Terreni agricoli di Angelo Bardellino, la Cassazione conferma la confisca

Terreni agricoli di Angelo Bardellino, la Cassazione conferma la confisca

Una conferma, l’ennesima e forse quella definitiva, della confisca dei terreni di Angelo Bardellino è arrivata dalla Corte di Cassazione.

Gli ermellini hanno dichiarato inammissibile il ricorso con cui il 46enne, originario di San Cipriano d’Aversa e da una vita a Formia insieme ai suoi familiari, nipote del fondatore del Clan dei Casalesi, aveva chiesto la revoca della misura di prevenzione.

Sono trascorsi quasi quattordici anni dalla confisca dei beni dei Bardellino, perché ritenuti frutto di attività illecite, disposta dal Tribunale di Latina e undici anni da quando quel provvedimento è diventato definitivo.

Angelo Bardellino, già coinvolto tra le varie indagini in quella nota come Formia Connection, relativa alle estorsioni a una coop che lavorava per il Comune, non si è però mai arreso e ha cercato di recuperare almeno parte del patrimonio.

Aveva così chiesto al Tribunale di Latina di revocare la confisca di alcuni terreni agricoli a Formia che erano nella sua disponibilità, precisando che l’Agenzia delle entrate gli aveva chiesto di restituire 150mila euro relativi a dei contributi regionali e a dei rimborsi Iva che aveva percepito e che, visto che con quel denaro aveva acquistato quegli immobili, non potevano essere ritenuti un acquisto compiuto con denaro accumulato in maniera illecita.

Si trattava insomma di beni acquistati con contributi pubblici e rimborsi di imposte “indebitamente percepiti”, ma pur sempre con denaro pulito.

In pratica lo Stato ha dato dei contributi e dei rimborsi a Bardellino nonostante quest’ultimo non ne avesse diritto e, avendo fatto con quei soldi shopping immobiliare, visto che si tratta comunque di denaro proveniente dalle casse pubbliche e non dalla malavita, Bardellino ritiene di aver diritto alla restituzione dei terreni a lui confiscati.

Una richiesta respinta dal Tribunale di Latina il 9 giugno 2017 e poi dalla Corte d’Appello di Roma l’8 marzo 2018, che ha dichiarato con un’ordinanza della sezione misure di prevenzione inammissibile l’appello avverso l’ordinanza dell’ufficio giudiziario pontino.

Battendo sul tasto dell’errore giudiziario e su quello dell’acquisto con risorse lecite, Bardellino ha quindi fatto ricorso in Cassazione, dove il procuratore generale Roberto Aniello è apparso convinto della bontà di certe tesi, chiedendo l’annullamento del provvedimento impugnato e il rinvio del caso ai giudici di secondo grado.

Gli ermellini invece hanno dichiarato il ricorso inammissibile, rendendo così definitivo il no alla restituzione dei terreni agricoli e condannando il 46enne anche a versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.

Per la Cassazione la richiesta di Bardellino è di una “manifesta infondatezza”.

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