«Coronavirus, una bugia»: i complottisti sovversivi che invitano ad uscire

Tra bufale e dietrologie, si sentono in una dittatura. E fanno proseliti dicendo ai cittadini di ribellarsi alle autorità

«Coronavirus, una bugia»: i complottisti sovversivi che invitano ad uscire

Il leader complottista Andrea Libero Gioia 

Quarantena? No, grazie. In un periodo storico di massima emergenza nazionale e mondiale per la pandemia da coronavirus, ci mancavano solo loro: i complottisti della porta accanto che sostengono come la Covid-19 non sia un pericolo reale, bensì un’invenzione bella e buona. Alla faccia delle migliaia di morti, il perno di una macchinazione intercontinentale architettata e imposta dai potenti del globo terracqueo. Particolare convinzione sulla cui base certi personaggi incitano la gente a uscire dalla proprie case e ad avere la vita di sempre, in nome della disobbedienza civile e in barba ad ogni divieto delle autorità e briciolo di buonsenso. In forza di sgangherate tesi che, si capirà, costituiscono un serio rischio non solo per la salute degli stessi fautori di tali fantomatici inganni, ma anche e soprattutto per quella degli altri. E dire che, a sentirli, la vera emergenza non è certo il virus, bollato con la faciloneria di chi la sa sempre più lunga degli altri come «poco più di una banale influenza»: l’emergenza in atto sarebbe invece quella democratica, con le persone costrette a non mettere piede in strada per via di strategie sotterranee figlie degli ormai classici, abusati quanto nascosti «poteri forti».

Per loro, da qualche settimana a questa parte tutti sono stati catapultati in uno «stato di polizia» orwelliano, in un «ferreo regime dittatoriale» che priva della libertà individuale per un virus che è solo «una finzione». E fa nulla se chi propaganda con sicumera certi assunti non abbia la benché minima competenza scientifica: «Non ho avuto studi di medicina, ma leggo e mi informo», sottolinea uno dei leader di questo strisciante negazionismo. Prima di sciorinare una serie di teorie del complotto da far impallidire. In particolare i più svegli. Che per loro sono però una massa di «pecore», quando non proprio complici assoldati dai succitati, cattivissimi poteri forti. Parola di Andrea Libero Gioia, uno dei capi riconosciuti del movimento complottista che sta prendendo sempre più piede sostenendo la «grande bugia» del virus.

Una corrente che di recente è convogliata nella Nuova Resistenza Italiana 2020, movimento di cui Gioia è fondatore e principale animatore, e che prende forza dal passaparola social e da una serie di altri piccoli movimenti ed associazioni collegate. A partire da “The Walk of Change”, realtà conosciuta anche come “Il Cammino del Cambiamento”, fondata e sostenuta proprio dal capitolino Gioia, e dall’associazione “AlbaMediterranea“, presieduta da Orazio Fergnani, nativo della provincia di Latina e da anni trapiantato nell’hinterland romano. Loro, le principali guide ad invitare alla sovversione, per un fronte che conta migliaia di sostenitori. Una sovversione pacifica, sottolineano. Ma pur sempre rischiosa, dato che invitano senza filtro alcuno a ribellarsi alle imposizioni delle autorità. Oltre che per «una marcia su Roma», si sono organizzati per una serie di denunce-querele di massa, in parte assicurano già presentate: contro le istituzioni, i politici, i mass media. Tutti complici, «bugiardi patentati» comprati dai poteri forti e dalla case farmaceutiche.

I LEADER: L’ASSISTENTE DI VOLO E IL MENTORE PONTINO

Ma chi sono Gioia e Fergnani? Due comuni cittadini che si credono detentori della “vera” conoscenza. Il primo è un assistente di volo della compagnia Alitalia, che sul web vanta tra l’altro una vecchia esperienza in tutt’altra uniforme: «Ho fatto l’ufficiale dell’esercito nella missione antimafia per difendere i diritti di Falcone e Borsellino», afferma testualmente in uno dei suoi video. Nei mesi scorsi, in concomitanza con le contestazioni di piazza in Francia, Gioia, antivaccinista duro e puro, era comparso pubblicamente auto-dichiarandosi portavoce dei fantomatici “Gilet gialli italiani”.

