L’ombra della mafia nigeriana: inchiesta sul traffico internazionale di eroina tocca anche Latina

L’ombra della mafia nigeriana: inchiesta sul traffico internazionale di eroina tocca anche Latina

Nella mattinata odierna, nei territori di Castel Volturno, Casal di Principe, Napoli, Corigliano Calabro – Rossano, Sassari, Latina e Roma, oltre che nelle province di Firenze, Parma e presso le case circondariali di Trento, Santa Maria Capua Vetere, Napoli Secondigliano e Paola, i carabinieri della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere – unitamente a quelli della Stazione di Grazzanise –  hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari a carico di 19 persone. 

L’ordinanza è stata emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli -Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di cittadini di nazionalità nigeriana, ghanese ed italiana, ritenuti responsabili a vario titolo, di associazione per delinquere dedita all’importazione, distribuzione in Europa ed in Italia e cessione sul territorio nazionale di ingenti quantitativi di eroina.

Il provvedimento cautelare costituisce l’esito di un’articolata attività investigativa, inizialmente coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e successivamente, attesa la sussistenza di reati associativi a carattere transnazionale, dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

L’indagine, condotta dal citato reparto dal febbraio 2015 ad oggi, attraverso intercettazioni telefoniche, acquisizione dei piani di volo e delle liste passeggeri dei voli d’interesse, nonché servizi di osservazione, perquisizioni ed arresti in flagranza di reato, ha consentito di appurare una serie di circostanza. Dettagliatamente elencate dai carabinieri, riusciti a: 

  • contestare l’esistenza e l’operatività di un’organizzazione criminale, composta prevalentemente da cittadini nigeriani presenti sul territorio nazionale ed in altre nazioni, dedita all’importazione e distribuzione di grossi quantitativi di eroina, attraverso reiterati trasporti effettuati mediante i cosiddetti “corrieri ovulatori”, ovvero con bagagli a doppio fondo, dal Pakistan all’Italia, attraverso la Nigeria, il Niger, il Malawi, l’Uganda, la Tanzania, il Ruanda, la Turchia e l’Olanda;
  • accertare che lo stupefacente, una volta in Italia, veniva ulteriormente lavorato e ceduto in favore di una fitta rete di spacciatori presenti nelle province di Napoli, Caserta, Roma, Cagliari, Latina, Palermo e Firenze che, a loro volta, lo rivendevano al dettaglio sul mercato nazionale;
  • identificare i capi promotori del gruppo criminale, ovvero due dimoranti nei comuni di Castel Volturno e Villa Literno ed uno, invece, all’estero (in Ruanda);
  • appurare che i pagamenti delle transazioni illecite avvenivano mediante circuiti internazionali di money transfer, o mediante accrediti su carte postepay;
  • rilevare, dal contenuto di talune conversazioni, che tra i fornitori africani e gli importatori europei si annoveravano, quali ulteriori intermediari, appartenenti alle forze di polizia dei Paesi africani e dipendenti delle dogane africane che, al soldo dei trafficanti, facilitavano il passaggio dei corrieri ai varchi aeroportuali, ovvero fornivano visti d’ingresso falsi;
  • riscontrare che gli indagati si sono resi responsabili, singolarmente ed in concorso, di 24 importazioni complessive di droga dall’estero (di cui 2 tentate) e 117 episodi di cessione a terzi;
  • constatare che il costo per l’acquisto di eroina all’ingrosso, a secondo della qualità, si aggirava tra i 30 e i 40mila euro al chilo e che il guadagno per ogni “corriere ovulatore”, a seconda della complessità del viaggio, variava dai 3mila ai 6mila euro (es. tratta Uganda-Italia);
  • notare che gli indagati, soprattutto i capi o loro gregari, utilizzavano numerosi e diversi sistemi di comunicazione per eludere le investigazioni (sostituzione di schede telefoniche intestate a soggetti inesistenti o estranei all’indagini, posta elettronica con provider esteri, call center, internet point e software di messaggistica istantanea Skype);
  • trarre in arresto in flagranza di reato, unitamente ad altre forze di polizia, 19 persone;
  • sequestrare, complessivamente, 976 ovuli e 2 pacchi occultati in bagagli, per un peso complessivo di quasi 19 Kg.

I contenuti delle conversazioni captate, che avvenivano attraverso un linguaggio criptico e convenzionale decodificato dai carabinieri (lo stupefacente veniva indicato facendo ricorso a termini del tipo “merci”, “vestiti”, “scarpe”, mentre l’espressione “mangiare bene” veniva utilizzata per indicare la capacità del corriere di trasportare ovuli nello stomaco), hanno consentito di appurare e fotografare le modalità con cui gli indagati realizzavano l’illecita attività.

Il gip, condividendo l’impianto accusatorio avanzato dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, sia in relazione ai gravi indizi di colpevolezza, sia alle esigenze cautelari, ha disposto per gli indagati la misura della custodia cautelare in carcere e quella degli arresti domiciliari.

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