Riflessioni sulla Festa di San Silverio, i bambini ci guardano

Riflessioni sulla Festa di San Silverio, i bambini ci guardano

Riceviamo dallo scrittore ponzese Antonio De Luca e pubblichiamo.

Nel 2018, di questi tempi, scrivevo alcune riflessioni sull’aspetto prettamente religioso della festa patronale di San Silverio nell’isola di Ponza, con un articolo dal titolo “Chi ha ucciso San Silverio”.

Nello scrivere quanto a tutti era evidente, non volli scomodare i padri della Chiesa né la storia né soprattutto la filosofia. Non era mio intento dilungarmi in uno scritto di teologia o filosofia. Forse un giorno lo farò.

L’articolo ebbe molto clamore, tanto che ancora oggi, dopo un anno, qualcuno ne parla e mi chiede. Ma soprattutto l’articolo ebbe un grande consenso.

Qualcuno, soprattutto gli anziani, vennero a congratularsi con esternato affetto. Per le strade del paese incontravo un consenso quasi generale. Solo l’autorità ecclesiastica manifestò dal pulpito il suo dissenso, in modo abbastanza sconclusionato e senza una manifesta ragione, dimostrando così un approssimata conoscenza teologica, nell’amministrazione della liturgia cristiana.

E anche quest’anno, nel 2019, la Chiesa di Ponza, ha continuato a manifestare il puro aspetto religioso e intimista, in una apparente rappresentazione teatrale di memoria borbonica, come ho avuto modo di dire e scrivere altre volte. Inoltre ogni anno, la processione dell’amato Santo ha sempre meno presenze. E a dire di molti fedeli, e non solo, mai come quest’anno si è vista così poca gente accompagnare il Santo per le strade di Ponza. Qualche motivo ci sarà pure! Qualche motivo che fa riflettere.

Da poeta-veggente qualcuno potrebbe sentenziare: tra dieci anni, o un tempo non troppo lungo, il tutto o in parte potrebbe scomparire. Si rischia la scomparsa di un aspetto religioso che ha avuto la sua importanza nella storia dell’isola.

L’etica che la realtà deforma a propria immagine e somiglianza a lungo termine porta prima a disastri poi ad una morte sociale e culturale di una comunità. La progressiva perdita di una identità per un popolo è causa di perdita anche di un sentimento religioso e umano.

Ma quest’anno tra i tanti eventi artistici, anche ben riusciti, un evento in particolare, sempre inerente ai festeggiamenti del Santo Patrono, ma fuori dall’aspetto religioso, mi ha favorevolmente impressionato. Anzi direi mi ha entusiasmato per la sua purezza culturale e artistica. E questo evento molto mi ha fatto pensare.

Sono ormai quattro anni che la scuola elementare di entrambi i plessi di Ponza espone in piazza Sant’Antonio, le opere d’arte dei bambini. Disegni su semplici carta con tecniche miste; tutto organizzato da Polina Ambrosino, una maestra da sempre molto impegnata dentro e fuori la scuola.

Negli anni addietro ebbi varie esperienze simili in alcuni musei a Barcellona, Buenos Aires e Lisbona. Incontravo classi di bambini sdraiati a terra con gli occhi chiusi. Le maestre mi dissero che stavano sognando, per poi disegnare e colorare i loro stessi sogni.

Attesi le loro opere finite. Il giorno dopo mi recai a quella esposizione. Intorno alle opere di Salvador Dalì, trovai i disegni di quei bambini. Pensai a quei contenuti così espressi, come a un surrealismo infantile, un pensiero arcaico con linee di un’arte pseudo-paleolitica, linee rivolte verso il cielo, che guardano gli astri. La meraviglia aristotelica!

Rimasi molto colpito da tanta espressività e profondità di linee e di colori accesi. Barche e cavalli, case e mamme assumevano forme somiglianti a nuvole ed angeli. Linee ribelli di un immaginario tribale.

Una irrealtà prenatale a simboleggiare l’amore e la purezza ancestrale. Una poesia del fanciullino pascoliano, ma anche della poetica simbolista portoghese, visto che mi trovavo a Lisbona.

In questi giorni a Ponza i bambini, così ben organizzati dalla maestra Polina, mi hanno trasmesso simili sensazioni, ma allo stesso tempo, una particolare felicità nel guardare tali opere.

Io e questi bambini apparteniamo alla stessa terra, anche io fui uno di loro. Immaginavo una realtà, sognavo una realtà che col tempo mi avrebbe tradito, o meglio ancora, uomini ben identificati avrebbero tradito quella realtà.

I bambini di Ponza nei loro disegni hanno immaginato paesaggi dalle linee armoniche, quasi silenziose. Hanno disegnato case dai colori dell’arcobaleno con i tetti sotto le stelle. Nel mare hanno disegnato pesci dall’aspetto umano e gli hanno dato un’anima.

Tanti pesci nuotano sotto colorate vele triangolari. Le verdi e gialle colline stanno a circondare le poche case. Un porto col mare trasparente che protegge piccole barche con vele colorate. La luce del giorno che abbraccia quella della notte.

Ogni linea è la curva di una nuvola. I bambini di Ponza hanno sognato spiagge che non hanno. Hanno colorato fondali che non conoscono. Un sole con labbra rosse e occhi allegri sopra un mare capovolto. Gabbiani come Albatros di tempeste che annunciano scenari immaginari. Gabbiani e rondini portatori di sogni.

Gli uccelli sopra il cielo di Ponza, hanno gli occhi dei bambini che ci guardano dall’alto. Le case piccole e colorate unite tra di loro a proteggersi dal tempo e dalle paure di una esistenza a venire.

L’isola nei sogni dei bambini di Ponza ha la forma di una nuvola. Ha i contorni illuminati dalla luce dei loro occhi. Ha la voce dei loro pensieri sussurrati durante i loro giochi.

Le scogliere disegnate con forme cubiste, come schegge di un mondo amato, a cui desiderano dare un nuovo ordine. Spesso in un mare blu picassiano. Gli elementi disegnati al minimo forse denunciano una decadenza del mondo che i loro pensieri a volte impauriti possono intravedere.

Non hanno disegnato macchine, gru e grossi camion, non hanno disegnato brutte case e cumuli di rifiuti abbandonati né Santi ingioiellati con sfarzosi cortigiani. Per loro esiste solo la bellezza del puro, e un’isola di sogni e di gioie, dove immaginano di vivere.

I bambini di Ponza mi fanno nascere un’idea, su cui riflettere: e se li mettessimo ad organizzare la processione di San Silverio? E perché no, vista questa realtà, diamogli la gestione e l’organizzazione dell’isola e della precaria vita degli adulti.

Ho sentito questo dal mormorio di quei turisti, ospiti sull’isola, che insieme a me guardavano le opere dei bambini. I bambini di Ponza sono tutti dei piccoli grandi sognatori perciò sono artisti, sono pittori e poeti. Un giorno l’isola sarà abitata da loro. Proteggiamoli!

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