Meccano, bancarotte in serie: chiesti dieci rinvii a giudizio

A tre anni di distanza dall’arresto dell’imprenditore napoletano Alberto Veneruso, accusato di bancarotta per le operazioni compiute prima che venisse dichiarato il fallimento della Agw e della Alfer, le ex Aviointeriors e Railinteriors, il sostituto procuratore Marco Giancristofaro ha chiesto il rinvio a giudizio dello stesso Veneruso e di nove coimputati anche per le bancarotte che sarebbero state compiute prima che il Tribunale di Latina, il 18 ottobre 2012, staccasse la spina alla Meccano Aeronautica spa e subito dopo.

E il giudice Pierpaolo Bortone ha fissato l’udienza preliminare al prossimo 8 aprile.


Si tratta dell’inchiesta più importante sul gruppo Veneruso, quella sull’azienda che doveva sorgere sulle ceneri della Goodyear a Cisterna, che doveva ridare speranza agli ex operai della multinazionale della gomma e per cui è stato investito un fiume di denaro pubblico, ma che non ha mai aperto i battenti.

Un procedimento che si è però svuotato delle accuse principali, partendo da quella della costituzione di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per ottenere erogazioni pubbliche. Nessuna traccia anche dei capitali finiti nei paradisi fiscali.

Sono rimasti solo gli episodi di bancarotta. Quelli di cui ora dovranno rispondere Veneruso e nove manager, liquidatori e sindaci.

A rischiare il rinvio a giudizio, oltre all’imprenditore napoletano, sono così Giorgio Di Mare, Maurizio Genovese, Mario Schisa, Claudio Pepè Sciarria, Marco Cimino, Franco Bottoni, Giuseppe Egitto, Pietro Rizzo e Dario Dinacci.

Secondo il sostituto Giancristofaro, come accaduto anche per Agw e Alfer, Meccano sarebbe stata svuotata di ogni bene.

Nel 2007 venne ceduto l’immobile di Cisterna, del valore effettivo minimo di oltre 4 milioni di euro, alla Alven Investimenti, sempre del gruppo Veneruso, per 42.500 euro, e la produzione alla M.A. Interiors per 56.800 euro, nonostante il patrimonio avesse un valore di quasi 874mila euro. Nel 2012 infine beni per oltre 790mila euro venivano ceduti alla Aviointeriors per poco più di 200mila euro. E per tali cessioni gli inquirenti non hanno neppure trovato tracce degli avvenuti pagamenti.

Ad aprile deciderà il giudice Bortone, ma l’eventuale processo si preannuncia appunto mini rispetto alle ipotesi investigative iniziali e a quanto era emerso dagli accertamenti compiuti dalla curatela fallimentare e ormai vecchio.