Orazio Fergnani

Il secondo, che l’altro definisce uno dei propri mentori, è nato a Pontinia e all’età di sette anni si è trasferito a Roma con la famiglia. Nel curriculum, oltre a studi universitari mai terminati, prima in Architettura e poi in Letteratura straniera, ha un libro sugli Etruschi di Veio e diversi interventi su «vari siti web di controinformazione». Oltre che un diploma di perito industriale specializzato in macchine idrauliche, competenze che a suo tempo lo portarono ad aprire una ditta per realizzare «arredamenti esterni ed impianti tecnici di ville» fin quando, spiega in una biografia sul web, «arriva Tonino di Pietro il quale pensa bene di sconquassare oltre che la politica anche l’economia italiana, per cui in pochi mesi mi ritrovo senza lo straccio di un cliente». Fergnani vanta anche un passato da agente di commercio «presso una prestigiosa azienda alimentare-dolciaria» e poi da importatore di prodotti alimentari. Ultima occupazione di cui dà nota, portata avanti da metà degli anni Novanta, è quella di agente nel «mercato delle telecomunicazioni». Un continuo reinventarsi di necessità, fino a ritrovarsi tra gli ideologi di alcune delle principali sfumature del complottismo, non ultima quella relativa alla «pandemia inventata». Giusto per rendere l’idea: oltre che mentore dell’attivissimo Gioia e guida dell’associazione AlbaMediterranea, è colui ha vergato di suo pugno la denuncia-querela contro le autorità che in questi giorni dal fronte della Nuova Resistenza Italiana tentano di propagare urbi et orbi. Del resto, lamentano gli stessi, “stranamente” nessun avvocato ha voluto metterci faccia e firma. Chissà perché.

Ebbene: queste brevi e parziali biografie di Gioia e di Fergnani per dire cosa? Forse per mettere in qualche modo in cattiva luce il duo complottista? Nient’affatto. Solamente per far capire che a parlare e ad invitare «ad uscire» non sono tecnici, né scienziati con studi specifici. Fermo restando che non è certo da escludere a priori che anche l’uomo qualunque possa avere lampi di genio o intuizioni degne di nota. Semplicemente, non è questo il caso. Nessun «libero pensatore» illuminato: tra il coraggio a cui fanno appello nel ribellarsi alle autorità in nome del complotto e della «pandemia inventata» e l’incoscienza nel propinare determinate prese di posizione, c’è una bella differenza. Ed a poco o nulla serve appigliarsi a presunti luminari e voci libere.

I LORO ESPERTI? «LIBERI PENSATORI» DA LIBRO NERO

Nel loro personale pantheon, a sostegno di certe teorie, figurano infatti personaggi a dir poco discussi. Come ad esempio il dottore d’origine bolognese Stefano Montanari, «nanopatologo» con una laurea in Farmacia, finora piuttosto noto nel suo settore soprattutto per essere un convinto no-vax e per studi sul tema risultati privi di ogni metodologia scientifica. Un soggetto proprio in questi giorni denunciato dagli scienziati dell’associazione Patto Trasversale per la Scienza, per via delle «gravi affermazioni sulla diffusione, contenimento e cura del Sars-Cov-2 e della malattia Covid-19», nonché «per le tesi complottistiche anti-vaccinali contenute in vari video ed interviste».

