Arrestato e alla fine scagionato e pure risarcito, il caso Altomare

Arrestato e alla fine scagionato e pure risarcito, il caso Altomare

Arrestato, poi ritenuto innocente e ora anche risarcito. Un vero e proprio caso quello di Natan Altomare, il professionista di Latina finito in carcere nel 2015 nell’ambito dell’inchiesta Don’t touch e che ha poi visto subito demolire dal Tribunale del Riesame le accuse mosse nei suoi confronti.

Il 42enne di Latina era stato arrestato con l’accusa di aver cercato di estorcere denaro al titolare della società di riabilitazione “Progetto Amico”, Fabio Menna, e di essere a capo di un’associazione per delinquere impegnata nel razziare ville, tra cui quella dell’ex deputato Pasquale Maietta.

Dopo essere stato liberato dal Riesame, Altomare dichiarò in conferenza stampa che l’accusa di tentata estorsione era “una calunnia”. Sulla vicenda dei furti specificò invece che si era trattato di un equivoco, avendo venduto a dei romeni la Bmw X5 che gli stessi avevano poi utilizzato per colpire nelle ville.

“Chiedo di essere riabilitato. Ho sbagliato, per essere stato superficiale, ma da qui a commettere reati ce ne passa. Ora mi hanno anche licenziato e sono senza un lavoro”, aveva dichiarato.

Il Riesame, nell’ordinanza con cui aveva annullato la misura cautelare per il professionista, aveva poi evidenziato che contro di lui non ci erano neppure gli indizi.

Gli elementi che avevano portato all’arresto non erano stati ritenuti “in grado di fornire la prova, seppure a livello indiziario, della partecipazione di Natan Altomare all’associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di furti”. “Il gip – avevano sostenuto i giudici del Tribunale della libertà – considera Altomare quale promotore e organizzatore di detta associazione, con il compito di indicare agli accoliti gli obiettivi da colpire. Le emergenze investigative non consentono di ritenere provato detto ruolo; le intercettazioni richiamate sono elementi troppo labili per supportare l’accusa”.

E sulla tentata estorsione avevano evidenziato che l’indagato non “pronuncia espressioni minacciose nei confronti di Menna” e mai lo stesso “riceve minacce da Tuma e Di Silvio”.

Secondo i giudici, “gli elementi investigativi raccolti non sono tali allo stato da giustificare il compendio indiziario grave nei confronti di Altomare”. Infine: “La lacunosità su alcuni aspetti della vicenda e la estrema genericità dei dati investigativi non consente di ritenere provata, sotto il profilo indiziario, l’accusa”.

Alla luce anche delle diverse testimonianze raccolte a favore dell’indagato, l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo aveva quindi chiesto alla Procura di Latina l’archiviazione del procedimento.

Una richiesta poi effettuata dai pm Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro, a cui si era però opposto Menna e che aveva portato il gip a disporre altre indagini.

Sentiti altri dodici testimoni e continuando a non emergere elementi in grado di ritenere il professionista colpevole, il pm De Lazzaro ha così ora chiesto nuovamente l’archiviazione.

Un passaggio che sembra mettere la parola fine alla vicenda sul fronte penale.

Altomare, però, ha intanto ottenuto un pronunciamento favorevole anche in sede civile.

Per quanto riguarda il denaro che era stato accusato voler estorcere a Menna, il Tribunale ha infatti ritenuto che in realtà si trattasse di somme dovute al professionista per il lavoro svolto alla “Progetto Amico”.

Nell’attesa di definire l’intera vicenda, avendo Altomare reclamato anche i contributi previdenziali che non gli sarebbero stati versati, il giudice Simona Marotta, accogliendo la richiesta dell’avvocato Massimo D’Ambrosio, ha così dichiarato provvisoriamente esecutivo il decreto ingiuntivo che impone alla “Progetto Amico” di iniziare a pagare il professionista.

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