Pantani e il mito delle salite del sud pontino, oggi il Pirata avrebbe compiuto 50anni

Quella "salita di Pantani" a Fondi e il sogno di vedere il Giro d'Italia passare per le asperità del territorio

Pantani e il mito delle salite del sud pontino, oggi il Pirata avrebbe compiuto 50anni

Questo 13 febbraio Marco Pantani, avrebbe compiuto 50 anni. In tanti ricordano l’esclusione dal Giro d’Italia del “Pirata“, in quel giugno del 1999. L’accusa era pesante, si parlava di doping. Tutti, probabilmente, anche coloro che non amano lo sport, ricorderanno in modo nitido quel 14 febbraio del 2004, quella morte così agghiacciante e il mito delle due ruote che diceva addio alla vita, nella nebulosa di una verità che ancora oggi non si riesce a regalare ad uno dei più grandi sportivi del ciclismo.

Molti dissero in quei giorni, non sapendo rispondere se Pantani avesse fatto o meno uso di sostanze proibite, che “a pane ed acqua” era il numero 1. Ancora adesso, Pantani rimane un punto di riferimento nella storia del ciclismo italiano, sicuramente uno dei più grandi scalatori azzurri di sempre.

Senza entrare nel merito di quella squalifica e della sua morte – questioni che giornalisticamente meritano altri approfondimenti – in questi giorni, anche sui social molti hanno ricordato quanto Pantani apprezzasse la nostra zona. In realtà, non esistono dichiarazioni del Pirata su strade, strappi o salite che gli siano servite a migliorare la gamba collegate con il sud pontino. Quel che è certo è che all’epoca della Mercatone Uno Pantani si allenò con la sua squadra in zona, alloggiando a Terracina. Era la preparazione per i grandi giri, di una squadra studiata in funzione del campione di Cesenatico. All’epoca si disse che la scelta era dovuta alla conformazione geografica e al clima mite: della serie che si poteva preparare la gamba anche in salita, ma senza il freddo rigido di fine inverno di Alpi e Appennini.

Certo, in molti all’epoca hanno incontrato la squadra vestita di giallo per le vie della zona, in molti hanno sognato e immaginato Pantani scalare le salite più anguste del territorio. Nel frattempo, senza rendersene conto, si stava creando quella che potrebbe benissimo essere una leggenda, legata alla salita delle “Crocette” a Fondi, citata anche in un post sul blog pedalandoversoilcielo.

Visuale dalle “Crocette”

Altri appassionati sostengono che in un periodo di preparazione, sicuramente all’epoca il team abbia portato il gruppo sulla pedalabile salita della strada panoramica della Magliana (sulla Sperlonga-Itri) dove i cicloamatori amano pedalare e sostare ad ammirare il paesaggio. Mentre altri ancora ipotizzano come la salita che sicuramente sia stata fatta, è quella che da Itri scollina verso Campodimele nei pressi del santuario della Madonna della Civita, tra l’altro passaggio del giro nell’86 e nel ’96.

La Magliana

La verità è che forse gli unici che ricordano quali sono state le strade battute dalla squadra o dal solo Pantani, sono coloro che all’epoca facevano parte del team della Mercatone Uno.

Quel che è certo, invece, al di là del mito che aleggia sull’impegnativa e complicata scalata delle “Crocette” dal versante di Fondi, oppure sulla bellezza indiscutibile dell’asfalto della Magliana, o ancora della salita del Passo San Nicola è ciò che questo territorio meriterebbe. La consacrazione di una zona dove i cicloamatori sono in continuo aumento e dove nel giro di dieci chilometri si passa dal mare alle montagne affrontando asfalto tra una bellezza e l’altra, tra un panorama ed un altro.

L’anno scorso il Giro d’Italia è tornato nella Provincia di Latina in una tappa che era già annunciata essere per velocisti e che poi è diventata una delle più piovose di sempre. Le bellezze dell’agro pontino sono state scarsamente immortalate dagli elicotteri e agli ultimi chilometri nel territorio di Terracina si è deciso di fermare il cronometro per evitare cadute inutili. Malgrado ciò, il territorio ha risposto alla grande, non avendo paura della pioggia battente e andando con ombrelli ed impermeabili ai bordi della strada, colorando il centro di Latina, la salita di Sezze e soprattutto l’arrivo a Terracina.

Il passaggio del Giro d’Italia a Terracina nel 2019

All’indomani del passaggio della carovana rosa tutti a gioire e ipotizzare un ritorno nel 2020, che oggi già sappiamo che non ci sarà, considerando che quest’anno il tour dello stivale non tocca proprio il Lazio.

Ma ciò non toglie che ci si possa riprovare, che si possa tornare a mettere a regime le energie del mondo dei pedali in provincia, magari ipotizzando un itinerario, cercando di dare seguito a quel mito della “salita di Pantani”.

Un po’ per gioco, un po’ per fare da pungolo e un po’ anche per dare un’idea – al netto di costi e organizzazione che una kermesse come il Giro d’Italia impone – lanciamo una proposta, facile facile, giocando tramite Google Maps.

Immaginatela, infatti, una tappa che parta dal capoluogo, dal centro di Latina, che si impenni a Sezze, e che poi passando per Roccagorga e Priverno viri verso la provincia di Frosinone e che incontrando Amaseno e Castro dei Volsci torni a inerpicarsi verso Vallecorsa. Poi di nuovo il tuffo in provincia di Latina, con la discesa da Lenola a Fondi, la “salita delle Crocette” e la discesa verso Taverna di Campodimele, poi di nuovo la salita verso il santuario della Madonna della Civita e poi il discesone, prima verso Itri e poi quello affascinante verso Sperlonga. Meno di 140 chilometri di saliscendi che sicuramente non sarebbero piaciuti a Pantani, ma che renderebbero onore a lui e a tutti gli appassionati di ciclismo.

Follia o semplice utopia? Fate voi, può anche essere un’idea buttata lì, per rendere onore a un grande campione che non c’è più e che oggi avrebbe compiuto 50 anni.

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