Omicidio nel centro ippico, operaio condannato a 16 anni di carcere

Armando Martufi

Quello di Armando Martufi fu un omicidio volontario. Con questa accusa, avallando l’ipotesi degli inquirenti, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, ha condannato a sedici anni di reclusione l’operaio che aggredì il gestore del centro ippico in località Fontana del Prato, a Cori, deceduto dopo un mese e mezzo d’agonia.

Tra il gestore del maneggio e l’operaio indiano Gabbar Singh, 36 anni, vi sarebbero stati dei dissapori per del denaro che lo straniero reclamava dalla vittima.


Il 31 gennaio 2017, nel corso di un litigio, l’imputato aggredì quindi Martufi all’interno del centro ippico, colpendolo ferocemente alla testa con una forca, per poi darsi alla fuga.

La vittima, 55 anni, trovata nel centro ippico priva di conoscenza, venne trasportata in gravissime condizioni all’ospedale “Goretti” di Latina, dove venne ricoverata in rianimazione e dove dopo un mese e mezzo, senza mai uscire dal coma, spirò.

I carabinieri rintracciarono e arrestarono l’operaio indiano nel giro di ventiquattro ore.

Si era spostato prima a Sermoneta e poi ad Aprilia, dove venne bloccato.

Si giustificò dicendo che non gli era stata data la paga per tre mesi di lavoro e che per quei soldi aveva discusso con Martufi.

Il pm Giuseppe Bontempo aveva chiesto per l’imputato una condanna a diciotto anni di reclusione.

Una richiesta caldeggiata dai legali di parte civile, Emanuele Vari e Amleto Coronella, e contrastata dal difensore del 36enne, l’avvocato Maria Teresa Fiore.

Il giudice Castiota ha condannato l’operaio, accusato di omicidio volontario e rapina aggravata, a sedici anni di reclusione e a risarcire le parti civili.

Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro novanta giorni.