Villa al posto di una falegnameria, sequestro confermato

Villa al posto di una falegnameria, sequestro confermato

Sequestro confermato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Luigi Civitella e lasciato così i sigilli all’immobile a Cori del ricorrente, che avrebbe costruito una villa dove era prevista solo una bottega artigiana.

Una sentenza con cui viene sostanzialmente blindata l’accusa di lottizzazione abusiva formulata dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano.

Una vicenda per cui in cinque sono stati mandati a giudizio immediato davanti al Tribunale di Latina.

Oltre all’avvocato Luigi Civitella, proprietario dell’immobile, sono imputati per violazioni urbanistiche Alvaro Sciaretta, progettista e direttore del lavori, l’ex responsabile dell’ufficio tecnico comunale, Vincenza Ballerini, il titolare della ditta edile che ha eseguito i lavori, Massimiliano Altobelli, e Lidia Cioeta, agente della polizia locale. Ballerini e Sciarretta sono inoltre accusati di falso e sempre Ballerini e Cioeta anche di omessa denuncia di reato.

Nella zona artigianale di Cori, in località Sant’Angelo, sarebbero ammessi solo “insediamenti produttivi”, ma i carabinieri del Nipaf, fatti alcuni controlli, avevano verificato che prima con una Dia, la Dichiarazione di inizio attività, e successivamente con una Scia, la segnalazione certificata di inizio attività, in variante, il proprietario e il progettista dell’immobile avevano assicurato di voler realizzare un opificio per la lavorazione del legno e invece avevano appunto tirato su una villa. Sempre i carabinieri avevano poi constatato che prima del loro intervento tanto la polizia locale quanto l’ufficio tecnico, dopo aver compiuto un sopralluogo, non avrebbero fatto particolari contestazioni.

Il sostituto procuratore Miliano ha così indagato la ex responsabile dell’ufficio tecnico comunale, il proprietario dell’immobile, il progettista, il costruttore e la vigilessa, disponendo infine il sequestro e lo sgombero dell’immobile. Un sequestro confermato dal Tribunale del Riesame di Latina e ora dalla Cassazione.

Per i giudici “in luogo di un opificio destinato alla produzione, deposito e vendita di porte, finestre e prodotti per la falegnameria di qualità” è stato realizzato “un imponente fabbricato avente destinazione prettamente residenziale, ultimato e destinato ad abitazione”.

Il ricorso con cui Civitella ha contestato l’ipotesi di lottizzazione abusiva e quella sulla confisca obbligatoria è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato anche condannato a pagare le spese processuali e a versare duemila euro alla Cassa delle ammende. E in questi giorni è fissata anche la prima udienza del processo ai cinque imputati.

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