Arrestato per le botte all’ex, il nipote del boss in “tandem” col penalista presidente del consiglio

Un incarico professionale rispedito al mittente per motivi di «opportunità politica», come spiegato dal sindaco

Arrestato per le botte all’ex, il nipote del boss in “tandem” col penalista presidente del consiglio

(Nell’immagine, Di Gabriele e il sindaco Villa nell’aula consiliare)

Il nipote del boss si reca in Commissariato perché colpito da un mandato d’arresto dopo aver spedito all’ospedale l’ex compagna, aggredita in un ristorante, e ad accompagnarlo in qualità di legale, seppure senza accettare a margine l’incarico, c’è il presidente del consiglio comunale della sua città. Un professionista esponente di un’amministrazione civica, quella di Formia, che della lotta alla criminalità organizzata e alle illegalità in genere ha fatto un leitmotiv, usandola come discriminante l’ultima volta proprio nelle scorse settimane, in occasione dell’ultima seduta della Commissione regionale antimafia.

Protagonisti, ognuno a suo modo, Gustavo Bardellino, nipote pregiudicato di Antonio, ritenuto il fondatore del clan dei Casalesi, e Pasquale Di Gabriele, avvocato. Ma come anticipato non solo, dato che dalla scorsa estate in seno all’amministrazione del sindaco Paola Villa presiede l’organo di indirizzo e controllo politico-amministrativo del Comune. Ruolo che, agli occhi del classico uomo della strada, per il Di Gabriele politico stride non poco di fronte a determinate situazioni in cui si è in un modo o nell’altro ritrovato il Di Gabriele avvocato. Il “tandem” col nipote del boss, appunto. Che da passaggio professionale si è fatto cronaca politica. Ma cos’è successo? E, se proprio nulla è accaduto, di cosa si sta parlando?

Pasquale Di Gabriele

Innanzitutto, alcune importanti sottolineature: non ci sono illegalità o incompatibilità di sorta, e nel procedimento in questione Di Gabriele non risulta l’avvocato dell’arrestato, che da par suo non è mai stato invischiato in reati di mafia essendo noto alle forze dell’ordine “solo” per segnalazioni per reati contro il patrimonio e contro la persona. Eppure, la sostanza a livello politico non sembra cambiare di molto. Per l’importanza di certi cognomi nell’olimpo camorristico, peso di cui Gustavo Bardellino è sicuramente vittima suo malgrado ma che è difficile possa passare inosservato, soprattutto in quel di Formia, dove a suo tempo i Bardellino ripararono per sfuggire alla vendetta dei clan rivali. Per l’essenza di certi reati contestati, nel caso specifico aver spedito in ospedale con una prognosi di 40 giorni una donna, l’ex fidanzata, messa ko con un pugno all’interno di un ristorante del centro con tanto di presunto aut aut: «Te ne devi andare da Formia». Infine, per l’incarico pubblico dell’avvocato Di Gabriele. Che un qualche ruolo deve pur averlo avuto, in occasione dell’ultimo inciampo con la legge del 39enne nipote del boss: lo ha assistito al momento dell’arresto per l’aggressione all’ex. Ed è tutto qui il nodo politico della questione.

Martedì, Di Gabriele ha presenziato alla sua sottoposizione alla misura dei domiciliari per il reato di stalking. Ha assistito insomma Bardellino junior nelle varie fasi inerenti la notifica del provvedimento disposto dall’autorità giudiziaria. Sono andati presso il Commissariato locale insieme, e da lì espletate le formalità di rito sono usciti in coppia. Di Gabriele era presente pure alla precedente perquisizione domiciliare, come da verbali. Un dato di fatto, a dispetto del nome in seguito formalizzato quale legale di Gustavo Bardellino, quello di un avvocato d’ufficio. Viene da immaginarselo, il 39enne arrestato: reso edotto del provvedimento restrittivo appena destinatogli, eccolo contattare in fretta e furia Di Gabriele. Magari una scelta frutto dell’improvvisazione. Oppure, semplicemente, una mossa dovuta alla vicinanza dell’abitazione di Bardellino allo studio del professionista. O ancora a rapporti precedenti rispetto l’incarico politico dell’altro. Al momento non è dato sapere. Pur propendendo, per quel poco che possa pesare, per la terza ipotesi, essendo stato Di Gabriele il legale di fiducia di Gustavo Bardellino in altre due occasioni, negli anni scorsi. In apparenza ad ogni modo una strana coppia se incrociata al giorno d’oggi, tenendo presente l’attuale ruolo istituzionale dell’avvocato, tra i perni dell’amministrazione civica anti-illegalità.

