Pd Formia, rottura con i piani alti del partito: “Non ci sentiamo rappresentati, ci autogestiremo”

Il Governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti

Che nel Partito Democratico formiano tirasse aria di maretta, lo si era capito chiaramente con il commento tagliente seguito alla visita del segretario provinciale Moscardelli e del consigliere regionale La Penna presso l’ospedale “Dono Svizzero”. Ed ora non solo è arrivata un’ulteriore conferma, debordante, ma si è passati direttamente allo step successivo: la rottura con i vertici del partito. Un passaggio messo nero su bianco in una lettera aperta che il circolo del Pd di Formia ha inviato all’attenzione del segretario nazionale Nicola Zingaretti, del segretario regionale Bruno Astorre e di quello provinciale Claudio Moscardelli. Una missiva che, oltre a contenere un’analisi fortemente critica, sancisce una nuova fase: fino a data da destinarsi, sarà ‘autogestione’. Ma non è escluso un addio in massa. 

Francesco Carta

“Dobbiamo constatare purtroppo che il congresso nazionale e l’elezione del segretario Nicola Zingaretti non hanno prodotto il cambiamento necessario del Partito Democratico della provincia di Latina”, scrivono dal circolo di Formia. “Certo nessuno si aspettava un repentino cambiamento di liturgie, dinamiche e modalità organizzative che sono venute a consolidarsi negli anni ma almeno la percezione di avviarci su di una strada nuova era una speranza concreta. Come se nulla fosse, malgrado l’irrilevanza numerica e politica raggiunte in molte importanti realtà del territorio provinciale e le pesanti sconfitte elettorali subite in città grandi e piccole, tutto continua a scorrere come sempre. Nessuna prospettiva, nessuna aspirazione ad essere forza di governo vero, nessuna interpretazione dei bisogni, delle speranze e delle aspirazioni dei tanti cittadini.


Pochi giorni fa abbiamo appreso dalla stampa della visita solitaria presso l’ospedale di Formia del segretario provinciale Moscardelli e del consigliere regionale La Penna: né prima e né dopo c’è stato un minimo di coordinamento con il partito locale. Eppure, proprio sui problemi del ‘Dono Svizzero’, il locale circolo del Partito Democratico si batte da moltissimi anni. Ed è anche evidente che un raccordo con il partito locale avrebbe rafforzato l’iniziativa. Anche sul tema dello spostamento degli allevamenti e dell’area sensibile del golfo di Gaeta, il Consigliere Regionale Salvatore La Penna è intervenuto nel Consiglio Comunale di Formia senza confronto alcuno con il partito locale ed il suo rappresentante istituzionale, assumendo peraltro una posizione per niente da noi condivisa. Lo scollamento con le realtà territoriali è oggettivamente evidente. Il Partito non ha più un orizzonte, né alcuna prospettiva. Si amministra oramai quel poco che resta di ceto politico con metodi clientelari e di potere. La designazione degli organigrammi negli Enti derivati avviene per stretta osservanza delle componenti attraverso metodi spartitori che nulla hanno a che fare con competenze e capacità specifiche per le funzioni che si vanno ad espletare. Un macroscopico esempio restano le designazioni regionali per il Parco degli Aurunci e per la Riviera d’Ulisse.

Per questo abbiamo deciso di non voler apparire più complici di un modus operandi che non ci rispetta e che non condividiamo. Continueremo a fare politica portando avanti le nostre idee ma liberi da ogni logica di appartenenza correntizia. Abbiamo deciso di non fare più riferimento ai vertici provinciali e regionali del Partito Democratico, dai quali non ci sentiamo affatto rappresentati e pertanto ci autogestiremo fino a quando non ci sarà un confronto in grado di riaprire una prospettiva autenticamente democratica con gli stessi.

Abbiamo bisogno di altro, il Paese ci chiede altro, noi chiediamo per noi stessi altro. Abbiamo bisogno di una forza politica che dia speranza, che affronti senza indugio rischi e battaglie, con grande generosità. Ne abbiamo bisogno per costruire un futuro sicuro, di benessere, di pace, di fratellanza, un futuro in cui la povertà sia combattuta davvero con il lavoro, la formazione, la sicurezza sociale e sanitaria, un futuro di uguaglianza in cui i diritti siano affermati senza distinzione di censo, sesso, razza e religione. Questo ci spinge a prendere l’iniziativa in una fase storica del nostro Paese in cui si rischia la regressione delle conquiste sociali, il declino culturale, la deriva autoritaria e razzista. Ecco perché ad un messaggio chiaro va unita la buona volontà di chi intende porsi a servizio di un progetto di riscatto, per un futuro migliore in cui la politica interpreti un vero spirito di servizio”.

Una dura lettera che non lascia spazio ad interpretazioni, seguita da una sfilza di sottoscrittori: Ernesto Schiano, Francesco Carta, Clide Rak, Patrizia Menanno, Giuseppe Romano, Giancarlo De Filippo, Antonio Troisi, Giovanna Frunzio, Erotico Stella Maria, Giuseppe Cannavale, Alessandro Carta, Vincenzo Liguori, Francesco Di Maio, Valter Loi, Veruschka Cossuto, Ciro Vitiello, Maria Luigia Lorello, Antonio Schiappa, Lidia Sparagna, Salvatore Genco, Giuseppe Paliotto, Rosalba Troisi, Fulvio Farinella.