Sfiducia sindaco, il Pd non appoggerà la mozione. Forte: “Ecco perché dicono no”

Sfiducia sindaco, il Pd non appoggerà la mozione. Forte: “Ecco perché dicono no”

«L’amministrazione comunale di Latina si trova ancora una volta alle prese con una crisi di identità e di obiettivi. Resta negativo il giudizio sulla gestione portata avanti in questi anni dal Sindaco, anche se la sfiducia nei suoi confronti sarebbe irresponsabile da parte del Pd». 

Lo dichiara in una nota il consigliere regionale e comunale del Partito Democratico Enrico Forte, in vista della richiesta di sfiducia che l’opposizione di centrodestra potrebbe avanzare nel consiglio comunale del prossimo 2 luglio, dopo le dimissioni dell’assessore alle Attività produttive Giulia Caprì.

Enrico Forte

«La mozione di sfiducia, indipendentemente dall’esito delle prossima discussione, può aprire politicamente la strada ad una amministrazione di centrodestra, le cui  modalità non sono troppo lontane da quelle che hanno caratterizzato il recente passato. Rispetto alle polemiche che in questi giorni hanno riguardato le varie anime della minoranza, credo  che si debba parlare all’elettorato che si trova sul fronte opposto con le armi della moderazione, e non attraverso un linguaggio di demonizzazione. Con i rappresentanti del centrodestra in consiglio comunale abbiamo in questi anni condiviso battaglie comuni sul piano amministrativo nell’interesse esclusivo della città, pur nella consapevolezza che i nostri percorsi sono e restano distinti. Lo abbiamo fatto nella convinzione della serietà e del disinteresse che ha contraddistinto il loro impegno politico. I distinguo all’interno dell’opposizione in consiglio comunale sono tuttavia evidenti e sono insiti nella storia dei partiti e delle persone che li rappresentano.

Oggi il Pd deve porsi come forza propositiva e collaborativa. La Ztl, le politiche di sviluppo della marina, del commercio e in generale delle attività produttive insediate sul territorio comunale, senza parlare poi dell’immobilismo derivante dal caos urbanistico: tutto questo ha allontanato l’amministrazione dalla città. Una totale assenza di leadership  e di competenze ha creato malumori all’interno dell’apparato tecnico-burocratico, incrinando quel rapporto di fiducia che storicamente è alla base del buon funzionamento di ogni amministrazione che si rispetti. Se il sindaco è disposto a riconoscere che qualche cosa è andato storto, probabilmente la collaborazione del Pd in tutte le sue articolazioni potrà consentire a Latina di non essere commissariata e non vedere il ritorno di una destra unita e determinata. Si deve ripartire da pochi punti ma chiari, altrimenti ci aspettano mesi di trincea: la costante perdita di pezzi da parte di Lbc renderà sempre meno solidi i numeri di Coletta in aula, ragion per cui neanche il nostro buon senso servirà a qualcosa.Le critiche possono essere molte, al pari di quelle che potrebbero essere rivolte ad un partito democratico non più influente a livello provinciale, ma che può contare su una forte connessione con la Regione Lazio i cui rappresentanti sul territorio si stanno sforzando di non fare perdere opportunità alla provincia ed al capoluogo in particolare. Ma questo non basta: Coletta può decidere con serenità che strada percorrer, ma ha l’onere di decidere in che modo. Allargare il campo scegliendo a piacere i propri interlocutori è un altro errore che non può permettersi: il ‘divide et impera’ non può essere contemplato in questo panorama di enormi difficoltà, anche interne ad LBC. Coletta può dare una prova di maturità, mentre il Pd può solo essere coerente ricordando che molto dell’elettorato democratico aveva creduto ad un cambiamento civico, salvo poi tornare sui propri passi oppure astenersi, senza dimenticare la condivisione del progetto di Nicola Zingaretti che, con la piattaforma ‘Piazza Grande’, ha visto LBC parte attiva nella campagna per la segreteria nazionale. Si tratta, non nascondiamolo, di elettorato del PD di fronte al quale una mozione di sfiducia risulterebbe incomprensibile».

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