Emergenza Covid-19, i comitati in difesa dei Ppi dicono la loro sulle novità

Emergenza Covid-19, i comitati in difesa dei Ppi dicono la loro sulle novità

Una nota dei comitati in difesa dei Punti di Primo Intervento di Gaeta, Latina, Priverno, Sabaudia e Sezze prendo carta e penna e segnalano la situazione alla luce dell’emergenza del nuovo coronavirus e il cambio di orari dei Ppi e dei Pat.

“I sottoscritti Comitati sorti spontaneamente nei Comuni della provincia di Latina in difesa dei Punti di Primo Intervento, tutti firmatari dei ricorsi avverso i provvedimenti del Commissario ad acta della Regione Lazio e della direzione generale dell’azienda sanitaria locale Latina con cui è stata disposta la trasformazione dei PPI in Punti di Assistenza Territoriale PAT incardinandoli nel Dipartimento di Assistenza Primaria, mentre attendono fiduciosi la decisione del TAR, seguono con crescente preoccupazione l’evolversi della situazione anche in relazione all’epidemia in atto.

La direzione dell’azienda sanitaria locale con due ordinanze: la prima del 3 e la seconda dell’ 11 marzo ha deciso la chiusura di tutti i PAT nelle ore notturne dal 5 marzo al 6 aprile p.v. provvedendo a trasferire parte del personale medico ed infermieristico non presso altre Unità Operative Complesse del Dipartimento di Assistenza Primaria sotto le quali sono stati posti, ma presso i servizi di Pronto Soccorso di Latina, Terracina e Formia che afferiscono ai rispettivi Dipartimenti di Emergenza Urgenza, confermando proprio uno dei motivi di ricorso di questi Comitati i quali ritengono che le funzioni di emergenza/urgenza svolte ancora oggi dai PAT siano omogenee con quelle dei DEA e non già con quelle del Dipartimento di Assistenza Primaria.

Pur comprendendo le difficoltà del momento non possiamo non evidenziare i problemi che ci vengono segnalati:

1) Difficoltà nella fornitura al personale in servizio nei PAT dei Dispositivi di Protezione Individuale e carenza di divise di ricambio nel caso di soccorso a pazienti con ferite aperte e sanguinanti il che li espone a rischi molto gravi.

2) Ritardi nell’assunzione del personale: benché la Regione Lazio abbia autorizzato, con le Determinazioni n. G18463 del 23/12/2019 e G00335 del 16/01/2020, l’azienda ad assumere numerose unità di personale e, con altri provvedimenti ad attingere dalla graduatoria del concorso per il reclutamento di infermieri professionali svolto dall’Azienda Sant’Andrea di Roma sembrerebbe che dette unità non abbiano ancora preso servizio costringendo il personale che si sta prodigando in maniera encomiabile proprio a causa dell’epidemia a turni defatiganti che potrebbero ridurre le loro difese.

3) Perdurante carenza di informazione dei cittadini che seguitano a rivolgersi ai PAT nelle ore notturne o che, ritenendo di essere state colpite dall’epidemia, invece di rivolgersi ai medici di famiglia (o alla Guardia medica nei giorni festivi, nel pomeriggio dei giorni prefestivi e nelle ore notturne), vanno al PAT più vicino.

Ci auguriamo vivamente che al più presto l’emergenza abbia termine, che i PAT vengano riaperti nelle ore notturne e che da questa vicenda, in un ambiente più sereno, la Conferenza locale sociale e sanitaria, con la partecipazione dei cittadini e dei Comitati, adotti tutte le iniziative di propria competenza per la costruzione di una sanità pubblica diversa che, nel rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza, assicuri ai cittadini:

a) più prevenzione;

b) l’adeguamento dei posti letto per acuti della provincia di Latina (ora sceso al 2,26×1000) allo standard del 3×1000 previsto dal DM 70/2015 utilizzando le strutture pubbliche disponibili;

b) l’adeguamento del rapporto: unità di personale per mille abitanti, oggi ridotto al 5,8×1000, all’8×1000;

c) l’eliminazione del sottodimensionamento delle apparecchiature di diagnostica che costringe i pazienti a lunghe liste di attesa.

You must be logged in to post a comment Login

h24Social
[ff id="2"]