Arsenale clandestino in casa, condannata agente della polizia penitenziaria

Arsenale clandestino in casa, condannata agente della polizia penitenziaria

Tre anni di reclusione. Questa la condanna inflitta dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Pierpaolo Bortone, all’assistente capo della polizia penitenziaria Patrizia Caschera, di 56 anni, trovata lo scorso anno dalla squadra mobile con diverse armi e munizioni nascoste nella sua abitazione nella zona del Villaggio Trieste, nel capoluogo pontino.

Accolta appieno la richiesta di condanna formulata dal pm Simona Gentile al termine della sua requisitoria.

Alla 56enne, difesa dall’avvocato Oreste Palmieri, all’epoca dei fatti in servizio nel carcere di via Aspromonte, sono poi stati concessi gli arresti domiciliari.

Era il 13 luglio 2018 quando, perquisendo l’abitazione dell’assistente capo, la Mobile scovò quattro pistole e decine di proiettili di provenienza clandestina, nascosti in un armadio.

Più nello specifico: una pistola Beretta calibro 9×21, con matricola punzonata e dotata di un silenziatore, una pistola Sig Sauer calibro 9×21, un revolver Smith & Wesson calibro 45 e un altro revolver North Aerican Arms modello Mini Master calibro 22.

Gli investigatori sospettarono che la 56enne custodisse quel piccolo arsenale per conto di qualcuno e che quelle pistole potessero essere impiegate per compiere intimidazioni o rapine.

Le armi vennero quindi sequestrate e l’assistente capo messa in carcere, passando così da addetta alla vigilanza dei detenuti a detenuta.

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