Annullato dalla Cassazione il sequestro della pizzeria Rosso Margherita

Annullato dalla Cassazione il sequestro della pizzeria Rosso Margherita

Annullato dalla Corte di Cassazione il sequestro della pizzeria Rosso Margherita di Gaeta.

I sigilli al locale erano stati apposti dalla Guardia di finanza il 26 luglio 2018, su ordine del Tribunale sezione misure di prevenzione di Roma, nell’ambito dell’operazione denominata Babylonia, scaturita dalle indagini su quelle che l’Antimafia ha inquadrato come due distinte associazioni per delinquere, dedite all’estorsione, all’usura, al riciclaggio, al reimpiego di denaro e beni di provenienza illecita, e al fraudolento trasferimento di beni e valori, con l’aggravante del metodo mafioso.

La pizzeria in piazza XIX Maggio, del pizzaiolo Gennaro Caforio e della moglie, è bloccata da un anno e mezzo e la famiglia, “estromessa totalmente dalla gestione dell’attività per un provvedimento di sequestro che ne disconosce la loro reale titolarità – specifica l’avvocato Luca Scipione, legale dei Caforio – si trova allo stato senza lavoro”.

Mentre il Tribunale Misure di Prevenzione di Roma ha rinviato, per continue e ripetute richieste di proroga avanzate dal collegio di periti che si sta occupando di effettuare accertamenti su tutte le decine di società rimaste coinvolte a Roma nella procedura, l’udienza di discussione della misura applicata, è però ora intervenuto il pronunciamento della V sezione penale della Suprema Corte, a cui Caforio, tramite l’avvocato Scipione, si è rivolto dopo che la IV sezione della Corte d’Appello di Roma aveva respinto il suo reclamo contro il sequestro.

La Cassazione ha accolto il ricorso e annullato, per quanto riguarda la società Rosso Margherita srl, il provvedimento impugnato, disponendo un nuovo esame dello stesso da parte della Corte d’Appello.

“Il nuovo esame ordinato dalla Cassazione – specifica l’avvocato Scipione – riguarderà proprio i presupposti che hanno portato il Tribunale di Roma a sequestrare la nota pizzeria ai Caforio dalla sera alla mattina, rispetto a cui questi ultimi e il proprio legale hanno da subito rappresentato il clamoroso errore compiuto col provvedimento di sequestro producendo copiosa documentazione contabile e finanziaria”.

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