Rosario Marcianò

Altro personaggio ideologicamente molto vicino alla Nuova Resistenza Italiana e alla sua galassia è Rosario Marcianò, originario di Saviano, definito un «libero pensatore e consapevole cittadino, che ha subito pochi giorni fa l’oscuramento e la chiusura a tempo indeterminato della sua pagina Facebook e canale Youtube e che non ha più la possibilità di informare il grande pubblico che lo seguiva». Una sorta di martire, insomma. Per la cronaca, delle circostanze altamente indicative: il complottista Marcianò, geometra che su Linkedin si definisce «ricercatore, scrittore, giornalista indipendente, documentarista», sostenne che il disastro provocato dalla caduta del Ponte Morandi, che nel 2018 costò la vita a 43 persone, fosse stato provocato da alcune cariche esplosive piazzate da un non meglio specificato qualcuno. E non solo. Andando oltre ogni immaginazione, per Marcianò Bruno Gulotta, tra i due italiani morti nel’attentato terroristico del 2017 a Barcellona, non è mai morto. Come pure a suo dire non era mai morta perché addirittura mai esistita Valeria Solesin, la ragazza italiana uccisa nell’attentato nel locale francese Bataclan nel 2015: un’attrice, per lui. Ed attori sarebbero stati i genitori distrutti dal dolore. Peccato che, alla stregua degli altri, per i complottisti anti-virus un tale personalità sia non solo attendibile, ma pure degna di un appello per non tappargli (metaforicamente) la bocca.

Una breve, parziale lista di personalità in cui trovano a loro modo posto anche il torinese Massimo Mazzucco, ex fotografo di moda e regista, ora blogger complottista, definito dai cittadini della Nuova Resistenza Italiana «il più grande giornalista d’inchiesta d’Italia», nonché il giornalista pubblicista – sospeso dell’Ordine – Adriano Panzironi. Ovvero il guru romano della “dieta della lunga vita”, noto per essere l’ideatore e promotore del regime alimentare Life 120, che alimenta la sua azienda, e incappato a più riprese in denunce da parte di medici di professione e sanzioni dell’Autorità garante delle comunicazioni. Un pantheon di una certa sostanza, non c’è che dire. Non fosse che in questo caso la sostanza abbia una valenza tutt’altro che rassicurante.

IL RISCHIOSO VERBO DEI SOBILLATORI

Ma torniamo alla parte centrale, cioè alle tesi della Nuova Resistenza Italiana e dei suoi sodali. C’è di tutto e di più. I morti di Bergamo e Brescia, tra i centri maggiormente falcidiati dal coronavirus? Colpa di inquinamento e vaccinazioni. Nulla di più, per i resistenti. Che, in generale, per bocca del leader Gioia, bandiera tricolore quasi sempre in bella vista, parlano di un’«emergenza finta», di un «qualcosa di inesistente ». Invitano a «smettere di avere paura» di quella che è «poco più di un’influenza». Dando nemmeno troppo velatamente per scontato che una «bomba batteriologica è stata buttata sull’Italia», e che sul Belpaese ci sono «aerei che stanno continuando a buttare metalli pesanti tramite aerosol». Un modo come un altro per «avvelenare», facendo «sembrare che la gente sta male». Ed ancora: «Ci stanno prendendo per il culo»; «ci dobbiamo svegliare», perché questa è una «finta epidemia», è «follia pura»; «non fa morire persone sane»; è «alla stregua di una semplice influenza», è «evidente (la) non pericolosità». Per Gioia e company, c’è un «allarmismo senza ragione», nell’ambito di una «pandemia della paura». Una «messinscena», una «finzione che ci sta portando dritti nel baratro». Non viene «contagiato nessun bambino o giovane», «politici, giornalisti e molti operatori sanitari hanno creato il panico». Se siete sani e non avete patologie pregresse, dice l’incauto Gioia, «uscite, tornate a respirare e a vivere la vostra vita, perché non morirete».

