Aprilia, il sindaco Terra precisa: “L’acqua deve essere pubblica”

Aprilia, il sindaco Terra precisa: “L’acqua deve essere pubblica”

Nessun passo indietro nella battaglia per la pubblicazione dell’acqua”. Il Sindaco di Aprilia, Antonio Terra, risponde in maniera netta alle accuse di un cambio di rotta rispetto ad una delle battaglie storiche intraprese dall’Amministrazione civica sin dall’inizio del suo percorso.

Il sindaco di Aprilia, Antonio Terra

“I cittadini più attenti sanno benissimo che la nostra assenza alle votazioni del bilancio di Acqualatina non rappresenta certo una novità: il Comune non partecipa proprio perché contestiamo – politicamente e giuridicamente – la nostra qualità di soci dell’azienda, a differenza degli altri Comuni. Su questo abbiamo costruito la nostra battaglia legale in tutti questi anni”.

Il Comune di Aprilia ha deciso in merito alla ripubblicazione dell’acqua già nel 2010, quando una delibera del Consiglio Comunale, appellandosi ad una precedente sentenza del Consiglio di Stato e riconoscendo il valore dell’acqua quale bene comune, decise di avviare le procedure per porre fine alla gestione privata, avviando così una lunga causa legale.

“Tutte le nostre azioni in questi anni – aggiunge il primo cittadino – sono state frutto di una strategia concordata con accuratezza con i nostri legali. Le accuse apparse sui giornali celano solo la fretta di catturare qualche plauso polemico, tradendo però la realtà dei fatti”.

L’Assemblea dei sindaci di Acqualatina, tenutasi lo scorso 7 maggio, ha approvato il bilancio consuntivo che certifica la divisione degli utili della società tra i soci (la privata Idrolatina srl e i vari Comuni della Provincia di Latina). La decisione mette la parola fine al tentativo dei Comuni di accantonare gli utili per riacquistare le quote private, una strategia avviata sei anni fa e contestata dal Comune di Aprilia sin da principio.

“La decisione varata dall’ultima Assemblea dei Sindaci – in merito alla quale, tra l’altro, Aprilia non avrebbe potuto fare la differenza – dimostra solo il bluff di una strategia sbagliata sin dall’inizio, perché basata sull’idea di acquistare un bene già nostro. Noi proseguiamo coerentemente nel percorso tracciato dalla delibera del 2010 e dal referendum nazionale del 2011”.

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