«Un marchingegno diabolico». Partecipazione Attiva stronca la delibera “salva-abusivismo”

«Un marchingegno diabolico». Partecipazione Attiva stronca la delibera “salva-abusivismo”

Riceviamo e pubblichiamo da parte del movimento civico ‘Partecipazione Attiva’, coordinato da Nicola Reale:

«Lo scorso 29 marzo il Consiglio comunale di Sperlonga ha votato la deliberazione n. 5, che, se letta con attenzione, risulta essere un
marchingegno diabolico per sanare, con una sorta di condono mascherato, i moltissimi casi di abusivismo perpetrati negli anni sul territorio comunale. Lo stratagemma trovato è piuttosto complesso, ma, se il lettore avrà un po’ di pazienza, proveremo a spiegarlo. L’Amministrazione ha stilato, un Piano delle alienazioni immobiliari inserendovi tutte le costruzioni abusive oggetto di ordinanza di demolizione ma mai abbattute. In tal modo una ottantina di immobili abusivi sono stati fatti diventare patrimonio comunale, sono cioè entrate nella disponibilità del Comune.

E già qui ci sembra di individuare un primo problema. La legge non prevede, infatti, che un bene edilizio abusivo colpito da ordinanza di abbattimento non eseguita diventi a tutti gli effetti proprietà del Comune. Quel bene entra nella piena disponibilità del Comune solo in quanto il Comune è obbligato a demolirlo a spese dell’ex proprietario, oppure, eccezionalmente, a destinarlo a usi di comprovata utilità pubblica. Quindi, per la legge italiana, un immobile abusivo che è stato sottoposto a ordinanza di abbattimento non può avere altro destino che essere abbattuto, tranne casi eccezionali che la legge stessa individua espressamente. Un decreto di abbattimento, per così dire, è “per sempre”, e nessuna delibera consiliare al mondo può inventarsi un modo per evitarne l’esecuzione.

Nicola Reale

Invece, con la citata deliberazione n.5 del 23.3.2019, non solo poco più di un’ottantina di immobili abusivi sono entrati a far parte illegalmente del patrimonio comunale, ma la stessa delibera comunale prevede che essi possano poi essere venduti all’asta, concessi in locazione o affidati in concessione a privati. Il che significa che, in contrasto con la legge dello Stato, gli stessi ex proprietari abusivi potranno tranquillamente rientrare in possesso dei loro immobili che invece avrebbero dovuto essere abbattuti.

Una seconda forte perplessità deriva dal fatto che l’Amministrazione comunale di Sperlonga, nel concepire questa genialata, si è ispirata alla legge regionale n.19/2017 della Regione Campania, a firma di quel nobiluomo di Vincenzo De Luca. Ora non c’è chi non comprenda che il comune di Sperlonga debba rispondere alle normative della Regione Lazio, ma siccome la legge della Regione Lazio si attiene scrupolosamente alla legge nazionale, non restava altra possibilità che fare proprio il verbo di Vincenzo De Luca. Ma c’è di più. Anche se, per assurdo, il Comune di Sperlonga passasse, armi e bagagli, a far parte della Regione Campania, il problema non verrebbe risolto perché la legge 19/2017 è stata dichiarata incostituzionale dalla sentenza n.140/2018 della Corte Costituzionale. Tale sentenza precisa che il legislatore statale, “in considerazione della gravità del pregiudizio recato all’interesse pubblico” dagli abusi urbanistico-edilizi, ne ha imposto la rimozione, con il conseguente ripristino dell’ordinato assetto del territorio, “in modo uniforme in tutte le Regioni”. Quanto alla possibilità di locare o alienare gli immobili acquisiti al patrimonio comunale a seguito dell’inottemperanza all’ordine di demolizione – spiegano i giudici costituzionali – tale possibilità “viola il principio fondamentale della demolizione nonché quello della conservazione, in via eccezionale, e sempre che la conservazione non contrasti con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o di rispetto dell’assetto idrogeologico”. Nel caso in cui – sostiene infine la Corte Costituzionale – l’interesse pubblico alla conservazione dell’immobile abusivo venisse individuato nella locazione o nell’alienazione dell’immobile all’autore dell’abuso o all’occupante per necessità dell’abuso stesso, l’illecito urbanistico-edilizio si tradurrebbe in un vantaggio per il trasgressore.

Quindi, il Comune di Sperlonga ha deliberato sulla base di una legge dichiarata incostituzionale. Ma non abbiamo ancora parlato di un’altra furbata: l’Amministrazione comunale di Sperlonga ha pensato bene di portare i diversi milioni provenienti dal valore degli immobili illegalmente acquisiti a consolidamento del bilancio comunale, così da mettere a posto i conti piuttosto dissestati delle casse comunali. Per la qual cosa i bravi amministratori comunali devono sperare che nulla arrivi alle orecchie della Corte dei Conti, la quale, dio non voglia, potrebbe anche tirar fuori un’accusa di falso in bilancio e quindi sciogliere il consiglio comunale.

E, per finire, l’alienazione a terzi degli immobili abusivi acquisiti andrebbe a legittimare e consolidare una nuova situazione urbanistica facendo a meno, con un colpo di bacchetta magica, di approvare qualunque variante al Piano Regolatore.

Insomma, l’operazione complessiva messa in campo con la delibera consiliare n.5/19 sembrerebbe finalizzata a blindare per altri decenni il consenso di centinaia e centinaia di elettori beneficiati dalle stravaganze di questa Amministrazione. Mentre le stelle stanno a guardare».

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