Troppi morti a Bergamo, per portare via le bare interviene l’esercito

Le persone morte? Venute a mancare «non per colpa del coronavirus, ma col contagio del coronavirus». Ah. Ed ecco dunque l’invito, ribadito in tutte le salse: «Riprendiamoci la nostra sovranità», nell’ambito di una «battaglia consapevole». Bisogna «riaprire tutto», sostiene l’assistente di volo. Dando peraltro per assodato che il virus partito da Wuhan tragga origine da un «laboratorio di ricerca dell’Oms». E che in qualche modo con morti e pandemia c’entrino pure le antenne 5G di ultima generazione, e gli immancabili – per i cospirazionisti – Bill Gates e consorte. Per la serie: tutto fa brodo. Per fini alti, evidenzia il signor Gioia: «Difendere la libertà», e ristabilire la «verità» nell’odierno «stato di polizia», dato che rappresentanti delle istituzioni, politici e giornalisti sono «tutti dei bugiardi patentati», che agiscono nel nome dei poteri forti. «Vediamo calpestare i diritti inviolabili, violentare la salute dei cittadini, peggiorare le condizioni di vita di interi popoli», arringa il leader dei resistenti 2.0. «Vergogna!», una delle parole più dette. Invitando alla «disobbedienza civile» e a uno «stato di non collaborazione totale con le autorità» per «difendere la Repubblica» contro «i padroni del mondo». «Se saremo tutti insieme, non ci potranno fermare», continua Gioia, auspicando denunce contro le autorità e la già citata «marcia su Roma da tutta Italia». Una marcia «per la pace » e «senza violenza, no alle armi», ci tiene almeno a precisare. Sciorinando tra un intervento e l’altro numeri e dati ufficiali (quanto inconsciamente ?) male interpretati e snocciolati alla rinfusa, tanto per dare un apparente sostegno alle sue (e non solo sue) teorie che vedono «lo stato di diritto messo in pericolo». Ecco i concetti base del verbo propinato. E no: nessuna distorsione, decontestualizzazione o manipolazione, da parte nostra. Purtroppo.

LA CROCIATA SOVVERSIVA FA PROSELITI. PRONTA A “FREGARE” LE AUTORITÀ

Insomma: un calderone in cui bollono una serie di dichiarazioni a tratti deliranti, condite da bufale; incoscienza a piene mani; mezze verità piegate in modo da dar linfa al pensiero che si vuole inculcare; posizioni di scienziati e presunti esperti ampiamente sbugiardati dalla comunità scientifica e dalla semplice logica dei fatti; fantapolitica; pura disinformazione travestita da controinformazione; una massiccia dose di populismo d’accatto e cospirazionismo d’annata rimasticato alla bisogna. Le tessere di un puzzle che faticano a stare insieme, a tratti in palese contraddizione tra loro. Eppure, Gioia è fermo sulle proprie convinzioni. E con lui, gli altri leader del movimento del “virus è una bugia”.

Dei folli isolati? Innanzitutto, fino a prova contraria Gioia, Fergnani ed “illuminata” compagnia sono sani di mente. Il vero problema è che dietro di loro si sta formando un eterogeneo movimento che agisce sottotraccia ed è in progressiva espansione. A oggi, sul solo gruppo Telegram principale della Nuova Resistenza Italiana 2020, dato che ce ne sono anche di regionali, si contano oltre 7mila iscritti, raccolti da metà marzo. Altre migliaia di seguaci ci sono sulle pagine, i profili e i gruppi social di The Walk of Change, AlbaMediterranea e realtà collegate. Per una corrente di pensiero che sta rischiando di attecchire anche in provincia di Latina: i loro discepoli non mancano nemmeno a certe latitudini. Qualcuno con trascorsi politici nell’ambito delle destre. E ci sono progetti di espansione: al grido di «Io esco», questa frangia di complottisti mira non solo ad allargarsi nella penisola, ma anche a varcare i confini nazionali. Del resto, si sa, propaganda e proselitismo trovano terreno fertile soprattutto nei momenti di difficoltà. Gli interessati ne sono ben consci: «Stiamo crescendo di giorni in giorno», dice Gioia in uno dei suoi interventi-fiume. «Ci possiamo moltiplicare a livello esponenziale (…), pubblicate ovunque».

