Campagna elettorale ed estorsioni affidate ai Di Silvio, Cetrone nega

Gina Cetrone

Ha negato tutto. Ha negato di aver ordinato ai Di Silvio di compiere delle estorsioni e pure di aver assoldato il clan per gestire l’affissione dei suoi manifesti durante la campagna elettorale per le elezioni comunali del 2016 a Terracina. Interrogata dal gip Antonella Minunni, dopo essere finita nel carcere di Rebibbia con le accuse di aver sfruttato per fini personali il potere mafioso della famiglia di origine nomade, l’ex consigliera regionale Gina Cetrone ha cercato di difendersi.

L’imprenditrice ed esponente del centrodestra pontino, che negli ultimi mesi era particolarmente attiva come coordinatrice provinciale del partito Cambiamo di Giovanni Toti, difesa dall’avvocato Lorenzo Magnarelli, ha sostenuto che era anche lei una vittima del clan e nello specifico dell’attuale pentito Agostino Riccardo, specificando di non aver però incaricato e pagato quest’ultimo per l’attacchinaggio, ma di avergli consegnato solo qualche manifesto per allontanarlo essendo particolarmente pressante.


La ex consigliera, arrestata insieme ad Armando, Samuele e Gianluca Di Silvio e all’ex marito Umberto Pagliaroli, rispondendo a tutte le domande del giudice, ha poi giurato di non aver avuto mai un rapporto con i Di Silvio, cercando di fornire una spiegazione alternativa anche al contenuto di una serie di intercettazioni telefoniche e alle foto dei nomadi mentre attaccavano i suoi manifesti. A suo dire insomma un’altra vittima delle estorsioni dell’organizzazione criminale.

Cetrone ha inoltre preso le distanze anche dall’ex marito Pagliaroli, affermando di non sapere nulla di quello che eventualmente ha fatto lui nelle vicende a lei contestate.

L’indagata, per quanto riguarda soprattutto l’estorsione a un imprenditore che doveva del denaro alla sua azienda, ha così dichiarato che aveva raggiunto un accordo con quell’imprenditore affinché le saldasse quanto dovuto e di non aver dato quindi alcun ordine al clan di occuparsi del recupero di quel denaro.

Una contestazione per cui l’avvocato Magnarelli ha inoltre sostenuto che eventualmente si tratterebbe comunque di un esercizio arbitrario delle proprie ragioni, per cui non può essere disposto un arresto, e non di estorsione.

Il legale ha quindi presentato un’istanza al gip chiedendo per Gina Cetrone la revoca della misura cautelare o in subordine una misura meno afflittiva rispetto al carcere, contestando sia i gravi indizi che le esigenze cautelari.

“Vedremo cosa deciderà il giudice e alla luce di tale decisione valuteremo un appello al Riesame”, assicura l’avvocato Magnarelli.