Corruzione anche nei piccoli centri, la Procura accende un faro

Il Tribunale di Latina

Il territorio pontino è soffocato dalla corruzione. Anche nei piccoli centri. Una piaga su cui vuole indagare a fondo la Procura della Repubblica di Latina.

Appare questa una delle principali novità emerse dalla relazione fatta dal procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma, Federico De Siervo, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.


Analizzando il rapporto presentato dal procuratore capo di Latina, Giuseppe De Falco, il pg ha ricordato i fenomeni “di talvolta estesa corruzione all’interno di diverse amministrazioni pubbliche”, dalla Commissione Tributaria all’Agenzia delle entrate, dalla Guardia di finanza all’Inps, scoperti in terra pontina e in cui sono finiti coinvolti pubblici funzionari, professionisti e imprenditori.

Sempre in tema di corruzione ha poi ricordato l’inchiesta sullo spaccio di droga all’interno del carcere di Latina, che ha portato all’arresto pure di due agenti della polizia penitenziaria.

Per poi però battere sugli strani affari legati agli appalti anche nei centri minori, che solitamente sono lontani dai riflettori e dagli stessi fari investigativi.

“Obiettivo dell’ufficio nella materia dei reati contro la pubblica amministrazione – ha specificato riportando quanto riferito alla Procura generale dal procuratore capo di Latina – è quello di avviare accertamenti, anche mediante l’impiego di dati informativi richiesti all’Anac, in tema di affidamento e gestione degli appalti pubblici. In particolare si porrà attenzione al fenomeno dell’affidamento da parte di piccoli Comuni di appalti di importo non ingente, sulla base di inviti per la presentazione di offerte rivolti ad una cerchia ristretta di imprese, che verosimilmente fanno capo sempre alle medesime persone. A questo dato – ha aggiunto – che spesso riflette una concorrenzialità in realtà inesistente, fa seguito quello dell’affidamento di successivi contratti di subappalto, magari originariamente non previsti. Si intende investigare la possibile esistenza di una rete di cointeressenze tra funzionari pubblici, non solo di rango politico, ed imprenditori privati, nell’ambito della quale individuare i casi in cui lo scambio di favori si collochi su un piano di totale illiceità”.

Oltre ai mille problemi sul territorio legati allo spaccio di droga, anche in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario è stata confermata la temibile dinamicità delle mafie in provincia di Latina, definita “teatro di una plurima presenza criminale costituita in primo luogo da gruppi criminali organizzati, soprattutto di matrice campana e calabrese, invogliati, per la vicinanza geografica e per la minore pressione investigativa rispetto ai territori di origine, ad estendere la loro operatività nel basso Lazio, come accertato da vari procedimenti penali“.

Un fronte che ha visto il procuratore generale porre l’accento sui numerosi sequestri compiuti a carico dei prestanome del clan camorristico Mallardo, sulle infiltrazioni mafiose al Mof di Fondi, e sul clan Di Silvio, considerato dalla Dda capitolina un’associazione per delinquere di stampo mafioso, sottolineando che anche in tale caso “alla fama criminale ed alla specifica abilità nell’esercizio della violenza si è accompagnata una altrettanta forza di iniziativa e di penetrazione nei confronti di alcuni ambienti politico-amministrativi locali, evidenziatasi in una significativa ingerenza nella campagna elettorale di diversi candidati alle consultazioni amministrative del 2016 nei Comuni di Latina e Terracina, culminata in alcuni episodi di vera e propria compravendita del consenso elettorale“.

Sul fronte economico, nella relazione è stato sostenuto che analizzando proprio l’andamento dei reati economici oggetto di indagini in provincia di Latina il territorio risulta permeato “da un tessuto produttivo in parte infiltrato da logiche criminali”.

Ritenuto “allarmante” inoltre il fenomeno del caporalato, “amplificato dalla presenza di numerosissimi lavoratori stranieri, per lo più indiani, che vengono impiegati in condizioni di pieno sfruttamento nei lavori in agricoltura”.

Per quanto riguarda invece l’abusivismo edilizio è stato annunciato che sono stati ultimati gli accertamenti sulle demolizioni da compiere a Sabaudia e che sono state attivate le procedure per procedere con gli abbattimenti degli altri abusi, anche se viene ritenuta “tutta da verificare la collaborazione che verrà fornita dalle amministrazioni comunali, che appaiono largamente inerti nel settore”.

Ma a pesare, passando alla fase processuale, è lo stato in cui versa il Tribunale di Latina, alle prese con l’annosa piaga della carenza di personale, tanto che l’ufficio è stato indicato come “incapace di offrire adeguatamente giustizia, per effetto del numero elevatissimo dei procedimenti e dei processi, e di assumere, conseguentemente, determinazioni razionali ed efficaci”.