, anche in questo difficile momento. Talvolta l’Arma dei carabinieri solleva un attimo lo sguardo dalla routine del lavoro quotidiano, e scopre di essere una famiglia: è con questi sentimenti che ringrazia e saluta il colonnello Dimiccoli, protagonista silenzioso ‘della fedeltà immobile e dell’abnegazione silenziosa’, come cantava D’Annunzio cent’anni fa”.

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