Da Aprilia a Fiano per un attentato incendiario, condanna confermata

Da Aprilia a Fiano per un attentato incendiario, condanna confermata

Da Aprilia a Fiano Romano per mettere a segno un attentato incendiario. Era la notte tra l’11 e il 12 giugno 2016 quando nel deposito della società Autotrasporti Cantelmi, nel centro in provincia di Roma, una ditta impegnata nel trasporto dei rifiuti compattati nei centri di stoccaggio della capitale e di Viterbo verso gli inceneritori, vennero bruciati dieci autocarri. Un danno da 800mila euro.

Come esecutori materiali dell’attentato, ipotizzando anche che fosse un’intimidazione ordinata da terzi nell’ambito dell’ecobusiness, i carabinieri arrestarono Vito Marchese, 33 anni, di Aprilia, e Ivan Balice, 43 anni, di Marino. Le compagne dei due, Ilaria Garofalo, di 35 anni, che all’epoca dichiarò agli investigatori di risiedere a Pomezia, ed Emanuela D’Agostino, 42 anni, finirono invece accusate di aver aiutato i due attentatori, partendo dalla città pontina e recandosi a Fiano per andare a riprenderli dopo l’incendio. Senza contare che Garofalo venne accusata di favoreggiamento anche per aver avvicinato alcuni testimoni spingendoli a confermare la versione dei fatti che lei aveva fornito alla polizia giudiziaria.

E proprio per Garofalo è ora arrivata la condanna definitiva. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell’apriliana, condannata a un anno di reclusione, con sospensione condizionale della pena.

Balice, che in appello si è visto ridurre la pena da 5 anni a 3 anni e 8 mesi, ha invece rinunciato al ricorso, particolare che conferma anche per lui la condanna.

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