Danno erariale, il Comune batte cassa al consigliere Avvisati

Danno erariale, il Comune batte cassa al consigliere Avvisati

Il Comune di Sabaudia batte cassa al consigliere comunale Vincenzo Avvisati.

Dopo la condanna inflitta a quest’ultimo dalla Corte dei Conti, imponendogli di risarcire circa seimila euro all’ente locale, la giunta comunale ha dato mandato al sindaco Giada Gervasi di individuare un funzionario a cui affidare l’incarico di riscuotere tale somma.

Il consigliere comunale è stato condannato con l’accusa di essersi fatto rimborsare spese di viaggio a cui non aveva alcun diritto.

Le indagini sono iniziate dopo l’invio alla Procura contabile di un esposto anonimo, il 18 gennaio 2016.

Indagando, la Guardia di finanza ha ritenuto che Avvisati avesse attestato falsamente di aver sostenuto spese di viaggio per recarsi in Comune, tra il mese di luglio 2013 il maggio 2016, indicando anche i chilometri percorsi dalla propria residenza di Bassiano a Sabaudia, oltre al costo della benzina.

Per le Fiamme gialle tra l’altro l’allora presidente del consiglio comunale neppure viveva più a Bassiano, ma a casa del suocero a Borgo San Donato, anche se tale particolare, essendosi gli investigatori concentrati solo sui consumi di energia elettrica nei due immobili, per i giudici non è stato provato.

Dagli accertamenti è poi emerso che il consigliere non ha la patente di guida.

Tanto che si è giustificato con i finanzieri sostenendo che aveva viaggiato con i mezzi pubblici o chiesto passaggi.

Le indagini hanno però soprattutto evidenziato che nelle date indicate da Avvisati per farsi rimborsare gli spostamenti non vi erano sedute di consiglio comunale, di commissioni consiliari o conferenze dei capigruppo che potessero giustificare quei rimborsi. Un vuoto registrato in ben 315 casi.

Il politico è così stato mandato a giudizio e gli inquirenti hanno chiesto di condannarlo a risarcire circa 7.500 euro.

I giudici, essendo Avvisati anche dipendente comunale, hanno specificato che “non poteva non essere edotto in ordine alla rimborsabilità o meno delle spese di viaggio”, e quindi “in considerazione anche della reiterazione della condotta”, hanno ritenuto “che abbia scientemente indicato ogni sua presenza in Comune, al fine di ottenere i rimborsi non dovuti delle spese”.

Non essendo stata raggiunta la prova sull’effettivo domicilio del consigliere, gli hanno fatto però un po’ di sconto, condannandolo a pagare poco più di seimila euro. E il Comune ora passa all’incasso.

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