Intimidazione al Parco, c’era la volontà di incendiare

Intimidazione al Parco, c’era la volontà di incendiare

Non un gesto puramente intimidatorio ma un atto con intenzione di incendiare. E’ quanto emerso nell’ambito della conferenza stampa a margine dell’arresto di Giovanni Scavazza il 67enne di Sabaudia autore delle intimidazioni al Parco Nazionale del Circeo ed al comandante della stazione Carabinieri Forestali di Sabaudia, Alessandro Rossi. La conferenza stampa tenutasi a Latina è stata introdotta dal Comandante provinciale dell’Arma Gabriele Vitagliano che ha sottolineato come le indagini siano state condotte in maniera meticolosa e come, solo per un caso fortuito non sia divampato un incendio che poteva arrivare a colpire anche la foresta demaniale. “L’arma dei carabinieri non si fa intimidire” ha commentato poi il comandante provinciale in riferimento alle cartucce inviate al comandante Rossi.


Il tenente colonnello Paolo Befera comandante del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Latina ha poi riepilogato le varie fasi dell’indagine dall’intimidazione di luglio fino a quando non sono arrivati i primi riscontri dal dna dopo gli esami della scientifica e del Ris. Molti i sospetti iniziali per un’indagine comunque complessa condotta insieme ai carabinieri della stazione di Sabaudia. Quello che è stato descritto è stato un tentativo di incendio allo stabile che ospita gli uffici del Parco Nazionale del Circeo con rispettivi archivi. Non quindi come era sembrato in un primo momento, un atto dimostrativo. Un messaggio al direttore Paolo Cassola, ai tecnici e poi al comandante Rossi visto come una sorta di “persecutore” per i controlli effettuati insieme all’Ente sul lungomare compresi quelli che avevano portato ad una serie di sequestri preventivi rispetto l’attività di noleggio gestita dal figlio dell’arrestato che al momento risulta essere indagato.
Circa 100 litri di gasolio sparsi attorno agli uffici dell’Ente Parco e vari tentativi di appiccare il fuoco per fortuna andati a vuoto. Poi la svolta con il rifiuto, circa la richiesta dell’esame del dna. Quindi il fermo per evitare un tentativo di fuga, presumibilmente in Svizzera.

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