Tragedia sull’Epitaffio, assoluzione annullata: processo da rifare

Tragedia sull’Epitaffio, assoluzione annullata: processo da rifare

Tutto da rifare il processo per la tragedia della strada in cui perse la vita Triestino Baggiossi, un 34enne di Latina Scalo. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza con cui era stata assolta l’automobilista Valentina Ortombina, 25enne all’epoca dei fatti, e disposto un nuovo giudizio in Corte d’Appello.

Il drammatico incidente si verificò il 3 febbraio 2008 su via Epitaffio, a Latina.

Ortombina, giovane latinense, alla guida di una Daewoo Matiz, viaggiava in direzione Appia. A un tratto, in base a quanto ricostruito dagli investigatori, una Fiat Punto bianca che procedeva in senso opposto si mise in sorpasso.

La 25enne, per schivare quell’auto, perse il controllo della Matiz e si schiantò contro l’auto di Baggiossi. Un impatto devastante, che non lasciò scampo al 34enne.

Avendo proseguito la Fiat Punto la sua corsa e non essendo mai stato identificato il conducente, a giudizio finì così Ortombina, accusata di omicidio colposo, avendo percorso via Epitaffio a una velocità superiore a quella consentita, secondo gli inquirenti a 84 km/h lungo un rettilineo in cui il limite è di 60 km/h.

La giovane, il 16 febbraio 2015, venne quindi condannata dal Tribunale di Latina a quattro mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, a risarcire le parti civili, ovvero la madre, la sorella e la fidanzata della vittima, e a pagare loro una provvisionale di 80mila euro.

Una sentenza ribaltata però il 21 marzo dell’anno scorso dalla Corte d’Appello di Roma, ritenendo che il dramma fosse stato causato dall’auto pirata e che l’alta velocità non abbia inciso sulla tragedia. Ortombina è stata così assolta perché il fatto non sussiste e le statuizioni civili sono state revocate.

Ma la sentenza è stata impugnata dal procuratore generale presso la Corte d’Appello e dalle parti civili e ora è stata annullata dalla Corte di Cassazione, che ha disposto un nuovo processo.

Per la Suprema Corte, i giudici di secondo grado non avrebbero considerato che l’imputata non solo avrebbe superato il limite di velocità, ma lo avrebbe fatto in orario notturno, in una zona priva di illuminazione e con il fondo stradale bagnato, tutti particolari che imponevano di moderare ulteriormente l’andatura.

Le motivazioni della sentenza di assoluzione sono state ritenute carenti e contraddittorie.

Occorrerà un nuovo giudizio e dunque occorrerà attendere ancora, a undici anni di distanza dai fatti, per avere una verità giudiziaria.

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