Comune di Gaeta, La Corte dei Conti assolve sindaco e assessori

Comune di Gaeta, La Corte dei Conti assolve sindaco e assessori

Colpevoli ma non troppo. La Corte dei Conti ha assolto il sindaco di Gaeta, Cosmo Mitrano, gli assessori Antonio Di Biagio, Alessandro Vona e Cristian Leccese, e il segretario comunale Celestina Labbadia, e ha dichiarato inammissibile la citazione nei confronti degli assessori Pasquale De Simone e Sabina Mitrano, tutti accusati di aver provocato all’ente locale un danno erariale da 213.648 euro.

Nel mirino era finita la delibera di giunta del 28 novembre 2012, con cui era stato riammesso in servizio il dipendente Antonio Buttaro, già sospeso per cinque anni in via cautelare dopo essere stato rinviato a giudizio davanti al Tribunale di Latina. Un provvedimento preso senza attendere l’esito del processo, senza aprire un procedimento disciplinare, restituendo a Buttaro gli stipendi arretrati e consentendogli così di compensare i debiti che aveva con il Comune per le condanne a lui inflitte dalla Corte dei Conti.

Gli inquirenti contabili hanno chiesto a sindaco, assessori e segretaria comunale di pagare la somma, specificando che vengono restituiti a un dipendente sospeso tutti gli stipendi solo quando ottiene un’assoluzione piena, considerando anche che Buttaro è stato alla fine prosciolto per intervenuta prescrizione. Secondo la Procura dunque il dipendente sarebbe invece stato riammesso in servizio solo al fine “di concedere al medesimo la possibilità di compensare il pagamento delle somme integranti danni erariali di cui alle plurime sentenze passate in giudicato emesse dalla Corte dei conti in sede di responsabilità”.

I giudici hanno ritenuto però che i politici e la segretaria comunale non si fossero resi responsabili di colpa grave. A pesare l’esistenza di un parere legale favorevole alla riammissione in servizio di Buttaro, l’esistenza di un parere favorevole di regolarità tecnica e di regolarità finanziaria sulla delibera del 2012, la mancanza, limitatamente ai componenti della giunta, del potere di attivazione del procedimento disciplinare, e l’esito del procedimento penale per il dipendente comunale, definito con la sentenza del Tribunale di Latina di non doversi procedere per prescrizione dei reati contestati, che sarebbe comunque intervenuto dopo la scadenza dei cinque anni di sospensione facoltativa. Abbastanza per far ritenere alla Corte dei Conti del Lazio che il comportamento dei politici e della segretaria non sia stato caratterizzato da colpa grave, “pur ravvisando elementi di colpa”. Tutti assolti.

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