Affaire Midal, definitivo il fallimento della società “Le Botteghe”

La Corte di Cassazione

Confermato in via definitiva il fallimento della società Le Botteghe, l’azienda che doveva salvare i supermercati dopo la crisi in cui era piombata la Midal e che secondo gli inquirenti sarebbe invece stata parte dello stesso disegno bancarottiero portato avanti da quello che era un colosso della distribuzione alimentare tra le province di Latina, Frosinone e Roma.

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della srl amministrata dall’imprenditore Gianni Moneti, avallando così la scelta fatta il 13 dicembre del 2012 dal Tribunale di Latina e poi confermata il 19 luglio 2013 dalla Corte d’Appello di Roma di staccare la spina alla società.


Quando nel 2011 esplose la crisi della Midal e i tanti supermercati gestiti dall’azienda iniziarono a svuotarsi, Le Botteghe si presentò come l’arca su cui far salire lavoratori e attività commerciali, facendo riaprire i battenti alle rivendite grazie a un fitto di ramo d’azienda.

Mesi caldi in terra pontina e non solo, con protagonisti di quello che appariva un miracolo gli imprenditori Moneti, di Frosinone, e Paolo Tintisona, di Cisterna.

Mentre la Guardia di finanza indagava sulla Midal, convincendosi alla fine che più che di una società in crisi si trattasse di una colossale operazione di bancarotta, pian piano dei dubbi agli investigatori vennero anche su “Le Botteghe”. E su richiesta dei curatori fallimentari proprio della Midal il Tribunale dichiarò il fallimento anche dell’azienda di Moneti.

Società partecipi appunto di un unico progetto bancarottiero. Tale tesi è stata però contestata con forza sul fronte penale e fallimentare da Moneti, che vede ora sfumare le ultime speranze davanti alla sentenza della Cassazione.

L’imprenditore di Frosinone aveva sostenuto di essere estraneo a episodi di bancarotta e che la sua società era stata fatta fallire nonostante fosse in salute, sostenendo infine, dopo gli arresti per lo scandalo della sezione fallimentare del Tribunale di Latina, di essere una delle vittime del cosiddetto sistema Lollo.

Le argomentazioni dell’amministratore de “Le Botteghe” non hanno però convinto i giudici. E la Suprema Corte ha bollato i motivi del ricorso in parte come infondati e in altra parte come inammissibili.

L’esame compiuto dalla Corte d’Appello, secondo gli ermellini, è stato completo e la dichiarazione di fallimento necessaria, in quanto la società “doveva considerarsi strutturalmente inidonea a produrre profitti e concepita anzi in modo tale da risultare costantemente o prevalentemente in perdita”. Game over.