Processo Super Job, condanne per sessanta anni di carcere

Processo Super Job, condanne per sessanta anni di carcere

Sessanta anni di carcere per i quindici imputati nel processo denominato Super Job, relativo a un sistema di cooperative che sarebbero state fatte nascere solo come strumenti da utilizzare per evadere le imposte e nel giro di poco tempo trasferite e fatte morire in Gran Bretagna, con tanto di fondi neri portati a Londra.

Una catena di illeciti su cui, facendosi largo tra “soffiate” sull’inchiesta in corso, controlli morbidi e sentenze tributarie “sporche” in cambio di denaro, posti di lavoro e anche droga, hanno indagato i finanzieri della tenenza di Aprilia e del Nucleo provinciale di polizia tributaria di Latina, aggiungendo poi a tale filone investigativo quello denominato “Dusty Trade” e arrivando a febbraio dello scorso anno ad eseguire 31 misure cautelari, mettendo in carcere o ai domiciliari imprenditori, professionisti, funzionari pubblici, investigatori, teste di legno, faccendieri e spacciatori.

Dopo la richiesta di giudizio immediato fatta dai pm Luigia Spinelli e Giuseppe Bontempo, che aveva portato il gip a disporre un processo per 21 imputati, in 15 hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato, che consente in caso di condanna lo sconto di un terzo della pena. E i 15 ora sono stati tutti condannati dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota.

I primi accertamenti sono partiti nel 2015, da un controllo fatto dai finanzieri di Aprilia su una società di facchinaggio.

Secondo gli inquirenti l’imprenditore Enrico Fiorillo, di Pavia, ora condannato a sei anni di reclusione, avrebbe messo a punto un sistema che, tra fatture false per operazioni inesistenti e crediti Iva fasulli, cooperative lasciate in vita giusto il tempo di compiere i raggiri, per poi essere sostituite da altre cooperative e da lì “staffetta”, e fondi neri trasferiti nel Regno Unito, avrebbe consentito di mettere a segno una maxi frode fiscale. Muovendosi principalmente tra Latina, Aprilia e Cisterna, gli imputati avrebbero gestito un giro di fatture false per 90 milioni di euro, un’evasione d’imposta per oltre 20 milioni e crediti Iva fasulli per 7 milioni.

A mandare avanti la catena di illeciti, insieme a Fiorillo, secondo gli inquirenti sarebbero stati soprattutto il commercialista Fabio Cardenia, condannato a sei anni e otto mesi di reclusione, e l’imprenditore Giovanni Vartolo, amministratore della Costruzioni 2V srl, che ha già patteggiato la pena.

Un ruolo notevole nel sistema l’avrebbe avuto anche il finanziere Carmine Speranza, di Aprilia, accusato di aver rivelato notizie sulle indagini e condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione.

Indagando sulle “coop a staffetta”, gli investigatori hanno anche intercettato conversazioni che hanno fatto loro ipotizzare un giro di corruzione finalizzato a ottenere controlli “morbidi”, a pilotare sentenze tributarie e a garantire una serie di facilitazioni a imprenditori pronti a pagare tali “servizi” sborsando denaro, garantendo posti di lavoro o cedendo droga.

Nei guai, tra gli altri, sono così finiti il professionista Salvatore Martano, condannato a quattro anni di reclusione, il collaboratore di Vartolo, Rinaldo Moscatelli, condannato a 3 anni di reclusione, e il dipendente dell’Inps di Pomezia, Vincenzo Marrazzo, condannato a due anni e otto mesi.

Tornando infine alla sentenza emessa dal giudice Castriota, condannati anche Corrado Stoppa a 4 anni e 4 mesi, Alessandro Aquilini a 4 anni, Andrea Aquilini a 4 anni, Clementina Sperla a 3 anni e 4 mesi, Simone Nardi a 3 anni e 4 mesi, Graziella Caddeo a 3 anni e 3 mesi, Giacomo Carosi a 3 anni e 3 mesi, Federico Paoloni a 3 anni, e Marco Cristofaro a 3 anni.

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