L’olivicoltura freno contro il devastante degrado territoriale

L’olivicoltura freno contro il devastante degrado territoriale

Nonostante la negatività del raccolto che si è registrato nella stagione olivicola in corso, la valenza del comparto è stata magnificata sotto altri aspetti. Tra questi ci hanno colpito alcune considerazioni colte, anche se in maniera informale, all’indomani del convegno “L’Olio delle Colline”, tenutosi il 9 e il 10 febbraio a Palazzo “Emme” a Latina. Un paio ci sono giunte dalle sottolineature evidenziate da Cosimo Di Russo, imprenditore del settore, il quale ha contribuito a promuovere la qualità e il nome dell’oliva “cultivar itrana” in tutto il mondo, alla luce anche del composito spazio territoriale sul quale va a insistere la sua azione produttiva, che ormai si estende su gran parte della superficie agricola del Golfo. Secondo Di Russo, che riporta, in questo caso, riflessioni che si colgono anche dialogando con altri produttori, l’attività dell’olivicoltura rappresenta tra le altre cose un valido deterrente contro il degrado del territorio. Basti pensare all’immane devastazione che hanno fatto registrare gli spaventosi roghi boschivi negli ultimi anni e l’innegabile inversione di tendenza che si sta registrando con il “recupero” alla coltura dell’olivo di molti terreni fino a poco tempo fa abbandoni all’abbandono totale. La pulizia di questi ultimi e una razionale manutenzione delle proprietà strappate ai devastanti roveti sono un sicuro ostacolo all’avanzata del fuoco doloso che ha caratterizzato il fenomeno in terra pontina. Se poi si pensa alla tracciabilità del prodotto ottenuto, come non tener conto del ritorno alla genuinità dell’olio extravergine quale freno all’invasione dei prodotti “di derivazione non sempre chiara” che invadono il mercato italiano e che non vengono ottenuti seguendo l’ecologica e ortodossa procedura prevista dal suo particolare protocollo? Ecco allora che, come ribadisce Di Russo, evitando antistorici campanilismi, l’occasione del convegno latinense è servita a far ancor più comprendere come questo impegno comune, oltre a tutelare la qualità e, di conseguenza, il nome dell’olio di oliva ottenuto con il prodotto pontino e, comunque, italiano, serve a favorire il collettivo impegno comune per la effettiva ripresa di una sana olivicoltura che fa bene a tavola e anche lontano dai siti di ristorazione.

A PAGINA 2 – I PREMIATI NELL’AMBITO DEL CONCORSO

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