Tragedia sull’isola e responsabilità nella ricostruzione della Corte d’Appello

Tragedia sull’isola e responsabilità nella ricostruzione della Corte d’Appello

Il crollo a Cala Rossano, sull’isola di Ventotene, che il 20 aprile 2010 uccise le due giovani studentesse romane Sara Panuccio e Francesca Colonnello, era ampiamente prevedibile. Si poteva evitare semplicemente facendo i lavori che erano stati previsti dopo i primi cedimenti della parete rocciosa, sei anni prima del dramma. Ma si pensò più a garantire la viabilità isolana che a mettere realmente in sicurezza la spiaggia.

Alcune lacune nelle indagini, ma soprattutto il troppo tempo trascorso dai fatti hanno poi fatto uscire indenni dal processo i tecnici imputati, facendo così condannare in via definitiva per la morte delle due ragazzine di 13 e 14 anni soltanto i due ex sindaci Giuseppe Assenso e Vito Biondo. Due anni e quattro mesi di reclusione per Assenso e un anno e dieci mesi per Biondo.

Questo in estrema sintesi quel che emerge dalle motivazioni della sentenza con cui, pronunciandosi per la seconda volta su di loro, la Corte d’Appello di Roma ha assolto Pasquale Romano, ex dirigente comunale del settore urbanistica, e prosciolto per intervenuta prescrizione Luciano Pizzuti, ex dirigente del Genio Civile di Latina.

I giudici hanno ritenuto che per Romano, difeso dall’avvocato Luca Scipione, non possa “essere riconosciuta una posizione di garanzia in grado di fondare l’affermazione della sua penale responsabilità, né tale affermazione può trovare il suo fondamento sulla sua mera partecipazione alla conferenza dei servizi del 7 aprile 2004, non essendo stato acquisito alcun elemento idoneo a definire le caratteristiche di tale intervento”.

Sono mancati alcuni accertamenti, ma la Corte d’Appello ha specificato che non appare “verosimile che tali lacune istruttorie possano essere colmate in questa sede, tenuto conto del lungo intervallo temporale ormai decorso”. E dunque: “Difettando la prova dell’obbligo giuridico di impedire l’evento, l’imputato deve essere assolto perché il fatto non costituisce reato”.

Diversa la posizione di Pizzuti, difeso dagli avvocati Alessandro Cassiani e Giuseppe Zupo.

Il 7 aprile 2004 una conferenza dei servizi era stata convocata proprio da Pizzuti per un crollo verificatosi a Cala Rossano nel febbraio precedente, dunque sei anni prima del dramma consumatosi durante la gita scolastica a cui stavano prendendo parte le due studentesse.

In quella sede venne deciso “il disgaggio delle parti rocciose pericolanti sovrastanti la spiaggia, con modalità operative da decidere successivamente, la messa in opera di micropali di ancoraggio, posizionati sia alla base della parete rocciosa sia in verticale sulla parete stessa, in modo tale da creare dei punti precisi di ancoraggio per il posizionamento della rete metallica, e l’applicazione del rivestimento superficiale mediante malta con polvere di tufo locale”.

Successivamente inoltre il Comune di Ventotene comunicò che la situazione si era aggravata. Vennero effettuati dei lavori, di cui sempre Pizzuti era responsabile, ma i giudici hanno accertato che non furono corrispondenti a quelli previsti, precisando che non si può “in alcun modo” dubitare della “prevedibilità dell’evento e del nesso di causalità”.

“L’effettuazione dei lavori nei termini originariamente indicati all’esito della conferenza dei servizi – aggiungono – avrebbe evitato l’evento letale poi occorso”.

Pizzuti è stato dunque ritenuto responsabile del dramma, ma per lui è scattata la prescrizione e se l’è così cavata soltanto con il risarcimento alle parti civili.

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