Benito e il vuoto: l’appassionata lettera in ricordo di un paladino della legalità

Benito e il vuoto: l’appassionata lettera in ricordo di un paladino della legalità

Martedì 24 settembre, a due anni dalla scomparsa, il battagliero Benito di Fazio, storico volto dell’opposizione consiliare di Sperlonga, autore di mille battaglie all’insegna della legalità e dell’impegno civile, è stato ricordato con una lettera aperta a firma di Nicola Reale, Biagio Galli ed Enzo Matacchione. Compagni di lotte politiche dietro i banchi della minoranza, ma soprattutto amici. 

“Con il passare del tempo – per chi come noi ha condiviso con Benito una lunga esperienza politica – diventa sempre più difficile riuscire a distinguere e a separare i legami nati da un comune impegno, non facile ma certamente appassionante, dagli aspetti di un rapporto umano, a volte difficile, ma sempre radicato nella stima e nell’affetto reciproco. Le due dimensioni si sono strettamente e indissolubilmente intrecciate. Il ricordo di quel rapporto, di quegli anni, di quell’impegno – culturale ancor prima che politico – si sostanzia in una sempre più acuta sensazione di vuoto e di assenza. Forse anche perché la vicenda politica che vive il nostro paese resta ancora incompiuta e ancora avrebbe bisogno del suo contributo di esperienza, di competenza e di passione. E forse anche perché, su qualunque sponda politica si voglia stare, non si può disconoscere che Sperlonga avrebbe più che mai un immenso e urgente bisogno di sperlongani coraggiosi, capaci e determinati, come lo era Benito. Risoluto, istintivo, a volte viscerale, Benito metteva tutto se stesso al servizio di ciò che considerava un bene per il suo paese e per la collettività.

Senza mai risparmiarsi, senza mai transigere di fronte all’illegalità, alla prepotenza e all’ingiustizia. E, forse per un eccesso di romanticismo, si aspettava che tutti, ma proprio tutti, fossero disposti ad esporsi con la sua stessa libertà e indipendenza, con il suo stesso impegno, col suo stesso coraggio, considerando ciò un dovere minimo non solo per stare in campo sul fronte politico, ma anche per dare senso e dignità alla propria esistenza. Quella timidezza di fondo, quella sorta di fanciullesco candore che a volte in lui trasparivano da piccoli gesti, da una parola, da uno sguardo o da un sorriso, ma che istintivamente tendeva a nascondere dietro un’apparente ruvidità, resta il suo tratto caratteriale meno conosciuto ai più, ma è proprio ciò che di più bello ha saputo inconsapevolmente donarci, e forse, umanamente, è ciò che più ci manca”.

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