Da Forza Nuova si parla di “sostituzione etnica” nell’agro pontino

Da Forza Nuova si parla di “sostituzione etnica” nell’agro pontino

Parole forti quelle utilizzate da Valerio Arenare, dirigente dell’associazione di categoria “Lega della Terra”, costola del movimento Forza Nuova che in una nota affronta la situazione dell’agro pontino in merito ai lavoratori stranieri nel territorio della Piana, denunciando una presunta “sostituzione etnica sul lavoro

“Il territorio dell’Agro pontino, sito in provincia di Latina, è al primo posto in Lazio per quanto riguarda le esportazioni di prodotti agroalimentari e, addirittura, contribuisce da solo per il 5% del totale delle esportazioni agricole nazionali. Quello che emerge chiaramente, tuttavia, è che a farla da padrone in territorio pontino sono gli extracomunitari, tanto che Latina è al secondo posto in Italia per numero di contratti di assunzione riservati a lavoratori extracomunitari.

A commentare questi dati è Valerio Arenare, dirigente nazionale dell’associazione di categoria “Lega della Terra”, satellite del movimento Forza Nuova: “Nell’Agro Pontino, territorio a vocazione prevalentemente agricola, la sostituzione etnica sul lavoro è già una realtà. Malgrado i proclami entusiastici dei politici locali, che parlano di esempio virtuoso di integrazione, la realtà è che Latina spicca per impiego massiccio dei nuovi schiavi indiani e bengalesi, che rappresentano una sterminata massa di braccianti privi di diritti ed a bassissimo costo. Non è un caso, infatti, che nella zona il fenomeno del caporalato è radicatissimo, così si spiega il massiccio utilizzo degli immigrati extracomunitari in agricoltura.

Come se non bastasse, dalle statistiche emerge un preoccupante e repentino aumento delle imprese straniere, che stanno progressivamente giungendo a rimpiazzare quelle italiane, le quali, a differenza degli immigrati, sono trartassate dalle tasse e non riescono a sopravvivere alla crisi.
Purtroppo Latina è il caso più eclatante di sostituzione etnica a fini di sfruttamento della manodopera, ma non l’unico. Per questo, per evitare cioè che, a partire dal settore agricolo, gli italiani vengano totalmente rimpiazzati sui posti di lavoro, occorrerebbe sin da ora un intervento delle istituzioni preposte volto a garantire il rispetto dei diritti di tutti i dipendenti e la salvaguardia di condizioni dignitose sui posti di lavoro.”

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