Sedicenne uccisa dall’eroina, i genitori si oppongono all’archiviazione

Sedicenne uccisa dall’eroina, i genitori si oppongono all’archiviazione

Sono quattro anni che i genitori di Arianna Erika Briasco chiedono giustizia. Lo hanno fatto quando la figlia era ancora in vita, denunciando l’uomo che ritengono l’abbia portata nel tunnel della droga, e con forza hanno continuato a farlo dopo quel 24 luglio 2015, quando la sedicenne di Latina è morta per overdose nel bagno di casa. Una battaglia che Barbara Votta e Pier Agostino Briasco stanno ora facendo anche davanti a un atto che ritengono allontani per sempre la verità sulla tragedia della ragazzina.

La Procura della Repubblica di Ancona ha infatti chiesto l’archiviazione delle indagini sulla comunità di Fabriano dove la minorenne, fino a poco tempo prima del dramma, era stata ospite e che i familiari ritengono sia stato il luogo dove, anziché aiutare la sedicenne a uscire dalla dipendenza dai derivati della cannabis e ad abbandonare l’uso occasionale di cocaina e altre droghe sintetiche, sarebbe stata iniziata all’eroina. A quelle droghe pesanti che l’hanno uccisa.

I genitori di Arianna, tramite gli avvocati Luca Giudetti e Pierluigi Angeloni, si sono così opposti all’archiviazione e a decidere ora sarà il gip del Tribunale di Ancona.

L’inchiesta riguarda una comunità di Fabriano, inserita in una rete di centri analoghi aperti in tutto il mondo, dove viene seguito un programma di riabilitazione messo a punto dal movimento religioso Scientology.

Dopo la morte della minore, le indagini portate avanti dalla Procura della Repubblica di Latina avrebbero fatto emergere che in quella struttura la ragazzina era entrata in contatto con alcuni ospiti vittime di forti forme di dipendenza da eroina e uno di loro, facendo provare tale droga ad Arianna, le avrebbe iniettato in vena la sostanza stupefacente. In un centro di recupero la minorenne sarebbe così passata dagli spinelli a bucarsi.

Tanto che l’uomo che l’avrebbe avviata all’uso dell’eroina e uno dei quattro rinviati a giudizio per aver ceduto alla sedicenne tale droga. Un processo in corso davanti al Tribunale di Latina, che riprenderà a metà maggio.

Una tra le persone più vicine alla minore ha inoltre riferito agli inquirenti che Arianna le aveva confidato che la droga entrava e usciva liberamente dalla comunità.

Inoltre è emerso che a Fabriano la sedicenne viveva in uno stato di promiscuità, dividendo il letto con un uomo molto più grande di lei e tossicodipendente da eroina.

I carabinieri del Nas di Ancona, infine, appurato che nel 2013 la Regione aveva espresso parere contrario all’apertura della comunità a Fabriano e che il Comune aveva negato l’autorizzazione, avevano chiesto allo stesso Comune di chiudere la struttura che esercitava abusivamente.

Tutti aspetti, però, che stando alla richiesta di archiviazione non sarebbero stati presi in considerazione dalla Procura.

Il pm ha sostenuto che nell’esposto presentato dalla mamma di Arianna veniva denunciato il fatto che la figlia sarebbe stata sottoposta a trattamenti sanitari da parte di personale non abilitato. Non essendo emerso dagli accertamenti disposti che la sedicenne era stata sottoposta a tali trattamenti, il magistrato ha così chiesto di archiviare il procedimento, ritenendo la notizia di reato infondata. Nessun cenno al resto.

Considerando invece tutti gli altri elementi di notevole importanza e alla base del dramma, i familiari hanno così chiesto al gip di ordinare alla Procura di mandare a processo il responsabile della comunità o di disporre nuove indagini.

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