Interpellato telefonicamente da h4notizie riguardo il “tandem” lampo di martedì scorso, seguito dalla mancata accettazione dell’incarico, Di Gabriele si è limitato a dire di non essere il difensore di Gustavo Bardellino e di non occuparsi del caso, non rilasciando ulteriori dichiarazioni «per motivi d’opportunità e per evitare strumentalizzazioni».

Dura e piena d’insidie, del resto, la vita di chi deve dividersi tra le aule di tribunale e quella dell’assise cittadina. E a Formia ne sa qualcosa Pasquale Cardillo Cupo. Avvocato e politico pure lui, oggi tra i banchi dell’opposizione in passato tra quelli della maggioranza targata Sandro Bartolomeo: sindaco che nel 2011, nel bel mezzo di un consiglio comunale, attaccò l’allora assessore Cardillo Cupo in quanto politico e difensore dei Bardellino in un’indagine per mafia. L’avvocato specificò di svolgere solo il suo lavoro di penalista, senza per questo gettare ombre sul suo ruolo in Comune. Poi chiese a Bartolomeo, poi finito a processo con le accuse di ingiuria e diffamazione, un risarcimento da 100mila euro, salvo chiarire col suo accusatore a distanza di anni, facendo retromarcia dopo aver sotterrato l’ascia di guerra.

Visto il precedente specifico, non poteva mancare una chiamata allo stesso Cardillo Cupo: «È una vicenda che non mi appassiona in alcun modo, semmai è un problema per chi si è sciacquato la bocca con stupide ed infamanti denigrazioni», dice ad h24notizie con evidente riferimento alla vecchia querelle che lo toccò. «Gli avvocati diritto, etica e moralità la insegnano e non se la fanno insegnare da nessuno. Piena solidarietà al collega, professionista serio e persona degna della massima stima. Da avvocato mi auguro continui a svolgere una delle professioni più antiche e prestigiose della storia senza alcun becero condizionamento, ma queste sono valutazioni che competono solo ed esclusivamente al mio amico ancor prima che collega, peraltro ottimo presidente del consiglio. Anzi, spero che davanti a questi barbari attacchi alla dignità degli avvocati intervengano anche le camere penali».

Mano tesa al collega “nemico” politico, dunque. Ma anche un cenno ad alcuni «attacchi». Quali? Probabilmente quelli che tra i corridoi del Municipio si sussurra abbiano investito Di Gabriele nell’ambito della sua stessa maggioranza, prima che facesse un passo indietro lavorativo sull’assistenza legale al nipote del boss. Frizioni di cui i beninformati si dicono certi, smentite però dal sindaco Paola Villa: «Non c’è stato alcun tipo di tensione tra me e Di Gabriele. Assolutamente, non abbiamo alzato la voce o altro. Poi chi mi conosce sa bene che ho un tono alto anche nella normalità e come carattere assomiglio al già sindaco Michele Forte. Ho un brutto carattere, tutti lo dicono, potete anche scriverlo». Confermato in toto, invece, il fatto che si siano visti e confrontati sul tema: «In quest’ultimo periodo passa qui spesso per scadenze amministrative, abbiamo affrontato l’argomento, ma ribadisco di non aver respirato aria di tensione».

In relazione alla vicenda nello specifico, la Villa è chiara: «Ovviamente il sindaco risponde in primis di se stesso, sono io che devo dare l’esempio e non posso entrare nella vita personale degli altri. Detto questo, ho molta fiducia nel comportamento di tutti. Fermo restando che la difesa è un diritto di ognuno, il fatto stesso che il presidente del consiglio non abbia accettato l’incarico professionale penso sia segno di una valutazione sulla sua opportunità politica. Non si parla di una delibera o di una determina, ma di opportunità politica. E quando si fa politica bisogna capire che ci sono determinati comportamenti, atteggiamenti, tipologie di incarichi professionali di cui bisogna parlare per bene. Dall’avvocato ad esempio all’ingegnere. La politica la scegli, e per una questione di rappresentatività istituzionale ci sono onori e oneri. Nessuno dei miei assessori o consiglieri ha avuto la pistola alla tempia, hanno scelto con estrema libertà di candidarsi con la sottoscritta. E si sapeva che fare politica con me è molto complicato, con quale tipo di amministrazione si stava andando a lavorare». In sostanza pur nella sua autonomia «una scelta dovuta», dice quindi il sindaco, la rinuncia all’incarico lavorativo da parte del penalista e presidente dell’assise formiana. E un possibile caso politico a quanto pare morto sul nascere.

You must be logged in to post a comment Login

h24Social