“Coronavirus, restate in casa”. Ma chi non ce l’ha è in strada: emergenza senzatetto

“Coronavirus, restate in casa”. Ma chi non ce l’ha è in strada: emergenza senzatetto

Com’è che recita l’arcinota (ed abusata) parabola evangelica? «Gli ultimi saranno i primi». Ma intanto restano ultimi. E, se proprio da qui a poco dovessero guadagnarsi un primato, di questi tempi sarà tutt’altro che piacevole: abbandonati al loro destino, rischiano di ritrovarsi non solo infetti, ma anche vettori “itineranti” del nuovo coronavirus, appena dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità pandemia. Un pericolo concreto, sia per i malcapitati in questione che per la collettività.

Gli ultimi in questo caso sono i senzatetto. Per loro il salvifico slogan «Io resto a casa», lanciato dal premier Giuseppe Conte al momento della stretta su tutto il territorio nazionale per contrastare l’incedere del temuto Sars-Cov-2, resta nella lista dei desiderata. Quantomeno a determinate latitudini: nel Sud pontino i senza fissa dimora, italiani e stranieri, rappresentano un’emergenza tanto silenziosa quanto preoccupante. E diversi Comuni del comprensorio, in questi giorni più impegnati nel fronteggiare le emergenze primarie e più evidenti, sembrano non essersene resi conto. 

POSTI LETTO? UN SOGNO PER POCHI

Non sono certo un esercito, ma a quanto pare coloro che per un motivo o per un altro non hanno casa né altro luogo dove trovare rifugio sono comunque a decine. Un nutrito numero di esistenze randagie al momento senza alcun appiglio. O, comunque, con appigli limitatissimi: nel Sud pontino le realtà destinate alla loro accoglienza a dir poco scarseggiano. Anzi: da quel che risulta, ce n’è solo una. Che per forza di cose, però, non può fare granché.

Si tratta del centro servizi Caritas di Formia intitolato a “San Vincenzo Pallotti”, che, chiuso da mesi per lavori il centro “Monsignor Salvatore Fiore” di Fondi, resta l’unico riferimento operante in tutto il vasto territorio compreso nell’Arcidiocesi. Ventiquattro posti letto in totale, di cui a oggi soltanto una decina liberi, informano i referenti una volta contattati. Ad ogni modo una soluzione parziale per almeno qualcuno dei senzatetto? Fino a un certo punto.

UNA STRADA IN SALITA

Innanzitutto, allo stato attuale gli operatori del Pallotti sono ridotti all’osso, continuando a prestare la propria opera caritatevole con estrema difficoltà nonostante i sacrifici giornalieri. Chissà fin quando riusciranno a resistere, pochi come sono. Ma le vere questioni da disco rosso sono altre. Ferrei, i paletti d’accesso al centro: si può essere accolti – giustamente – solo previo colloquio atto a valutare sia le reali esigenze dei richiedenti, sia l’effettiva possibilità di alloggiarli e sfamarli, considerando che alcuni si portano dietro problemi di tossicodipendenza e/o alcolismo difficili oppure impossibili da sostenere a livello sanitario e assistenziale per una struttura del genere. 

L’ingresso del “Pallotti”

Altro dato fondamentale è poi rappresentato dai dettami dell’ormai famoso Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo, che, tra le varie restrizioni, pronte a divenire ancor più pesanti, blocca gli spostamenti. Buona parte dei senzatetto del Sud pontino in teoria potrebbe sì accedere ai servizi del centro Caritas formiano, però, in ossequio alle succitate disposizioni, solo a condizione di trasferirsi stabilmente nel Comune del Golfo. Insomma, niente andirivieni con le città limitrofe di provenienza, a maggior ragione alla luce delle ultime evoluzioni legate alla pandemia in corso.

Dunque: posti letto al lumicino, incontri di rito per capire se poter essere o meno accolti, restrizioni governative anti-Covid sulla mobilità. Strada in salita, per i “dimenticati”. Altro che isolamento preventivo per sfuggire al nuovo coronavirus. Allo stato attuale, per queste persone è quasi impossibile. E, se anche il centro Caritas di Formia spalancasse loro le porte senza alcuna scrematura, nelle strade di senzatetto ne rimarrebbero comunque in quantità. Mentre sul campo, in mezzo a tutti noi, resta una bomba sociale e sanitaria. Pronta ad esplodere col passare dei giorni.

L’OSPEDALE COME CASA: EQUILIBRI PRECARI E ULTERIORI PERICOLI

In tal senso è indicativo quanto accade a Fondi, uno dei primi territori della provincia di Latina ad essere toccato in maniera preoccupante dal Covid-19: alcuni clochard e disperati di varia natura continuano ad alternarsi e ammassarsi presso il Pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio. Nonostante le ripetute chiamate alle forze dell’ordine da parte di personale sanitario e utenti, è la loro improvvisata casa da mesi, in particolar modo la notte; e, non avendo valide alternative, lo è pure ora che dal Ps sono con l’acqua alla gola, con nuovi possibili casi di coronavirus all’ordine del giorno. Contagiati, solo sospetti o certificati, con i senzatetto. Tutti insieme appassionatamente. Uno stato di cose che rischia di degenerare da un momento all’altro.  

COME PROVARE AD AVERE UN TETTO

Per chi, tra gli “ultimi”, in mancanza di altre soluzioni volesse intanto provare a trovare accoglienza presso il centro Caritas di Formia (situato al civico 19 di via Capo Castello, nel quartiere Castellone) è possibile avere un colloquio con gli operatori il martedì e il mercoledì, dalle 9 alle 12.30. In alternativa, la struttura può essere contattata al numero telefonico 0771/790139. La corsa ad accaparrarsi gli esigui posti disponibili è ancora aperta. Peccato che molti non lo sapranno mai: con le istituzioni latitanti, quanti senzatetto avranno la fortuna di avere uno smartphone a portata di mano? Senza contare quelli che non parlano una parola di italiano. 

You must be logged in to post a comment Login

h24Social
[ff id="2"]