Una crociata sovversiva, la loro, che potrebbe non essere stoppata nemmeno dalla censura dei loro canali social. Si stanno organizzando per bypassare ogni stop delle autorità, che loro chiamano «regime»: «Abbiamo poco tempo, presto bloccheranno i social, trovate ogni mezzo a vostra disposizione per comunicare. Dalle mail, a baracchini, ricetrasmittenti, walkie talkie», scrivono. Pronti ad ogni strategia. E al vittimismo preventivo: Gioia, per dire, sostiene che nel diffondere certe «verità» stia «rischiando di morire». Ci credono per davvero. Cianciando a sproposito di Costituzione e Dichiarazione universale dei dritti umani, si sentono gli ultimi paladini della democrazia mondiale. Si atteggiano a sveglissimi illuminati. Tutti gli altri, quando non supposti complici della «grande bugia», servi dei succitati poteri forti, vengono bollati come dormienti inconsapevolmente in balìa di chi comanda il mondo. Ed a loro modo alcuni di questi agitatori in apparenza sanno anche essere lucidi, pur divulgando teorie incredibili e quantomeno zoppicanti e caotiche: tra parlantina e ammiccamenti, facendo leva su ignoranza, abuso della credulità popolare e rabbia derivante dalla crisi economica, di questi tempi continuare col proselitismo diviene un gioco facile. Argomentazioni fumose? Dietrologia ad ogni costo? Tuttologia senza alcuna base? Farneticazioni tout court? Il numero dei seguaci dei “rivoluzionari da social” racconta che la disinformazione galoppa a prescindere da ogni dato di fatto.

LA DENUNCIA-QUERELA CONTRO ISTITUZIONI E MASS MEDIA

Ennesimo elemento eloquente, a tal proposito, la denuncia-querela contro le autorità (e non solo) che Andrea Libero Gioia sta cercando di far inoltrare in lungo e in largo. Farina del sacco dell’amico e mentore complottista Fergnani: come si è capito, sono convinti che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Governo italiano, i governatori regionali, i sindaci, i Prefetti, il Capo della Polizia di Stato, i direttori di testate giornalistiche, radio e televisioni siano parte integrante del complotto dittatoriale attuato con la “scusa” della Covid-19. E lo hanno messo nero su bianco.

Convinzione per cui i soggetti in elenco dovrebbero rispondere di una sfilza di presunti reati. Tutti da gustare: attentati contro i diritti politici del cittadino; abuso di ufficio; interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità; istigazione a delinquere; pubblica intimidazione; falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici; falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in certificati o autorizzazioni amministrative; falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici; falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative; diffamazione di Istituzioni di Stato estero; danno erariale; pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine; procurato allarme presso l’autorità; abuso della credulità popolare. In altre situazioni, ci sarebbe da ridere. In questo caso non si può. E non tanto per le gravi quanto inconsistenti accuse, piuttosto per il fatto che Gioia e sodali invitino ad usare questa denuncia-querela come una sorta di lasciapassare per uscire di casa senza necessità. Alla faccia della pandemia.

LIBERI DI ESSERE PERICOLOSI

Un domani verranno – giustamente – zittiti, denunciati o finanche arrestati per aver diffuso fake news, messo a repentaglio l’incolumità degli altri e invitato ad infrangere la legge? Nel loro microcosmo, ca va sans dire, passeranno per coraggiosi eroi martirizzati in nome del bene comune. Lo stesso bene comune, però, a cui stanno attentando più o meno consapevolmente giorno per giorno con la loro esplosiva miscela di bestialità (eufemismo). Sia chiaro: ammirevole, credere in qualcosa con tutte le proprie forze. Ammirevole porsi delle domande, analizzare, ragionare. Ed ammirevole è la dedizione. Fin quando sulla base del nulla assoluto e del cieco fanatismo non si mette a rischio la vita della gente. La stessa che, dicono a gran voce certi agitatori, vogliono tutelare. E in questo caso non ci sono «pensieri alternativi» e «libera espressione» che tengano.

Solo il pensiero acritico e aprioristicamente schierato di chi è al soldo dei tanto citati poteri forti? Ai posteri l’ardua (?) sentenza. Nel frattempo i sovversivi della porta accanto, tra saccenza ingiustificata, totale incoscienza, storielle claudicanti e chiare bufale, continuano nel tentativo di aizzare i cittadini alla ribellione. Sbertucciando gli altri, le «pecore». Come ogni complottista che si rispetti, l’unica verità possibile è la propria. Senza se e senza ma. Quanto durerà ancora?

UNA FOTOGALLERY (PARZIALE) DEL FURORE COMPLOTTISTA

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