Autoscuola, corruzione e truffa: poliziotto destituito

Autoscuola, corruzione e truffa: poliziotto destituito

Fuori dalla Polizia. Addio divisa. Il Capo della Polizia ha destituito dall’Amministrazione della Pubblica Sicurezza l’assistente capo Mario Pitò, ex consigliere comunale a Nettuno, ex esponente del locale Nuovo centrodestra, arrestato due anni fa con le accuse di corruzione e truffa in un’inchiesta della Procura della Repubblica di Velletri su un’autoscuola della città del Tridente gestita dallo stesso Pitò.

Secondo gli inquirenti, il poliziotto faceva ottenere la patente ai propri clienti pagando mazzette a un funzionario della Motorizzazione civile capitolina e lavorava nella sua autoscuola mentre in questura, a Latina, risultava in malattia. Un provvedimento ora confermato dal Tar.

L’inchiesta a carico del poliziotto e del funzionario della Motorizzazione, portata avanti dal sostituto procuratore della Repubblica di Velletri, Giuseppina Corinaldesi, venne avviata dopo un’intercettazione compiuta dalla squadra mobile di Latina nell’ambito dell’indagine su un tentato omicidio compiuto ai danni di una romena, il 27 maggio 2015 a Latina Scalo, per cui è stato condannato a dodici anni e mezzo di reclusione Gianfranco Simeone.

Intercettando quest’ultimo, gli investigatori scoprirono contatti tra Simeone a Pitò, poliziotto in servizio alla squadra volante e si convinsero che il poliziotto amministrasse di fatto delle autoscuole di Nettuno e Pomezia, le “Autoscuola Pitò”.

La Mobile scoprì inoltre che tali attività sarebbero state portate avanti dal collega mentre era in malattia e che lo stesso gestisse un “giro” di patenti “sporche” a Nettuno, in pratica che pagasse a un funzionario della Motorizzazione 250 euro per ogni cliente a cui voleva garantire l’abilitazione alla guida indipendentemente dalla preparazione dello stesso.

Pitò venne quindi arrestato. Un duro colpo per un poliziotto considerato un eroe, visto che nel 1996, facendo irruzione in un palazzo di via dei Panfili, a Ostia, dove un ex maresciallo dell’Esercito, Pietro Mariani, al culmine di una lite per motivi futili, aveva ucciso l’amministratore di condominio e un’inquilina, Carlo Sivici e Silvana Settimi, barricandosi poi nel suo appartamento, venne ferito da un colpo di pistola a una spalla prima che venisse colpito e ucciso l’ex maresciallo.

Il peggio per Pitò è arrivato però il 27 luglio 2017 quando il Capo della Polizia lo ha messo alla porta, contestandogli sia la condotta per cui era finito indagato dalla Procura di Velletri che il lavoro nell’autoscuola mentre in questura risultava in malattia.

Un provvedimento impugnato dal poliziotto, ma ora confermato dal Tar di Latina. Per i giudici amministrativi, “ha agito in spregio dei basilari doveri di fedeltà, correttezza e trasparenza, violando i valori, anche etici, che sono elementi basilari tra pubblico ufficiale e amministrazione di appartenenza”.

You must be logged in to post a comment Login

h24Social
.uffa { text-align: center; } .inner { display:inline-block; }