Affari sporchi con i baby migranti, il caso di una pontina d’adozione

Una testa di legno a quanto pare, ma da questo a considerarla parte di un’associazione per delinquere, finalizzata a compiere reati contro la pubblica amministrazione e contro la persona ce ne passa. Questa la molla che ha portato la Corte di Cassazione ad annullare l’ordinanza con cui a una 34enne siciliana, Francesca Provvidenza Politi, residente a Latina, è stato imposto l’obbligo di firma presso la caserma dei carabinieri nel capoluogo pontino.

La Suprema Corte, ridimensionando così l’impianto accusatorio nei confronti della giovane travolta da un’inchiesta sulla gestione di centri per migranti minorenni, disabili e anziani in Sicilia, ha rinviato il caso al Tribunale del Riesame di Catania, affinché torni a pronunciarsi sull’eventuale misura a cui sottoporre la 34enne.


Politi, trasferitasi da oltre un anno a Latina, a dicembre è stata arrestata nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Catania, insieme ad altri 11 indagati. Secondo gli inquirenti, attorno a due centri gestiti nel capoluogo siciliano da due cooperative, Il Quadrifoglio e Vivere Insieme, raccolte nel Consorzio Progetto Vita di cui era presidente la 34enne, sarebbero state compiute delle frodi in pubbliche forniture, dando ai minorenni migranti giunti da soli in Italia cibo scarso e scadente, costringendoli a vivere in locali fatiscenti e a dormire su materassi pieni di pulci.

Affari sporchi che sarebbero stati portati avanti da una vera e propria associazione per delinquere, messa su da Pietro Bondi e Gemma Iapichello. La stessa organizzazione criminale, secondo gli inquirenti, avrebbe quindi maltrattato i minori e avrebbe anche corrotto due dipendenti dell’Inps, che avrebbero agevolato le pratiche delle coop al centro dell’inchiesta e informato in anticipo la presunta associazione per delinquere delle ispezioni, consentendole così di risparmiare sulle sanzioni per le varie irregolarità contributive. La presunta organizzazione criminale, infine, avrebbe anche tentato di estorcere 400 euro a uno straniero, promettendogli in cambio un posto di lavoro. Un business da oltre 20 milioni di euro. Politi è stata considerata parte dell’associazione per delinquere alla luce soprattutto delle conversazioni telefoniche intercettate dagli investigatori durante un’ispezione dell’Agenzia delle entrate. Il Riesame ha poi liberato la 34enne con il solo obbligo di firma e la Cassazione ha ora annullato anche quell’ordinanza. Ancora tutto da inquadrare dunque il ruolo di Politi nella vicenda.