Traffico internazionale di cocaina, in sette a giudizio

Traffico internazionale di cocaina, in sette a giudizio

Accusati di aver gestito un traffico internazionale di cocaina, che partiva dalla Colombia e approdava a Cisterna per rifornire il mercato locale dello spaccio, sette imputati sono stati rinviati a giudizio.

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mario La Rosa, ha disposto un processo Marco Toppi, di Cisterna, Paolo Racanicchi, di Roma, la moglie di quest’ultimo, Ketty Riccio, originaria di Velletri, Marco Bruni, di Genzano, Maurizio Lausi, di Ardea, Pierluigi Cianfriglia, di Anzio, e Valentina Sibilia, di Sezze.

Un processo scaturito da un’inchiesta su una presunta associazione per delinquere, impegnata a fornire servizi a soggetti privi dei requisiti di solvibilità e affidabilità, che intendevano ottenere prestiti o aprire conti correnti.

Monitorando alcune utenze telefoniche i carabinieri si insospettirono e ipotizzarono di trovarsi davanti non solo a truffe, ma a un articolato traffico di droga, fatto di continui viaggi tra il Sud America e l’Italia, con tanto di insospettabili corrieri e contatti diretti con i cartelli sudamericani, finalizzato a rifornire di cocaina le province di Roma e Latina.

Per il sostituto procuratore Giuseppe Miliano, a organizzare il traffico di “neve” sarebbero stati Toppi, Bruni, Lausi, Racanicchi, e Riccio, che nell’ambito di uno dei viaggi in Sud America erano stati arrestati e rinchiusi nel carcere di Santa Marta Magdalena, in Colombia. Cianfriglia era invece stato arrestato a Barcellona e Sibilio sempre in Colombia, a Bogotà.

I primi dubbi agli investigatori vennero ascoltando delle conversazioni tra Toppi e Bruni, in cui il primo parlava di “cambiali” non “buone”, confermati dalle telefonate sempre tra Toppi e Racanicchi. I carabinieri intuirono che per “cambiali” si intendeva cocaina.

Al gruppo era infatti spuntato fuori un problema: coprendo la “neve” con una sostanza cremosa, per depistare i controlli dei cani antidroga, la sostanza stupefacente si era impregnata di un cattivo odore e non era più vendibile.

Gli imputati in Colombia avrebbero prelevato anche quattro chili e mezzo di cocaina alla volta e in un caso una coppia si sarebbe servita, per non destare sospetti, della figlia minorenne, nascondendo la droga nei calzini della bambina.

Il processo inizierà davanti al Tribunale di Latina il prossimo 24 giugno.

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