Salvini lancia da Sabaudia la sfida al Governo, adesso c’è aria di crisi

Che sul Tav c’erano tutti i presupposti per la crisi nell’esecutivo si sapeva. Dopotutto lo stesso Salvini, dopo la divisione in Senato di ieri mattina aveva tuonato su come si fosse creato un “caso politico”, ma tutti credevano che alla fine l’incontro romano con il premier Conte rimettesse le cose a posto. In realtà non sembra sia stato così. Non per ora almeno, con il ministro dell’Interno che a Sabaudia ha usato parole forti, che a molti già fanno pensare ad una crisi di governo. 

Crisi che in realtà – per ora – ancora non c’è, ma le parole che il leader leghista ha pronunciato ieri in terra pontina, chiudono anche ad un’altra ipotesi, quella di rafforzare la compagine del Carroccio nell’esecutivo: “Non mi interessano rimpastini e rimpastoni”. Della serie: perché accontentarsi quando si potrebbe tentare di prendere il governo? Proprio dopo il voto sul Tav, infatti, Salvini secondo indiscrezioni avrebbe girato un messaggio ai suoi spiegando che era meglio non andare in ferie. Cioè, meglio rimanere a Roma in caso di crisi.


Ma la crisi ancora non c’è anche perché come spiegato nel comizio di Sabaudia l’obiettivo rimane quello di premere sull’acceleratore su le istanze leghiste. Cosa, però, che diversi pentastellati non vogliono più. E quindi ecco che si apre una – l’ennesima – settimana complicata per la tenuta del governo. Si apre proprio dal voto sul Tav e dal comizio di Sabaudia dove Salvini ha parlato anche, ironizzando, delle polemiche al mare tra cubiste, dorso nudo e passione per la musica disco.

Un Salvini che continua il suo tour estivo da domani, ma con occhi e orecchie puntati su Roma dove nei prossimi giorni non è escluso si possa aprire in modo più o meno formale una crisi di maggioranza. Fonti vicine alla Lega parlerebbero già di una “finestra” per andare al voto a ottobre. Certo è che è difficile pensare di rinnovare le Camere proprio a ridosso dell’approvazione della legge di bilancio con una legge elettorale che non è detto esprima una maggioranza chiara.

Nel limbo della politica italiana, che nel corso dei decenni è passata dai governi balneari alle battaglie politiche del caldo d’agosto, Sabaudia – e il comizio del vice premier di ieri – rischia di diventare lo snodo verso una crisi di governo che in molti auspicano, in cui pochi credono e chissà, forse che nessuno vuole fino in fondo