Alba Pontina, confermata l’accusa di mafia per i Di Silvio

Alba Pontina, confermata l’accusa di mafia per i Di Silvio

Accuse confermate. Compresa quella di mafia, la più pesante. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, Annalisa Marzano, ha condannato i nove imputati che, al termine dell’inchiesta denominata “Alba Pontina”, hanno scelto di essere processati con rito abbreviato.

I pm Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro avevano chiesto condanne per circa ottanta anni di carcere e il giudice le ha inflitte per circa 74 anni.

Nel corso della loro requisitoria i pubblici ministeri avevano ricostruito le indagini portate avanti dalla squadra mobile di Latina su quella che a loro avviso è un’associazione per delinquere di stampo mafioso, messa in piedi nel capoluogo pontino dai Di Silvio di Campo Boario e dedita alle estorsioni, all’usura, all’intestazione fittizia di beni, al traffico di droga e alla corruzione elettorale. Una tesi che ha appunto convinto il giudice Marzano.

Condannati dunque i figli del presunto boss Armando “Lallà” Di Silvio: 17 anni e 4 mesi di reclusione a Gianluca detto “Bruno”, 16 anni e 8 mesi a Samuele e 16 anni e mezzo a Ferdinando “Pupetto”.

Condannati poi a 4 anni e 4 mesi Gianfranco Mastracci, a 5 anni Daniele “Canarino” Sicignano, a 4 anni Valentina Travali, a 4 anni e 2 mesi Mohamed Jandoubi e Hacene Hassan Ounissi, e a 10 mesi Daniele Coppi.

Un processo in cui hanno pesato le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Renato Pugliese, figlio del capo nomade Costantino Cha Cha Di Silvio, e Agostino Riccardo. Disposti infine risarcimenti per le parti civili.

“La condanna a oltre settanta anni di carcere complessivi ad esponenti e affiliati del Clan di Silvio di Latina – ha dichiarato il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti – è il risultato di complesse ed efficaci indagini della Questura di Latina e della Dda di Roma, sostenute da istituzioni e cittadini. Una sentenza importante che riconosce l’associazione di stampo mafioso e accoglie, dunque, l’impianto accusatorio degli inquirenti. Come Regione ci siamo costituiti parte civile al processo per sostenere le vittime e il lavoro degli investigatori verso i quali esprimiamo un convinto ringraziamento. Alla Regione Lazio è stato riconosciuto dalla sentenza un risarcimento danni per 40.000 euro che reinvestiremo sulla cultura dei giovani attraverso progetti di educazione alla legalità per il territorio pontino”.

“La sentenza odierna – ha aggiunto il sindaco di Latina, Damiano Coletta – dispone un risarcimento danni di 50mila euro in favore del Comune di Latina, che si è riconosciuto parte civile insieme con altre associazioni, e di 40mila euro per la Regione Lazio. Sono soldi che torneranno alla collettività. Li useremo per i patti di collaborazione, per l’acquisto di strumenti e per il bene comune. Colgo l’occasione per complimentarmi con l’Avvocatura del Comune”.

Il processo principale scaturito dall’inchiesta “Alba Pontina” intanto è ancora in corso davanti al Tribunale di Latina.

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